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LE RIVOLUZIONI
TEATRO MUSICALE
ITALIANO
DALLA SUA ORIGINE FINO AL PRESENTE
O V £ 3. A
pi STEFANO ARTEAGA
MADRIQENSE
T O M O - S E C P N DO.
#
*!X *•* S*
BOLOGNA MDCCLXXXV.
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Per la Stamperìa di Carlo Trenti all' Infegna
di Sant' Antonio .
Con licenza de* Superiori i
Library, Univ. of
borili Carolina v
di NOBILE , ED ECCELSO SIGNORE
IL SIGNOR SENATORE
CO.CARLO CAPRAR A
N libro, in cui fì
parla delle belle arti 3 e
di quella particolarmen-
I $ te
ci
VI
te, che per la via dell*
udito pafsa nelP anima
per fignoreggiarne tutte
le fue potenze , deve ef-
fere,o SIGNORE, un
libro per VOI àccettiffi-
mo . Con quefta lufinga
afferro l'odcafìonedi pub-
blicare il fecondo Tomo
fopra le Rivoluzioni del
TEATRO MUSICALE JTALIA*-
ko, per umiliarvelo. Que-
llo fpontaneo atto di of-
fequio , non vogliate cre-
der-
VII
de rio figlio fbltanto dei
mio rifpett® ijfl credetelo
più ancora del genio , che
mi porta invincibilmente
ad amarvi é u €
In lin fecolo i in cui i
Grandi hanno Obliato di
efTere i protettóri degli
ingegnj ; irì un fècólo 3 in
cui fi preferifcè Urta tur-
ba di vili buffoni , ài Jet-
■
terati più infigni ^negletti
Tempre •, e fpeflb oltrag-
giati ; in un fècolo , in cui
* 4 re-
Vili
regnano defpotiche l'igno-
ranza in feno del fafto,
l'avarizia, che non co-
nofce umanità, F egoif-
mo il più fiftcmato; non
deve forfè rapire a fé
tutti i cuori un giovine
Cavaliere, che fi moftra
fplendido , e generofo con
quanti hanno la fortuna
di fervido,- che offre ai
pubblico piacere dei fuoi
concittadini , fenza odio-
fe diftinzioni di grado ,
ma-
magnifiche fefte ; che
tratta infine i varj ceti
delle perfone con eguale
affabilità , fenz' ombra
ii quel!' infoiente alte-
rigia, che gli infenfati
chiamano gravità , e de-
oro ? Avete protetti al-
cuni giovini poeti , non
già con una Aerile appro-
vazione j e con infignifi-
canti commendatizie , ma
con queir oro, fenza di
cui le Mufe fi riducono
a Ufi
X
a un vergognofo filen-
zio.
Eccovi ì o SIGNORE Jt
anche in buon numera fai
ragioni badanti a provarmi
re a che il mio cuore élla
lincerò. Se volerli eguale
mente giilftificare la m\$f
fcelta con la Nobiltà de h
voftri natali ; un lungci
ordine di illuftri Ante-
nati potrebbe atteftare ir
mio favore. MONTE-
CUCCOLI folo è ur
I
1
ne
!'(
i
Eròe
lì-
XI
Eròe, che onora Italia
:utta non che la voftra
Famiglia* Ma a che fchie-
rcrare a battaglione le im-
a-nagini ftimofe degli Avi ?
èBartano Ì pregi voftri .
I-L* imbecille in feno di una
iagrandezza non Tua , ri-
eìipete balbettando i nomi
mìì coloro , che formaro-
:e-00 il luftro di Nipoti de-
generi . Al contrario le
E-voftre qualità perfonali vi
inlaljlcurano deir amore 5 e
del-
XII
delia ftima di quanti han-
no il bene di conofcervi,]D
e di proteftarfi come io
faccio voftro
)t
Vino Dino Servo
Cario Trenti*
ta-
i
XIII
TAVOLA
Dei Capitoli contenuti nel fecondo
Volume .
CAPITOLO PRIMO;
decadenza attuale dell' Opera Italiana •
Caufe generali di ejfa . Paralello della
poesìa , e mujica moderne con quel-
le dei Greci . Motivi della perfe-
zione degli antichi , e inconvenienti
intrinfeci del noflro ftftema mujìca-
le. Pag. i.
CAPITOLO SECONDO.
laufi particolari della decadenza attua-
le dell9 Opera. Mancanza di flofofla
nei competitori . Difetti nella compo-
fizione . Eccezioni individuali di que-
fta regola . p. 42
CA«
XIV
CAPITOLO TERZO.
Seconda caufa / Vanita 9 ed ignoranz
dei cantori . Analiji al canto moder
no . Rtflejjioni fu i giudi zj popolari
e fu la varietà dei gujli mujìa
h\ f, f
CAPITOLO QJJARTO.
Terza caufa : Abbandono quafi tota
della poesìa muftcale . Efame de9 pi
rinomati poeti drammatico- lirici dt
pò il Metaflajio ; Stato dell' Qpe
buffa. p. 14J
CAPITOLO QUINTO.
Ragionamento fopra il Ballo pan temi mi e
Della fua applicazione al Teatro .
convenga 9 o nò , bandirlo dal mei
dramma. p. i$
•
iiit D. ThiU M. Tofelli Clericus Regularis
SanSi Vanii, & in Ecclefia Metropolitana
Bortoni* Voenitentiarius prò £minentiflìmo3
& Reverendi jjìmo , Domino D, .Andrea Card»
Joannetto Ordinis Sanfti Bepedifti Congrega
Camaldulenfis , Urchiepifcopo Bonomo, , &
s* H. I. Vrincipe*
Die tj. *4ugufti 1784*
Imprimatur*
Fr. Moyfius Maria Ceruti Vkarìm Generalis
Sanfìi Officii Bononi* •
* • m
m ■
m
m
DELLE RIVOLUZIONI
DEL TEATRO MUSICALE
ITALIANO
TOMO SECONDO.
CAPITOLO PRIMO.
Decadenza attuale d IV Opera Italiana,,
Caufe generali di ejja . Paralello della
foefìa e mujtsa moderne con quelle dei
Greci . Motivi della perfizion degli Anti~
chi) e inconvenienti intrinfeci del noftro
Jlfiema muficale .
MA le cofe umane non poflbno rimaner
lungo tempo nel medefirao grado . So-
migliante alla curva , che deferivono nel-
la immenfità dello fpazio i Pianeti dintorno al
corpo , che ferve ad elfi di centro , la carriera
delle Arti ha un' origine , un accrefeimento , ed
una decadenza inalterabile e certa , come fono le
rivoluzioni degli Aftri . Non fi maravigli adunque
A il
3.
il lettore fé nel dipigner , che farò , Io flato at^ g(i
tuale dell* Opera più non udrà rifuonar que' gran
nomi, che tanto fplendore alla nazion loro reca-j^j
rono , fé troverà le molteplici parti , che concor-, ^
rono a formar il dramma tutte per 1' addietro
un foi fine dirette languir in oggi feparate , e
difciolte, fé vedrà finalmente rapirli dalle altre
nazioni qualche ramo del fortunato alloro , che
pareva desinato dal cielo a crefcere ed alliginare
foltanto fui terreno privilegiato della Italia. Si ^
dovrà bensì maravigliare onde avvenga , che in
tanta luce di gloria , come abbiamo veduto ba
lenare finora , con numero sì grande di mufic
pregiatiffìmi , e con tal fervore , ed entufiafmo ac
cefo per coltivare le feienze armoniche , pur tutta
via la mufica non abbia in Italia prodotta la me
noma particella degli ftupendi prodigi , che prò
duceva in Grecia l' antica . La qual meraviglia
tanto dee crefcere maggiormente quanto che U
sfoggiata ricchezza delia noftra colla povertà para
gonata di quella dovea renderci fuperiori in cota
genere. A tutti feioglierne i dubbj paratamente j
e a metter chi legge in iftato di giudicare deli
decadenza attuale del melodramma , d' uopo è fer
rnarfi alquanto intorno alle caufe generali di efìfl
per difeender pofeia a delle particolarità più in
ter elianti .
Bifogna richiamar in mente ciò che abbians
detto in altro luogo , cioè , che nel riforgimentCj
delle
ameni
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(elle lettere in Italia , eome in tutta Europa , le
ielle arti non furono che un prodotto della imita-
;ion degli Antichi . Ciò fi vede nell* origine della
ragedia , e della commedia , e V abbiam più chia-
amente veduto in quello del dramma. Ma la no«
:ra imitazion distaccata dai principi religiofi , na-
.irali, e politici, che foftenevano l'originai prefTo
* greci , e trasferita ad un fìftema di religione ,
* ufi , e di leggi in tutto differente per non dit
ontrario , non ha potuto produrre effetti fimili a
uelli , che producevano fra loro le medefime co-
I . Gli uffizj di poeta , di miifico , di cantore , ài
sgislatore , e di filofofo fi videro nella Grecia per
tiolti fecoli riuniti in una fola perfona, e cotal
iunione fiì ovantemente adoperata come il pili
offente , e immediato finimento per imprimer
egli animi degli uomini i fentimenti neceffarj alla
;Ioria , ed alla fufiìftenza delle Nazioni : ond* è ,
"he la perfona del mulìco, o poeta era tenuta dal
opolo in fomma venerazione , e riguardata come
Palladio , o confervatore della pubblica felicità .
MI' oppofto nelle noftre legislazioni , che s' aggi-
ano fopra un perno tutto diverfo , la mufica , e la
>oefia lontane dall' e (Ter confiderate come oggetti
li fomma importanza , fi confìderano al più come
ma occupazion dilettevole bensì , ma fempre ina-
ile al bene religioso, e politico degli Stati. Dal
}uale principio fi ricavano alcune confeguenze ,
he poifono a mio giudizio fervire a fpiegar lo
A % fcadi-
4
(cadimento pretto dì noi delle Belle Arti in gene
rale , e più inmediatamente di quelle , che contri-
buirono a formar il melodramma» La prima è,
che ettendo fra noi da gran tempo feparate la fi
lofofia , la legislazione , la poefìa , e la mufìca , la
loro individuale influenza ha dovuto efTer minore
perchè divifa . La feconda , che ettendo ciafcuno
ài etti rami rinato dipersè , e crefciuto fepara
tamente dagli altri , la loro unione non ha potuto 7
renderà* tanto adattata e pieghevole quanto la me-
defìma Io era pretto agli antichi . La terza , che
non avendo ne il poeta né il unifico alcuna inge
renza negli affari dello Stato , anzi riufcendo loro
troppo pericolofo il mifchiarfì , non hanno potuto
efercitar il loro talento fé non fé intorno ad ar
gomenti di puro diletto, e di niuna , o pochiffima
utilità. Di fatti qual diverfìtà d'impiego non tro-
vafi fra il Metaftafio , e lo Zeno coftretti di fervire
ai cappricj d' Mn popolo fpenfìerato e voluttuofo
con quello d'Orfeo, e di Terpandro, i quali o
richiamavano al fuon della lira i felvaggi erranti
per le campagne a fine di riunirli fotto una legge
ed un culto , ovver guidavano alla tetta delle ar-
mate un popolo di Eroi animandolo colla poetica
armonia ai trionfi , ed alle conquide ? Qual dittane
za infinita tra gli autori d' un libretto dell' Opera
e i legislatori , o generali d' una intiera nazione ?
Qual differenza non fi feorge nelV onorar , che no
facciamo j la memoria del più celebre mufico con
una
Bili.'
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icori
i fave
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fianfe
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tori;
)pera
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no.1
con
5
ina ifcrizione o un Tonetto , e nel collocare , che
?acevano gli antichi tra le coftellazioni la lira d*
3rfeo , come degna di venir al paro coi fegni 0-
efti , oppur inaiando altari al nome d' un poeta ,
> coniando le pubbliche monete colla fua immagine »
> invocandolo nelle calamità del paefe , non al-
rimenti che foglia farfi col Nume tutelare , liceo-
ile Tappiamo aver fatto quei di Mitilene colla ce*»
ebre Saffo ?
Da ciò fi vede naturalmente quanto la diverte
aaniera di prender codefti oggetti ha dovuto in-
luire fulla loro mediocrità . Imperocché ove le cofe
)on hanno altro interelfe fé non quello , che naf-
;e da paifaggiero , e infignifìcante divertimento ,
a mifura della lor perfezione altra appunto non
\ che il capriccio di chi vuol divertircene . E lìc-
erne il privilegio di promuovere, e di giudicare
3egli fpettacoli è intieramente dato al popolo, e
lon (come fi dovrebbe) a Ferfone difiinte per fa-
lere , prudenza , e buon fenfo , così hanno efll
degenerato in queir aflurdità , e ftravaganza , che
fi ofierva : quindi lo fcadimento del moderno tea-
tro , e il niun effetto , che fa fopra di noi P unio-
ne di tutte le Belle Arti benché cofpiranti ad un
fine. Indarno la ftoria ci fomminiftra efempj ma-
ravigliofi della poflanza della mufica preflb ai gre-
ci i indarno la filofofìa , difaminando la relazione,
che hanno i movimenti dall' armonia col noftro fi-
fico temperamento , ftabilifce fittemi , e ne ritrae
A 3 le
6
le confeguenze ; la fperìenza , quello fcoglio fata-
le contro a cui fi fpezzano tutte le teorie , ci fa
vedere che il fuperbo e difpendiofo fpettacolo dell' |
Opera altro non è fé non un diporto di gente
oziofa, che non fa come buttar via il tempo, e
che compra al prezzo di quattro o cinque paoli la
noia di cinque o fei ore. Per ifcacciarne la quale
non baftando i preftigj , e V illufione di tutti i fenfi
s* appigliano al perpetuò cicaleccio , al cicisbei^
mo , alla mormorazione , alle cene , e al giuoco
né predano attenzione alcuna allo fpettacolo ù
non quando apre la bocca un cantore favorite
per gorgheggiar un* arietta. Allor quefta s' afcolt;
con un profondo filenzio , poi con iftrepitofe , <
fanatiche efclamazioni di bravo evviva accompai
gnate di battimenti di mano replicate cento volte
indi fi torna all' antico diffipamento , che ti pa.
quafi di fentire , come fi lagnava Orazio dei teatr
di Roma , il vento , che rimuggia per entro alidi
bofeaglie del Gargano , o i fremiti del mar di To
fcana . (a) Gian Jacopo Rouffeau nella fua celebri
lettera fulla unifica francefe vorrebbe far l'onori
agi' Italiani di non credere , che così avvenga n«
loro teatri , ed attribuire firn ili effetti , che fi ve|
-gono coftantemente in Parigi , all' indole foporifera
e monotona della mufica francefe . Ma fé queft<
filofofo valicante prefentemente le Alpi per chiarir
(a) Garganum mugìre pttess nemut , aut mart^T hufcutn
flUl)
jifib
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jjerfe
deUe
Ilo
ioli
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«ita
I
Iella
MO
ne, e
cori!:;
lai
m pi
te:
(etti
vana
eoi;
fende
pi
té
7
fenc co' proprj occhi di ciò , eh' egli immaginava
c'fefoItanto in fìftemà , avrebbe veduto, che l'Italia
Ml'ion merita in quefto punto maggior indulgenza
iella Francia. Avrebbe veduto, che ne la mufica
più bella , che fi canti nelle lingue viventi , ne il
3Ìù bravo poeta dramatico-lirico della Europa , né
I ampiezza e magnificenza de* teatri , né lo Audio
perfezionato della profpettiva battano nel paefe
W- delle Belle Arti a dettare in un popolo , che cerca
locojfolo il piacer paflaggiero di poche ore quelle com-
Weftozioni vive e profonde, quel Pathos, che pur
voritojovrebbe efiere il gran fine di tutte le arti rappre-
sentative.
>fe>(' ' Niuno crederebbe , che la ricchezza appunto
omPa' della noftra mufica fotte quella, che la rendette
ote:meno patetica. Eppur quetta fi è la feconda cagio-
nine, che prendiamo a difaminare . Noi abbiamo un
teatri contrappunto , del quale fi dice , che gli antichi
ali* kion avettero alcuna notizia : abbiamo un' armonia
iìTovia più doviziofa , e più raffinata di quella, che
ebr( avevano etti nel tempo , in cui s' operavano ef-
onoreffetti cotanto maravigliofi ; fi dice altresì, che ì
moderni ttrumenti , abbracciando più ottave di
quelli , fiano più atti a produrre combinazioni più
variate di filoni . Ma fifFatti prefìdj , i quali rendo-
quettoj) rio la noftra mufica più brillante e più vaga, la
rendono parimenti meno acconcia a dettar le paf-
fioni. Quefto, che a prima vifta fembra un para-
J «lotto , verrà nondimeno facilmente accordato òslÌ
A 4 Let-
tati?
lente
>, e
)lila
quale
bltj
li n«
lì veg-
ifera
narif
lettor giudiziofo qualora ti voglia riflettere , che
la energìa de* Tuoni muficali nel muover gli affetti
non altronde deriva fé non fé dalla più vicina
imitazione della natura , cioè della efpreffione piti
efatta di quei toni naturali , nei quali prorompe
1' uomo allorché fi fente oppreffo dal dolore , dall'
ira, dalla gioia, o da qualunque altra paflìone im«
petuofa , e vivace. Ora egli è certo, che quanto
più P armonia diviene artifìziale e compleffa tanto
più lì fcofta dall'accento appaiiìonato , e che a mi-
fu ra , che i tuoni acquiftano vaghezza e lavoro di
note, vanno elfi deviando dai loro carattere imita*
tivo; fendochè la loro fuccefllone nella voce dell'
uomo femplice per fé fteffa e fpontanea nulla ha
di comune colla fucceflione dei tuoni nella mufìca
imprigionata fra i ceppi di tante regole armoni-
che . Svanendo adunque la raffomiglianza tra la
maniera d' imitare e 1' oggetto imitato , qual me-,
raviglia è fé il cuore , che non ne fente il rappor-
to, rimane freddo e indifferente in mezzo alle tan-
to applaudite arrnoniofe ricchezze ?
Che fé nei fuoni non vuoili confìdenre la facoltà,
che hanno d' imitare , ma quella foltanto di agire fio-
camente fu i notòri nervi , anche a tal fine vedrai!! la
preferenza d'una cantilena femplice fopra un'altra
più lavorata , e comporta . Imperocché codetta fecon-
da maniera d' agire dei fuonj tanto è più efficace
quanto più gagliarde fono le ìmprelfioni , che per
mezzo delle vibrazioni dell' aria comunicano i fuoni
la
9
al noftro orecchio • Ma una mufica troppo raffila-
ta ne infievolire la energia {tritolando di fover-
chio le note, dividendo e fuddividendo i tuoni in
porzioni minutiffime, indebolendo la voce col tan-°
to affottigliarla, e fiancando , a così dire, la fen-
fibilità col troppo fquifitamente ricercarla . Non
havvi , che una fola infleflìone naturale atta ad
efprimere in tutto il Tuo vigore un fentimento ,
od una immagine , e cotal infletfìone è tanto più
energica quanto che effa rapprefenta fedelmente la
voce della natura . Quindi è , che un urlo folo ,
un gemito , un fofpiro d' un infelice tormentato
trova fubito il fegreto d' intenerirci infamandoli
fino a' penetrali dell' anima . La forza movente
della melodia confitte nell' afferrare coi mezzo dei
fuoni quei pochi ma caratterifiici tratti , che for-
nifce l'oggetto prefo ad imitare. Tutto ciò, che
T arte , ne aggiunge non è più il linguaggio dell'
affetto, ma una circtmlocuzione , una frafe retorica
dell' armonifta. Non è per tanto da ftupirfi , che
la mufica moderna , la quale in vece di rinvigo-
rir le noftre fenfazioni Amplificandole , altro non
fa , che fnervarle moltiplicandole all' eccello , e in
vece d' afferrar il vero , ed unico tuono della paf-
fìone , non fi cura fé non di farci fentire trilli ,
arpeggi , volate con .nille altri fminuzzamenti di
voce , fi ritrova in fine come il Mìda della favo-
la, che moriva di fame in mezzo agi' infiniti ra-
gunati tefori •
la
IO
La florla ci porge una opportuna conferma
della mia proporzione facendo vedere , che la nin-
fea greca perdette il gran fegreto di muover gli
affetti a mifura che fi venne feoftando dalla fua
femplicità primitiva . Rozza in fui principio , come
lo erano i coitami degli abitanti , fi diffe , che
ratteneva i fiumi, ammanfava le tigri, e inalzava
le muraglie di Tebe al mono della lira per ligni-
ficar con fìfFatte allegorie la prodigiofa influenza,
che acquifìò fugli animi di que' popoli fra le mani
di Lino , d' Anfìone , e d' Orfeo . Più varia in fe-
guito , e più doviziofa ma femplice ancora, e
compagna infeparabile della poefia , e del ballo a~
nimò fucceffivamente i canti d' Efiodo , d'Omero,
d' Archiloco , di Tirteo , d' Olimpo , di Simonide ,
e di Saffo , s' inneità col carattere , e i cofturni
della nazione , divenne il fondamento della educa-
zion pubblica , e il veicolo della religione , della
morale, e delle leggi. Allora fi può dire fenza
tema di efagerazione, che il fuono della lira go-
vernale la Grecia collo fleffo defpotifmo , con cui
le nofìre monarchie fi regolano in oggi coi ma-
neggi ad gabinetto . (a) Sorgevano fra i Lacede-
moni diffeniioni civili ? Ecco veniva Terpandro a
pla-
(a) . . - lyra e(ì , qua veterem rexerit Grattarti . plurefque in
t« formarti Rtfpublicas quàm rune toto reppiriantur terrarum
Orhe . Ifaacco Woffio Dt poematum sansa , & viribus rit~
mt p. 47.
21
placarle fenz* altra perfaaflone , altra forza che
quella degli accordi armonici . Un decreto rigoro-
so vietava fotto pena di morte a qualunque Ora-
tore il proporre agli Ateniefi la conquifta deli* l-
fola di Salamina ? E canti di Solone fanno andar
in tumulto il popolo , fé ne abolifce il divieto , fé
ne alleftifce un* armata , e fene riporta una com-
pita vittoria. Bifognava civilizzare gli Arcadi, per-
sile troppo Sanguinar; e feroci ? Ti folo mezzo at-
to ad ottener quefto fine vien creduta la unifica .
S'adotta un piano economico di pubblica ammini-
ftrazione fondato full' armonia , fi coftringono a
cantare con certe regole i fanciulli, gli adulti, e
i vecchi, e l'Arcadia, che dianzi era il Soggiorno
d' uomini felvaggi , diviene quello della giocondi-
tà , e della placidezza . E da ciò fi rileva ancora
il politico fondamento , con cui molto prima dello
itabilimento della fHofofia i governi più illuminati
della Grecia vegliavano con tanta cura acciò la mu-
fica perfeveraflfe immutabile , ed incorrotta nella
fua iftituzion primitiva, (a) e il perchè in ftguito
gì;
la) Fra gli altri quelli dì Sparti , e di Creta !/<;-
te le loro canzoni , e le loro danze erano confecrate agli Dei t
E' {(abilito qual fotta di fagvifiz,j àtVoa affegnjtrjt a eia/cuna Dei'
$à , e quali canzoni , e covi a ciafeun jagtifszio . Ma fé qualcun»
J$ ferve degli inni , e dei cori nel culto d gli Dei dtuerji da qutlli
che fono preferitti dalle leggi , / Sacerdoti e ì Magijiratt h
tacceranno dalla Comunità- Pia one nel libro feriimo del-
2» leggi • £' memurabiie ancora su quello propofiio li
Il
gli uomini più faggi fra loro , perfnadendoifì , che
(offe più utile anzi neceffario al bene dello Stato
il moderar le pafiìoni del popolo , che il troppo
violentemente Svegliarle , abbiano afìTerito , che la
mufica regolata dalla filofofìa forfè uno dei più bei
doni del Cielo , a la più utile invenzione degli
uomini .
Il ritrovamento , e progredì dell' arte dram-
matica ficccme contribuirono ad ampliar le ricchez-
ze della mufica via più raffinandola , così feemaro-
rio a poco a poco la fua antica influenza. Sull'ori-
gine del teatro le azioni drammatiche furono tal-
mente confederate dai greci, che fecondo la te$ì-
monianza del giudizioso Plutarco gì' inventori delle
tragedie fi paragonavano coi più gran Capitani .
Che giovamento adunque (dice quefto Scrittore) fé*
fero le tragedie cotanto odorate dagli Ateniejìì La
fugacità di Temifiocle cinfe di mura la Città , la di-
ligenza di Pericle l'abbellì , libera la mantenne Milzia-
de , Citnone foli evo la fua gloria fopra le altre rep-
pubbhche . Se parimenti la fapienza di Euripide , Ice
facondia di Sofocle , e V impetuosa di Efcbilo ri*
pararono qualche rovina , ovvero acquistarono novella
gloria ed onore agli AUniefi , ragion vuole y che cota-
le
decreto degli Efori di Sparta contro Timoteo , dove
cedefio mufic© vlen trattato come eretico, e corruttore
dei cortame pubblico per aver alterata l'antica mufica
affjugnerdo due corde di pia alla lira., Vtgzaft Atene*
f,a Dtnojcfifii L. 14.
li rapprefent azioni contendano coi tropi , che il tettr»
s* agguagli alla reggia , e che il maeftro difijf.itte in-
venzioni al Capitano fict, paragonato . (a)
Ma guari non andò , che la mufìca affafcinata dal-
le proprie bellezze rinunziò all' imperio , che avea fi^
no allora ottenuto fugli animi, contentandoli di vana-
mente dilettare l'orecchio. Un certo Po'ynnefte ac-
corciandone al fuo piacimento , e stangandone le
corde delia lira , hcQ ientire dei fuoni fconofciuti
avanti a lui. Alcuni Mufici , lavorando per dome-
stico diporto alcuni componimenti d' armonia fepa-
rata dalle parole, introdurrò pofcia nei cori dei
drammi , e in quelli di giuochi Pytici la fatale ufan-
za di render la mufìca Strumentale iadependente
dalla vocale. Tra poco )a danza fi feparò daila
poefia, e dalla mufìca , e T una e l'altra non fu-
rono più confidate alle mani del Legislatore . Al-
lora formando ciafcuno di quefti rami un'arte di-
pcrfe, fu necetfario condurle partitamente a quei
grado di raffinamento , che etìgeva la vanità d^i
ProfeiTori , e la fvogliatezza degli afcoltanti . La
poefia non ebbe più quel perfetto combaciamento ,
che aveva dianzi avuto colla malica , ne quefta col-
le affezioni dell'animo. Invano fi tentò di richia-
marla alla Aia primitiva forgente ; in vano Pratina ,
e Pindaro, e Lampro, e qualche altro celebre uni-
fico e poeta molTero guerra al nafeente corrompi-
mento ;
(4) Opere. Morali Tpni. 2. p. 141
*4
mento ; gli sforzi loro altro non fecero , che ritar*
dar per poco la malattia fenza impedirne gii effet-
ti . Il genere ditirambico divenuto alla moda fece
coi fuoi canti tumultuofi un mifero governo della
poefia 5 del ritmo, e della mufica. I Compofitori
per diftinguerfi fra gli altri non feppero rinvenir
altra via , che la novità , e la ftranezza . Quanto
più moltiplicavano eilì i cappriccj dell' arte tanto
più fi frodavano dalla natura . S' ampliò il numero
delle corde , e de' fuoni negli finimenti , fi confufe-
ro infieme le proprietà dei generi , dei modi , e
delle voci , ne più sì conferve per 1' avvenire P ap-
plicazione delle cantilene ai loro riflettivi uffizj .
Sovente , al dire di Plutarco, l'armonia non aveva.
alcun riguardo alle infìeflìoni della voce , e quefte
fortivano dalla bocca del cantore fenz' ofiervar la
legge degl' intervalli . Al vedere tanti e fi rapidi
cangiamenti il comico Anaflìla ebbe a dire, che
la mufica , agguifa della Libia , generava tutti gli an-
ni un qualche mofiro di nuova fpezie. (a) Dopo le
quali mutazioni, di cui Melanippide , Frinì , Ci-
nema, Polirtene, e Timoteo di Mileto furono ì
principali Autori , la mufica cefsò di cagionare i
grandi effetti , che prima era folita di produrre , e
divenuta più artifiziofa e più dotta divenne meno
efpreflìva e patetica. Nella fletta guifa , che alla
moderna mufica 3 quantunque lontana affai dalie men =
tovate
(e) federate comico appo Plutarco dt Mvfica,
ti
fovate meraviglie della greca, fé pur tal volta
xkfcQ dì muover gli affetti , ciò non 1' ottiene fé
non fé sfontanandoti dagli ufati metodi per avvici-
narfi alla femplicità. Ho udito perfone intelligen-
tifiìme raccontarmi , che trovandoti in Roma , ed
afcoltando ivi il famofo Miferere del Paletirina efe-
guito da Cantori della Cappella Pontifìcia tent' al-
tro ornamento, che quello d'una voce fermata e
foftenuta a dovere , fi fentivano e/Te rapire in e-
flati di divozione , e di dolcezza interna , lo che
non era loro avvenuto di efperimentarè fentenio
lo iteflò falmo cantato in altre Città con tutto lo
sfoggio delle moderne fcuole . Il celebre Tartinì
aiferifce la medetima cofa parlando delle antiche
cantilene della Chiefa , fra le quali fé ti ritrova
qualcheduna talmente grave , dolce , e maeftofa ,
che i Moderni durerebber fatica a lavorarne 1* ugua-
le , quella riefce appunto così eccellente , perchè
compofta con fomma femplicità muticale , e perchè
iftituita per una fola voce , e partecipando della
natura del recitativo, ma in largo , non è legata a
battuta rigorofa. (a)
Se non che i componimenti muticali degli an-
tichi benché foggiaceifero anch' effi col tempo alia
legge di tutte le cofe umane , nondimeno confer-
marono lungamente il loro fplendore a motivo del-
la eccellente loro coftituzione , e deli' intimo rap-
porto
(<*) TrataEto di cnuftca p. 144.
16
porto, che avevano infìeme tutte le parti, che li
componevano. Si è parlato in altro luogo della
convenienza di fiffatti fpettacoli colle opinioni re-
ligiofe del Gentilefìmo , la quale fu , lìccome ab-
biamo veduto , una delle principali cagioni della
lor perfezione : diamone prefentemente una oc-
chiata all' interno loro meccanìfmo , onde rintrac-
ciar meglio la differenza , che paffa tra quelli e
i noftri . Simpliflcando F idea , che noi abbiamo
della mufica in generale , fembra , che altro non
intendiamo con quefto vocabolo fé non fé un' ar-
monia grata all' udito prodotta dalle proporzioni
dei fuoni più gravi o più acuti , e de' tempi più
veloci e più lenti. Il coftume, in cui fiamo fin
dalla infanzia di non confìderar nella mufica che
la femplice modificazione del fuono fecondo le leg-
gi armoniche , ci fa reftringer queft' arte in così
brevi limiti. Ma gli Antichi, i quali aveano di ef-
fa nozioni più generali , comprendevano fotto quel-
la parola più cofe . Attenendoci foltanto alla divi-
sone di Platone la melodia coftava appo loro di
poefìa , di ritmo , e d' armonia . (a) Dalla perfe-
zione ove fu condotta dai greci ciafcuna di effe
parti feparatamente prefe , e dalla corrifpondenza
fra tutte debbono ricavarfì in gran parte i prodi-
giofì effetti, che ci vengon defcritti.
E incominciando dalla poefìa, quantunque li-
bera
(a) Dialogo Uh de Rege vii de }ufo*
17
bera errafie in fui principio e vagante fenz' altra
regola che V orecchio , né altra mifura che gli fpa-
zj di tempo impiegati nel profferir le parole , gua-
ri non andò , che dall' iftinto ammoniti i poeti la
frenarono con fevera legge e invariabile . La lin-
gua , che ferviva loro di finimento , era la pili
fleflìbile , la più vaga , la più armoniofa , la più
pittorefca , e la più unificale che fia Hata giammai
parlata dagli uomini . La divertita dei dialetti do-
rico, ionico, eolico, ed attico, che indifferente-
mente s' tifavano dai loro Scrittori , per mezzo dei
quali le cofe , che non potevano efprimerfi bene
in una maniera, s' efprimevano meglio in un'al-
tra: Le trafpoiìzioni o inveriìoni della finta/fi , che
aggiugnevano grazia, numero, e volubilità Ango-
lare al periodo: La copia di parole imitative, ov-
vero Ha di quelle , che efprimono col fuono 1* in-
dole dell' oggetto , che rappresentano ; e che indi-
cano , per così dire , alla fantafia la ftrada battuta
dall' intelletto per rinvenirle : V ufo frequente del-
le parole compofte , onde accadeva , che una fola
efprefiìone rapprefentaffe all'anima un gruppo d' im-
magini : erano vantaggi per loro , ai quali noi per fo-
verchia timidezza abbiamo in maflima parte rinun»
ziato con difcapiro delle lingue e della poefia.
Che fi dirà poi dell' arte, che avevano i loroMufici
nel contrafegnare gli accenti , onde così fpiccata ,
e fenfibile rendevafi i'infletfìone? Che dalla minu-
tezza 5 con cui fi badava non foio alla natura dei
B vcca-
iS
vocaboli , ma anche all' indole , e collocazione
ftefTa delle lettere ? Ariftide Quintiliano ce ne dà
un diftinto ragguaglio della natura delle vocali ,
delle femivocali, e delle appena vocali , che pote-
vano entrare nel verfo. Sappiamo da lui cofa fof-
fero le doppie e le liquide , le afprc e le tenui , le
mute e le inedie , e ci vengono anche indicati i
diverti fuoni, che corrifpondevano a ciafcuna delle
vocali , e delle confonanti , e la fcrupolofa efat-
tezza altresì con cui venivano adoperate dai poeti
fecondo il diverfo oggetto , che prendevano a dipi-
gnere . (a) I loro poemi, e fìngolarmente quelli di
Omero (Genio immortale, cui nefliino ha pareg-
giato finora nella varietà, nell'abbondanza, e fo-
pra tutto nel!' arte incomparabile di parlare all'
imaginazione ed all' orecchio col mezzo de' fuoni )
fono pieni zeppi di limili efempj . Vuol egli ligni-
ficare il forrifo , il vezzo , il favellìo di Venere ?
Fa ufo principalmente dell' e e dell' i lettere delle
più tenui, e quali cafeanti .
§e vuol efprimere in quello verfo
'Hrovsr (Wcoff/i/ igzvyo[xivY\<; à\ò<; 'igeo .
il muggito del mare allorché percuote con impeto
le rive , ei replica più volte la lettera o la più fo-
nora di tutte , e la più rapprefentativa nel" cafo
prefente. Parimenti fé voi deferivere ii galoppo
de'
[a) Libro I. de mufica nell'edizione del Meibomìo,
de9 cavalli, che traverfano fu e giù le cime del
monte Ida, lo fa con evidenza tale, che ti par
quafi di fentirne il calpeftìo .
TloXKòc dy avxvTiX 3kc(T(Xvtc< ,nc<pclvTcc re tfoxfx/rt T3
Y\k$CV .
Ma lungo farebbe il rilevarne Slitte le bellezze di
Omero in quefto genere , come quelle altresì dei
poeti drammatici , fra i quali batterà per ultimo
1 addurre una pruova tratta dal gran comico Ari-
flofane , che volendo nella fua Commedia intito-
lata il Pluto rapprefentar al vivo la golofità d' un
Parafito , lo introduce girando la fcena d' intorno ,
e fiutando fenza dir parola V odore delle carni ab-
broftolite per il fagrifìzio . Il quale atteggiamento
viene maravigliofamente efpreflò dal poeta con
qwefto verfo
, vv , vv , vv , vv
dove col folo replicar molte volte quella vocale di
fuono ofcuro e nafale , rapprefenta ciò , che vuol
dire con più energia , che da altri non farebbefì in
una intiera fcena .
Colla ftefia avvedutezza aveano penfato alla
formazione del metro . Di cento ventiquattro pie-
di tra femplici e comporti , onde coftava Ja loro
profodia ( numero prodigiofo , dal quale folo po-
trebbe argomentarli la fuperiorità della lingua gre-
ca rifpetto a tutte le altre ) non fi trovava neppur
imo , che non fofie flato inventato per adattarlo
pìuttofìo ad una fpezie di canto che ad un'altro.
B a Ina-
io
Imperocché avendo eglino con fottìle filofofla of-
fervato , che le paglioni dell' animo s' efprimono
con movimento analogo alla loro natura , la tri-
fiezza , per efempio , e lo fcoraggimento con mo-
vimenti tardi ed ineguali , 1* allegrezza , e lo (de-
gno con movimenti rapidi e veloci , la fperanza
con moti più equabili , con più rimetfì il timore,
e così delle altre; s' avvifarono d'imitare il loro
andamento nella poefia dando quantitativo valore
alle fillabe , e certa mifura alle parole , affinchè
efprimefTero colla loro durazione , lentezza , o velo-
cità F indole fìfica di e/lì movimenti , daiche traf-
fero origine i poetici piedi , e la combinazione
loro diverfa .
Come una confeguenza di fiffatta combinazio-
ne ne derivava la influenza prodigiofa del ritmo , il
quale prefo in generale è un movimento fucce/fi-
vo efeguito fecondo certe proporzioni determina-
te , prefo in particolare s' applica alla poefia e al-
la mufica. Nella poefia il ritmo è la durazion re-
lativa de' tempi , che s' impiegano nel pronunziar
le fillabs d' un verfo : nella mufica altro non figni-
lìca , che la durazion relativa dei fuoni , eh' en-
trano nella compofizione d' un canto . Secondo
Ifaacco Voffio (#) gli effetti di quefta mifura del
tempo fi trovano anche nei corpi rozzi purché fia-
no
(a) Ne! libro altre volte mentovato De femttum
c*r;(ut & virihus Rkytmi .
%1 ■
no fonori . Se le campane vengono percofTe e«
gualmente , e con moti proporzionali , le ondula-
zioni fi propagano con fuoni chiari , e gradevoli ,
fé però percuotono* inegualmente, s'apre di leg-
gieri qualche fenditura , e qualche volta fconcia-
mente fi frangono. Nel tamburo quantunque non
ammetta alcuna varietà di fuono , vedefi non per
tanto che a forza delle varianti percofTe efcono
fuori certi fuoni efprimenti l'evoluzioni militari,
che dispongono i foldati al coraggio , e gli ajutano
nella fatica. (*) Tal era l'affetto , che queft' Au-
tore portava al ritmo , che lo credeva compagno
indivifìbile di tutta la natura . Lo ritrovava nei
camminar lento non meno che nell'affrettato ga-
loppar dei cavalli . Lo fentiva nell' acqua , che a
ftilla a ftilla grondava chetamente su i fatti . Lo
riconofcevà nel volo degli uccelli , nella pulfazion
delle arterie, nei palli d'un ballerino, e perfino
arrivava il fagace fuo orecchio a ravvifarlo negli
alterni battimenti del pettine allorché il fuo par-
rucchiere gli pettinava i capegli . I greci lo confi*
B % dera-
(*) Che i Romani conofceflTero 1' influenza del rit-
mo nella mufica Annientale per dar iena ai foldati , è
opinione del celebre Segretario fiorentino nell'arte dell*
guerra (dialogo 2.) e il Marefciallo di Saflonia nelle
fue Memorie è parimenti d* avvilo , che fé i foldati
i* avezzaflero a fegu'tar con efattezza nelle loro mar-
cie la battnta dei tamburi, e dei pifferi , fi potrebbero
ricavar con quefts mezzo non pochi vantaggi.
%%
deravano come una fucceflìva rapprefentazìone , o
immagine degli oggetti dell' univerfo imitati dalla
mufica col mezzo del tempo , e del movimento ,
i quali rifvegliando nel!' anima la memoria o V i|
dea di quella tal cofa fanno , che fi riproduca in
noi la fteffa pafiìone , che eccitterebbe fé foppofta
fofie ai noftri fenfi . Ora ficcome gli oggetti dell*
univerfo agifcono /opra di noi con varie fpezie dì
movimenti , così faceva di meftiere , che i ritmi
poetici e unificali comprendefiero nella imitazion
loro tutta la varietà di movimenti degli oggetti
imitati. E la eccellenza della poefia e della mufi-
ca greca confifteva in ciò appunto , che neflun ef-
fetto naturale poteva concepirti" , che non veniflfc
efprefTb dall' una e dall' altra colla maggior esat-
tezza ora col numero de' tempi fillabici impiegati
nel formar un piede , ora colla rapidità o lentez-
del movimento impreffo alle parole, o al Tuono,
ora coi varj generi di ritmo , di cui potevano far
ufo , ora finalmente colla fucceflìone , e intreccia-
menti diverfo dei medefimi ritmi fecondo la diffe-
renza e il numero dei verfi , e 1' ampiezza e vo-
lubilità del periodo . Sì voleva per efempio efp ri-
mere i movimenti fnelli e leggieri , come fono
quelli del ballo dei Satiri ? I poeti adoperavano il
piede tribraco , che coftava di tre fillabe brevi , e
la mifura unificale corrifpondeva efattamente a que-
fle. Si doveva rapprefentare un qualche oggetto ,
che agilte con imbarazzo, tardità, o fatica? Ecco
gli
*3
gli fpondei , e i moloffì venivano in ajuto del
compofitore , il primo dei quali coftando di due
fillabe lunghe , e il fecondo di due lunghe prece-
dute da una breve, inoltravano col loro tardo an-
damento la lentezza della cofa rapprefentata .
S' aveva intenzione di eccittare 1' allegrezza , e il
giubbilo.? Ciò s'otteneva col dattilo, i cui moti
fono d'indole conforme. Per non dilungarmi ol-
tre il bifogno il ritmo preffo ai greci e latini
era come un orologio , che miiurava con tutta la
precifione potàbile V andamento fifico delle paf-
fìoni , e il fuo carattere individuale n* era tal-
mente riflato, che la trafpofìzione d' una fìllaba
fola baftava per cangiarne gli effetti . Di ciò
ne batti arrecar una pruova . Efl! facevano ufo
più volte nei loro veri! di due piedi il giambo
e il trocheo comporli egualmente d' una fìllaba
lunga e d' un1 altra breve con quella differen-
za però , che il giambo incomincia da una bre-
ve , ed il trocheo da una lunga. Ora fìccome i[
primo di codefti piedi fembra, che ad ogni paffo
raddoppi altrettanto del fuo vigore quanto ne va
feemando il fecondo, così i poeti fatirici (alla te^
ila dei quali fa d'uopo metter Archiloco) adope-
ravano il giambo per guerreggiare coi loro nemici
mentrechè gli Autori drammatici all'incontro face-
vano ufo del trocheo allorché introducevano a bai-
jar filila feena i vecchi . Come fece Arifiofane nel-
la commedia degli Acharnenfì, dove a motivo del
B 4 metro >
*4
metro , che vi fi adopera , fembra , che venga man-
cando di mano in mano il vigore ai vecchi , che
ballano nel coro . Secondo gli accennati principi
il fiftema della profodia antica, nel quale i noftri
ciurmatori grammatici altro non fanno vedere ,
che un accozzamento magnificante di fillabe , era
fra le mani d'Omero, d'Alceo, e di Pindaro il
pennello delle Grazie , la fiaccola del Genio , e
la cagion elettrice della muficale poflanza.
Plutarco n* è così perfuafo della verità di que-
lla opinione , che riguarda il cangiamento del rit-
mo come una delle corruzioni della melodia •
Se noi mettiamo ( egli dice ) a confronto ì tempi anti-
chi coi nojlri , troveremo , che anticamente v era una
gran varietà di misura , della quale [e ne faceva
un gran ufo , perocché nella età trafeorfa la varietà
del piede e del tempo era in grandi/fimo credito . Mot
fiudiamo prefntemente , e ci applichiamo alla varietà
dei Modi , gli antichi a quella del Ritmo . {a) Indi
ne ricava poi la cagione , per cui I' arte muficale ,
che tanta influenza aveva dianzi avuta falla pub-
blica educazione , fi trovafie allora ridotta a fer-
vir di mero infignifìcante diletto nei teatri .
Dal particolare Audio pofto da loro nella for-
mazion della poefia e del metro non meno che
nella fcelta e nel maneggio del ritmo s' arguifee
con evidenza la cura , con cui trattarono tutto
ciò ,
{a) De Mufsca .
■ ciò j che concerne la mufìca propriamente detta .
Noi fìamo all' ofcuro della natara intrinfeca della
greca armonia , chechè abbiano voluto dirci in
contrario gli fcrittori della ftoria muficale , e i
traduttori e commentatori dei greci fenza eccet-
tuarne i più recenti ed accreditati . Noi non portia-
mo a baftanza comprendere cofa fofTero i loro generi
diatonico , cromatico , ed enarmonico , parole . che
la moderna mufìca prende in fìgnifìcazione affatto
diverfa da quella , che da effi ci vien tramandata .
Non Tappiamo con efatezza cofa fofTero i Modi ,
quale il loro uffizio invariabile , e 1' accezione co-
mune di fìffatto vocabolo preffo a loro. Ignoriamo
la coftruzione e 1' ufo precifo dei loro ftrumenti ,
il numero delle confonanze , che potevano entrar
nei loro fìttemi , mille altre circoftanze in fomma ,
fenza le quali riefee imponibile non che difficile
il formar un pofìtivo e fìcuro giudizio . (*) Ma da
un
(*) L' ingl-fe Brovrn nel fuo Trattato della fona
e unione della mufica , e la poefia riflette taglia-
mente» che l'idea, che noi abb amo del loro gene-
re enarmonico debbono effer alter ite, e filfe . Impe*
rocche dicendoti , che le loro corde medie fi dìftingue-
vano per intervalli di quarti di voce, ©iìia di quarte
parti d un tuono ( con una fraapofta mefcolansa di due
tuoni intieri) fi vede, che finVta divisone oltracchè
doveva riuf'ci r fomma nente fgradevole all'orecchio, è
cotanto difllcile a praticarli , che appena la voce fnp-
datiìfima e leggieriifiraa di un fiunuco potrebbe dop»
16
un completo di ragioni indirette cavate da i fotti
fi diduce, che i greci moftraron nell'ufo che fa-
cevano della mufica vocale e ftrumentale la mede-
fima
lungo Audio cog'ier per accidente nel fegno una qual-
che volta . Legganfi ancora nello ftefib rirpettabìle Au-
tore le intrinfeche differenze tra il loro genere cromati-
co ed enarmonico paragonati coi nortri • Riipetto a mo-
di fiamo egualmente nella ofcurità, non trovandofi tra
gli antichi , e moderni fcrittori alcnn filo ficuro , che ci
ferva di guida in cotal labirinto . Alcuni defumono la
loro diverga dalla fola differenza , che corre fra i gra-
di dell'acuto e del grave: altri dall'indole diverfa del-
le cantilene nazionali. Chi f ottiene , che il modo figni-
ficaffe lo fteffo , che il ritmo: chi ripon la fua effenza
in una fpe/ie differente di Diapafon : Circa gli frumenti
ci è del tutto ignota la maniera con cui collocavano
eflì le corde, fé quelle faliffero per via di quarti di vo-
ce, di femitueni, di tuoni intieri, o con maggiore di-
ftanza : ccfa foffero le loro tibie , o flauti ff mplici, dop-
pi, cbliqui , deliri , e (ìniftri ; trovandofi gli Autori dif-
cordi a fegno, che al medefimo ftrumento , cui veniva
da alcuni affegnato il tuono acuto venga accordato da
altri il tuono grave, come alla fteffa cantilena s' attri-
buirono più volte effetti oppofti non che diffimili.
Reuffeau avverte altresì con ragione (Ejfai far l'origine
desìangues eh» 18. ) che non conoffendo i greci 1* inter-
vallo d'I tuono minore, né dando il nome di confonan-
ze Te non a quelle , che noi chiamiamo confonanze per-
fette, e conseguentemente efcludtndo da quello numero
le terze, e le felle , noi non polliamo comprendere qual
fette la loro armonia, né riconofeer alcuna relsz'-one
tra.' la loro e la noftra. E dopo tale e tanta igna*
%1
lima profondità di rifleflìonc che nelle altre cole ,
giacche fempre gli vediamo intenti a trafcegliere
quelli intervalli fra gli altri , che fembravan loro
più acconci ad eccittar più tofìo certa clafle di af-
fetti in vece d' un' altra . Talché ogni genere , o-
gni cantilena ogni modo aveva il fuo particolar
uffizio , che lo diftingueva . Il diatonico per le
gravi e femplici materie , il cromatico languido
ed effemminato , perchè comporto di femituoni , e
di terze minori , era fatto per efprimere la tene^,
rezza e gli amori. L'enarmonico il più complica-
to e difficile fi ferbava per le fìtuazioni più con-
citate dell'animo. Similmente l'armonia dorica
non ilare o fciolta , non varia o molteplice , ma
magnifica bensì , veemente , e fevera s' adope-
rava fìngolarmente nella guerra. La frigia e la lidia
riputavanfi atte ad ifpirar la mollezza con uffizio
conveniente all' indole e cofhimi di quelle nazio-
ni , dalle quali aveano prefo il nome . Ad ognu-
na delle anzidette cantilene , come ancora alla eoli-
ca, ed allaiafìica , due tuoni collaterali furono ag-
giunti col progrefib di tempo V uno verfo il gra-
ve , e l'altro verfo l'acuto, talmente che da cin-
que divennero quindici cantilene o melodie di ver.
fé.
ranza fi trovano pure degli fcrittori fra noi , che con
grofsi tomi corredati di citazioni pretendono di giudi «
care dell* antica mufica, e di pofporla alla noftra ! I lo-
ro racconti mi fembrano avere la (tetta autorità , che le
relazioni del fatnofo Inglefe Valtein Raleing Cui paef£
del Dorado nel Perù •
a8
fé. (a) Ciafcuna ài effe era altresì a qualche par-
ticolar uffizio desinata colla efclufìone d' ogni al-
tro , dal che ne risultava una riunione di caufe ,
una convergenza di linee dirette ad un' unico cen-
tro, che veniva a rinforzar la efprefiìone in ra-
gione dei mezzi . Mutavano anche i modi , ovvero
iìano arie , cr -cantilene fecondo il fenfo delle pa-
role, e al cangiamento di quefte teneva dietro
quello degli firumtnti. Il modo dorico, che era
il più grave , fucnavafi con due tibie defire , il li-
dìo più acuto con due fìniftre /e il frigio mezzo
tra P uno e 1' altro con due tibie parimenti una
delira e l'altra fìniitra . Nella poefìa lirica modu-
lata a più voci il coro cantava e danzava al fuo-
no degli finimenti , e fìngolarmente delle tibie
chiamate conche dall' ufo loro , ficcome coraulr
s'appellavano i fuonatori . La loro efattezza arri-
vava fino a determinar il gener di finimenti, che fi
conveniva all'età , ed al fé ito . Secondo Giulio Pol-
luce gli uomini adoperavano le tibie perfettifiìme , e
fecondo Ateneo le perfette, e più che perfette»
V' erano le tibie verginali , le puerili , e le viri-
li, e ficcome varie erano le fpezie di effe, così le
più brevi fervivano pe* i fanciulli , e per le fan-
ciulle, le più longhe fi deftinavano agli uomini,
e le medie erano verofimilmente ferbate per le
donne . (b) Dal
{a) Martini ftoria della mufica tom. 3. 43».
(b) Veggafi il Trattato de libiis Vturum dì Gafpar©
Battolino*
±9
Dal piccol faggio , eh* io non ho fatto fé non
brevemente abbozzare , e che meriterebbe forfè di
eifer trattato con maggior eftenfìone , fi comprende
facilmente quanto fia rimafta addietro 1' avvedatez»
za dei Moderni . Checche dicano in contrario i fa-
natici ammiratori della noftra mufica e della noftra
poefia , bifogna pur confefTare , che noi non abbia-
mo faputo mettere un rapporto a baftanza confac-
cente ed intrinfeco fra quefte due facoltà. E pri-
mieramente per una generale inavvedutezza , le
cui cagioni bifogna ripetere dalla natura dei feco-
]i , ove nacque Y una e 1* altra dì quefte arti , ab-
biamo efeluii dal genere mufìcale quali tutte le di-
verfe, e molteplici fpezie della poefia . Noi non
contiamo in quella clafie che le fole cantate , qual-
che canzonetta, e il melodramma. Il madrigale,
che prima era in ufo nelle mufìche di Camera,
giace oggidì inoperofo fra le raccolte dei Rimato-
ri . Il Tonetto , la canzon petrarchefea , la pinda-
rica , P anacreontica , 1' elegia , la fatira , i* ode ,
l'epigramma, l' idilio , l'egloga, la fettina , gli
fciolti , le terze rime, l'ottava rima, la paftora-
les la commedia, la tragedia, e fopra tutto il
poema epico , capo d' opera dell' umano ingegno ,
vengono trattati da noi come generi puramente
poetici , che mai non debbono accoppiar/i alla mu-
gica. Quindi non è da maravigliarli, che ridotta
queft' arte a trattar pochiflìmi generi non abbia
acquiftata ne la perfezione , ne la varietà dì quel-
la
3©
la degli antichi , preffo as quali non mai dìfgiu-
gnendofi 1' una dall' altra , i confini della mufica |
erano gli flefll , che quelli della poelìa. I noftrì !
Compofitori fi troverebbono fortemente imbarazzati
fé foffero corretti a metter lotto le note il più
bel Tonetto del Petrarca , o del Cafa , o il più ma-
gnifico fquarc'o dell' Ariofto , e del Dante: né
fapprebbero qual modulazione applicare al genere
epico, ovvero al pindarico; laddove i greci fape-
vano a meraviglia adattare a ciafcuna fpezie la
fua particolar melodìa . E diverfamente cantavano" i
poemi d'Omero e di Efiodo che gl'idilj di Teocri-
to, o di Bione : altra era la compofizion unifica-
le fatta full' elegie di Callimaco, e di Mimnermo,
altra quella falle Odi d'Alceo e di Saffo- diffe-
rente il canto dei ditirambi da quello dei giambi
di Archiloco , la mufica de' Nomi da quella di tea-
tro e così via difcorrendo .
In fecondo luogo.0 nella parte, che veramen-
te ci refla , fiamo ben lontani dal poter venir a
paragone con efTo loro. Imperocché confiftendo
feoza controverfia ogni regolata armonia nella
combinazione del tuono, e del tempo, la poefia
unificale degli antichi era uguale alia noftra nel
primo , e fuperiore affai nel fecondo . Uguale nel
regolamento ad tuono, perchè la ftefTa cura avea-
no effi che noi nella opportuna collocazion degli
accenti fulle parole , dalla quale nafceva in gran
parte il numero, e la cadenza delle ior poe»
fie •
- 3*
He. (*) Superiore nella efattezza del tempo , perchè
venendo affegnato a ciafcuna fìllaba poetica il fio
valore intrinfeco o di breve o di lunga , e tardan-
doli nei pronunziare la lunga un tempo duplo di
quello, che fi tardava nel pronunziare la breve,
ne veniva in confeguenza , che la mTira unificale
foffe regolata perfettamente dalla profodia , così
che il mulìco per batter con precisone il tem;>o
non doveva far altro , che feguitar alla cieca il
poeta. La qual cofa non s' oOTerva da noi , poiché
ignorandoli nella noftra poefìa la quantità fillabica,
e badando per la formazione del verfo al folo nu-
mero di efle (illabe, la mifura muficale fa tutto da
fé, e poche volte va d'accordo colla poeiìa. Per
efem-
(*) Alcuni celebri Autori fono di contraria opinio-
ne , affermando ; che la poefn greca e latina fi fondarte-
lo foltanto nella ni furi del tempo , o ciò , che è lo ftef-
|p, nella rifpettiva quantità delle fillabe , (Ynzi badare
alia pofiaione degli accenti . Ma il vero fi è s che i gre-
ci , e i latini facevano ufo dell'uno, e dell'altro , co-
me apparifce , oltre mille akre ragioni, da quefto deci-
fivo pa(To di Cicerone nel terz) dell' Oratore.* Si rudis ,
tr impolita puiauda eii il la fine intervalli! loquacità: pe-
rennis & profiuent , qu;d eft almi caufa cur repudiettfr n-Jt
quod hominum aurei , ir vocem natura modulatur ipfa <* Qjtoi
fieri , nifi ine fi numerai i?t voce, non potefl . Numerai autem
in continuati otte nallut e ti . Diftinfèio &quaiiu'w , & fape -va-
rhrum intervadorum ptrcujfio num.vum confiate qu un in ca-
denttbut guttis , qubl intervaliis disi nguuntur , potare pojfa-
mus in amne prsctpieante mtt pofiumus •
1%
«fempio fé fi dovelfe metter in mufica quefto ver-
fo di Virgilio
Dulces exuvie àum fata , Deusque finehant •
e queft' altro d' Annibal Caro , che gli ferve di tra«
duzione
Spoglie mentre al del p acque amate e care •
egli è chiaro , che al Maeftro renerebbe pochiftlmo
da fare nel primo , poiché trovando dì già mifurata
ogni fillaba non doveva far altro che impiegar
quattro tempi nella parola dulces comporta di due
lunghe , due nell' ex , un folo nell' u , un altro nel
vi , e così per tutto il verfo di mano in mano ,
al fine del quale fi troverebbe efattamente aver
corrifpofto al penfìer del poeta . Tutto ciò , che il
mufìco poteva metter del fuo era il movimento
più veloce o più tardo .■ febbene anch' effo veniva
indicato dal poeta o coi fenfo delle parole efpri-
menti lentezza e velocità , oppure col vario in-
trecciamento dei ritmi , i quali guidavano la mifu-
ra « Non così accade nell' italiano , poiché non fa-
pendo fé la fillaba fpo fìa più lunga o più breve
della fillaba gli o della fillaba e, non fa precifa- i
mente fé alla prima corrifpondano più o meno i
tempi che alla feconda , e alla terza . si vede non
per tanto corretto ad abbandonare la poefìa per
badare al valor delle note unificali , le quali non
avendo nella collocazion loro altro regolatore
fino, che il folo arbitrio del mufìco, formano di
per fé un ritmo unificale diibnto per lo più dal
poe*
33
predico, e non poche volte contrario. Lo che fi
vede da ciò , che fovente la ftefla compofizion
museale produce il medefimo effetto applicata a
parole di fentimento intieramente diverfo , ficcome
notarono alcuni nel famofo monologo di Armida
ài Giambattiita Lulli , e nello flabat metter del
Pergolefi.
Quindi è , che in vece di formar , come fi
dovrebbe , un unico e foio linguaggio , in vece di
concorrere unitamente al medefimo effetto , che è
quello di rifvegliar neli' animo una cotal fenfazio-
ne o imagine, nafeono all' oppotto due linguag-
gi diverfi quello, cioè del poeta re quello del uni-
fico , ciafeuno dei quali cercando vettirfi di bellez-
ze Aie proprie e independenti dall' altro ha pofto
quel rilevante divario , che par fu finte nei noftrì
moderni fittemi ad onta degli sforzi di tanti uomi-
ni illuttri , che vi fi fono affaticati per levarlo di
mezzo. £ ciò , che fi dice della poefìa rifp^tto alla
mufica , fi dice ancora della mulica fi: ni mentale
rifpetto alla vocale, cioè che vicendevolmente fi
nuocono per voler ciafeuna primeggiare da fé ,
fottraendolì dalla dipendenza della fu a compagna.
So, che i fautori della moderna mufica, alla
tetta de' quali fa d'uopo metterli Signor Don
Saverio Mattei napoletano ( nome caro alle lettere
ed alla fua patria ) (a) inoltrano di far poco con-
C to
___ , , ii i L
(*) Differtaiione fulla poefìa degli Ebrei, e dei
€x££i €. 9. n. 6>
34
to del vantaggio , che avevano gli antichi ne! re-
golamento dei tempo, quafi che limili finezze non
fiano neceifarìe attefo F attuale fiftema della lin-
gua e dilla poefìa italiana . Ma parlando in tal
guifa qual idea fi formano eflì della imitazion poe»
tica e unificale ? Ignorano forfè, che quelle non
producono il loro effetto fé non inquanto rappre-
fentano fimultaneamente all'anima una medefima
fen fazione o immagine ? Che dove la mi fura non s*
accorda efatramente colle parole quelle dicono una
cofa allorché la frafe muficale ne efprime un al-
tra , e che un medefimo oggetto rapprefentato fotto
due afpetti differenti altro non fa che dividere 1*
attenzione dello fpirito fenza fiffarla ? Non s' ac-
corgono elfi , che dove la li igua non ha una pro-
fodia regolare e ftabile , la mifura muficale debbe
anche partecipare di fiffatta irregolarità > Che mal
fi può accordare il valor delle note , ove le fiilabc
prive fìano di quantià determinata ? Che il movi-
mento ed il tempo mancheranno della dovuta pre-
cisione fé vogliono tener dietro alle parole ? Che
al più folo potranno averla nei concerti puramen-
te ltrumentali , cioè nel genere meno perfetto
della mufica , ficcome quello , cui manca il princi-
pal fonte della energia , che coriarie nella efpref-
fione di qualche individuale concetto dell' animo ?
Che a motivo di cotal incertezza il imi lieo Ci ve-
de fovente corretto a cangiar di mifura , principal-
mente nel recitativo dove gì' intervalli della voce
effen-
effendo meno marcati , e conseguentemente più
veloce la pronunzia , le note non poffono feguitar
l'ordine delle fillabe ? E che nelle arie ftefle do-
ve il ripofo della voce fulle rifpettive vocali è pili
durevole , e piti facilmente poffono accomodarli le
note , troppo è grande tuttavia F incertezza del
compoiitore nel numero delle note, che a.ciafcu-
na fìllaba dee corrifpondere , e nei tempi , che
debbono impiegarli nel profferirle ? Però la man-
canza di profodia efatta è un vero e pofitivo di-
fetto nelle noftre lingue, il quale per l'influenza,
che ha nella mufica fpiega altresì fufficientemente
le cagioni della fua divertita rifpetto all' antica.
Non mancano di quelli , i quali filmano la no-
ftra a baftanza ricompenfata colla invenzione di
comporre a p:n parti , e col ripulimento e perfezio-
ne, cui portata abbiamo F armonia . Senza decidere
fé cotefta invenzione fìa propria dei fecoli moder-
ni , e del tutto feonofeiuta agli antichi ( queftione o-
oziofa , intorno alla quale non potremo aflìcurarci
giammai , non oftanti i molti e celebri Autori , che
l'hanno trattata) egli è chiaro, che la fua utilità
almeno per la mudca teatrale è tanto problemati-
ca che poco o niun motivo abbiamo d' infuper-
bircene . Quefta proporzione è tanto conforme al-
la efperienza , che Vincenzo, Galilei , Giulio Cac-
cini , e Jacopo Corfi , allorché vollero inventare la
vera mulìca drammatico lirica , non trovarono a
perfezionare la melodia mezzo più fpedito di quel-
C i lo di
3*r
lo di sbandirne e {ereditarne il contrappunto al-
lora regnante . (*) Se non è concepibile in qua!
guifa le voci diverfe e gli finimenti cantaflero
tutti all' uniifono nei cori degli Antichi, più dif-
ficile è ancora V immaginarli come la moltiplicità
e varietà degli accordi , che richiede il contrap-
punto, pofTa produrre una determinata e indivi-
duale paffione . Conciofiachè ad eccitar quefta fa
di metti eri una ferie di movimenti tutti dal princi-
pio fino alla fine conformi all' indole dì eiTa , len-
ti j per efempio , ove fi vorrà efprimere la manin-
conia , più fpediti , dove fi tratti dell'allegrezza,
velocitimi poi ove della iracondia , e così delle
altre affezioni del' animo in guifa tale , che fé fra
loro fi mifchiano movimenti di diverfa natura , non
è potàbile. ottenere il defiderato intento, fendo-
che f azione dell' uno viene fcambievolmente di-
ftrutta dall'azione contraria dell'altro. Ora delle
quat-
(*) Le opinioni del Galileo, e del- Caccini fono fia-
te da me indicate nel capitolo quinto del Tonio primo,
dove fi trattò più diffufamente degli abufi del contrap-
punto • A Cotali autorità aggiug.ierò quel/a del Corli ,
il quale chiami (itfatta invenzione quella fyevi'e di mufi'ca
tanto biafimata dai fiUfojì , e in particolare da Arijiottle
nell'ottavo delle politiche, appellandola artifizio/a , e non
valevole ad altro chèa venire in contrailo con gli emoli fuoi ,
né ejftre da uomo Ubero non avendo forza di mutare l'animo
altrui a quejìo e a quel co/lume . Difcorfo a Giulio Cacci-
ni (opra la mufica antica , e i! parlar bene inferirò nelle
Opere di Giambattista Doni. T0 iv
37
quattro parti principali , che coftituifcono la noftra
armonia equiteraporanea , cioè il Baffo , il Tenore ,
il Contralto , e il Soprano , il Baffo , che è 1* e-
ftremo più grave, e per confeguenza quello, che
procede con moti più lenti , fi congiugne nella
fteffa cantilena col Soprano , che è V eftremo più
acuto, e che procede con movimenti più celeri."
dalla .qual congiunzione rifulta una mifchia, una
opposizione di forze, che diftruggono l'animo
dell'uditore in parti contrarie fenza fidarla ad un
movimento determinato .
Qjanto fi dice della moltiplicata delle parti fi
dice altresì della lecita degli intervalli , che fono
in ufo nella noftra armonìa . Si riducono quefti
(parlando de' femplici , onde fi formano poi i com„
pofti ) all'ottava , le due fettìme , le due fefìe
maggiore e minore , la quinta , la quarta , le due
terze maggiore e minore , la feconda , il tuono , e il
femituono . La natura intrinseca di eflì intervalli 9
e fopra tutto di quelli, ch'entrano ordinariamente
nell'armonia, vale a dire, l'ottava, la quinta 5
la quarta , le fefle , e le terze , n'è, e ne debbe
effere affato diverfa , poiché la modificazione de|
fuono, che rifulta da ciafeuno , e confeguentemen-
te l'azione fifica indi prodotta è proporzionale al-
la fua eltenfione , gravità , e acutezza , le qual*
eflendo rifpettive in ciafeun intervallo , differente
altresì effer debbe 1' effetto individuale , che ne
vien generato. Ciò è tanto vero , che fé in una can-
C 3 tilena
5*
tilena fa il rnuflco valere piuttofro una quinta , per
efempio , che una terza , il rifultato del fuono e
dell'effetto farà, conforme al tuono della quinta,
e non della terza. Folto quefto principio incontra-
tatele , facciali la fuppofìzione , che il Compofito*
re debba efprimere un fentimento di allegrezza ,
e che gli intervalli più a propofìto per rapprefen-
tare fìffatto fentimento fìano le due terze . Egli è
chiaro in tal cafo , che la bafe fondamentale del-
la modulazione dovrà principalmente raggirarfì in-
torno alle terze , che il movimento dovrà colla
fLia velocità aumentarne P effetto , e che fra tutte
le voci dovrà fceglierfì quella del foprano come la
più agile , e in conseguenza la più atta a lignifi-
car l'allegrezza. Mentre la cantilena non fi mo-
dulerà che ad una fola voce , le cofe tutte ande-
ranno a dovere, ma rnodulandofi fecondo le leggi
dell' armonia equitemporanea , neceffariamente av-
verrà , che le parti del Tenore, del Contralto, e
del Baffo procedano fimultaneamente per gli altri
intervalli mentre il foprano corre fucceffivamente
per quelli delle terze , i quali effendo d' indole
diverfa dagli a'tri , e operando anch' eflì fecondo
la propria difpofìzione , o rintuzzeranno la forza
del tuono dominante , o faran nafeere una cotal dif-
frazione fra la voce principale e le aggiunte ,
che non potrà mai generarfi il dovuto effetto , per
cui voglionfi , come abbiam veduto , movimenti omo-
genei. Non fi niega, che da fìffatto contratto non
poffa
3*
pofla per opera d' un valente corapofìtore cagio-
narti talvolta una combinazione dei fuoni , che
diletti l'udito per la fua vaghezza ed artifizio ,
ma egli è indubitabile , che fìffato artifizio non è
atto ad eccitar le paflloni, e che l' intrinfeca ri-
pugnanza , che regna nel fiftema della noftra ar-
monia (ripugnanza nata dal comprendere infieme
più fpezie contrarie di movimento ) le toglierà
fempre mai il diritto di gareggiar colla greca, nel*
la quale fìccome non trovavano le (quietezze armo-
niche della moderna , così non fi trovavan nem-
meno le fuc contraddizioni ; il tutto era anzi al
feopo maravigliofamente diretto . (*)
Ricercata filoloficamente l' intima differenza ,
C 4 che
(*) Tartini « le cir traccie mi fono fatto un pregio
di feguitare in qualcuno degli accennati argomenti , fa
una ofTervaz'one de^na di efTere rilevata. Quefta è,
che in oggi la mufica non è che 1* arte infign'fi-ante di
combinare i fuoni , altro non recandole che la fua
parte materiale abbandonata dallo fpirito, che 1* ani-
mava altre volte • Avendo falafciate quelle regole ,
che dirigevano la fui azione verfo un punto folo •> ella
non s' efercita fé non intorno a cofe generali -, Cosìche
fé per accìdete rifveglia in noi un principio di com-
mozione verfn un tal affetto, quefta è uniyf rfale , e in-
determinata ferua procreilo o determina2Ìone fpecifica »
Da!<-he avviene, che rare volte produca intieramente
T^fF'tto di comm mvere , il quale non s'ottiene c<n una
tcid.nz» vagì e eenerica , ma bensì colla efpreflloae dei.
Baiticolare • Trattato di mufica p. 1450
4»
che corre tra il noftro fiftema muficale e quello
degli antichi, e indicati in generale gli inconve-
nienti anneflì alla noftra armonia; pare, che la
ferie di ragioni addotte fin qui baftar dovette a
pienamente confermare il mio aflunto. Ma ficcome
nel numero dei lettori haccene ancora di quelli ,
che facendo profetinone di vivere eternamente at-
taccati ai pregiudizi della lor nazione e del loro
fecolo, come le cariatidi al piediftallo delie ftatue ,
m* acciaeranno di troppa baldanza per aver ofa-
to chiamar in giudizio la moderna mufica ; cosi a
coftoro incapaci dì fentir per fé ftetfì la forza d*
una pruova , o la fquifìtezza d' un raporto L; d' uo-
po venir avanti coli' autorità fpezie di argomen-
to , che P inerzia adotta volentieri perchè ia dif-
penfa dal ragionare , e che il pregiudizio accarezza
talvolta a fine di nafconder colla ftima , che mo-
ftra verfo le opinioni d'un folo , il difprezzo , che
ha per la capacità di tutti gli altri . Sentano effi
adunque parlare due Scrittori cogniti alla Europa
non che alla Italia per la loro perizia nelle faen-
ze ratificali , e che non polfono venire accagiona-
ti di giudicare fenza cognizione di caufa . Il pri-
mo è il celebre Padre Martini, il quale fembra
avere epilogato ne! tefto feguente quanto da me è
flato detto finora intorno alle due mufìche* La
loro Mufica (parla dei greci) era finalmente e pre*
cipuamente diretta a muover gli affetti dell' animo
dove la no&ra ha per ifcopo principalmente V allet-
tare
4«
tare e pafcere il fenfo , e a trarre in ammirazione gli
afcoltanti mercè la finezza de IT arte praticata il tut-
te le fue parti» Che fé qualche rara volta giugne la,
noftra mufica a muovere qualcuno degli effetti , per
ejfer cafo raro , ci fa conofcere , che ella intrinseca-
mente , e di f n a natura non pofi-de codeflx attivi-
tà . (a) Il fecondo è il famofo Marcello , che nella
prefazione alla fua Parafrafi muficale fopra i primi
venticinque falmi parlando di tutte quelle cofe ,
che nella mufica greca concorrevano ad eccitar le
paffìoni , fi fpiega in tal guifa . Ma quanto pei Jìx-
no quefie in ogp tolte a noi da nuovo coflume , o
trafeuratone V ufo di effe , egli è ben facile da com-
prenderfi dal non udir/i che appena o dì rado da canti
nostri, benché da virj confonanze copio/i, e di v*rj
movimenti e leggiadri produrre nelV animo noflrs
qualche menoma parte di quelli antichi tanto ammi-
rabili effetti j i quali a chiunque odaH raccontare
fembrar convengono pivi toslo favole che veri . (b)
A^t^U^
C Afri-
(a) Storia della mufica Toni. j. p. 439.
(b) Eftro poetiCQ-armonico Tom, 1» p. 4*
4*
CAPITOLO SECONDO.
Caufe funicolari deHa decadenza attuile
dell' Opera . Prima Caufa . Mancanza di
flofofia nei Compjìtori . Difetti nella com-
fofìzione . Eccezioni individuali di quefta
re fola .
GV inconvenienti annetfì al noftro fìftema ratifi-
cale non impedirono ai compofìtori il creare
delle bellezze parziali , e il condurre ciafeuno dei
rami al grado di perfezione, ond' era capace. Se
F odierna mufìca non ha più per ifeopo quel fine
morale , cui la conducevano i greci , e fé le parti
tutte, che a formar il melodramma concorrono,
non hanno fra noi quella relazione e congegna-
melo totale , che fra loro avean meflì la lunga
ufanza di molti fecoli , e lo fcambievol rapporto
aiutato dalla legislazione ; può quella , non ottante,
adattarli mirabilmente all'oggetto, che fi propo-
ne , eh' è di lufingar il fenfo con vaghe e brillanti
modulazioni, e poffono quefte ridurli ad una certa
unità , la quale fé non appaga del tutto la leverà
ragione , batta nullameno per fedurre V immagina-
zione con una illufione aggradevole. Alcuni com-
p^tori italiani , e non pochi ancora fra i moder-
ni toeti hanno fatto vedere in pratica ciò , che la
£loiofia pronuniiava da lungo tempo come certifS-
43
mo, cioè che le modificaz'oni del Bello fono af-
fai varie, che i fonti del diletto nelle belle lette-
re e nelle arti non furono dagli antichi pienamente
efauriti , che !a barbarie dei noftri metodi era capa-
ce di dirozzare fino ad un certo punto e rin geriti*
lirfi , e che da un fittemi diverfo da quello dei
greci potevan gli sforzi del Genio far ifeaturire
nuove forgenti di vero , d* intimo , e di non mai
fentito piacere . Così dallo flato fvantaggiofo , iti
crii fi trovava la mufica in certi feco'i , e dall'
ignorar la maniera d' applicarla alla poelìa nacque
la tragedia recitabile , preferibile a molti riguardi
alla cantata; così dalia perdita dell'antica profo-
dia nacque la rima , che sì maravigliofo diletto ci
porge ne' poemi dell' Ariofto , del Camoens, e del
Tallo , come nei verfi di Boeleau , di Pope , di
Garcilafo , e di Racine ; così dalla ftrana confufiori
di più voci nelle mufiche ecclefiaftiche vennero le
fublimi compofizioni del Paleftrina , del Carità ni ,
del Marcello , e del Hendel ; così finalmente dalle
rozze rapprefentazìoni fatte nel Pra della Valle ,
ovvero in Firenze nel Calen di Maggio forfero ir*
feguito gli fpettacoli fino a farci fentire le mara-
viglie d'un Vinci, d'un Pergole fi , d' un Jumella ,
e d' un Metaftafio .
Ad altre cagioni oltre le accennate fa di
oieftieri non per tanto appigliarfi volendo efporre i
motivi della dicadenza attuale dell'Opera italiana,
Se non fi può legitimameute pretendere che i
com-
nofco
0:
44
componitore , il mufico , il poeta, ed II ballcrinope(1
diano alle rifpettìve lor facoltà la forma ftefla , cheW'e
avevano venti fecoli a dietro, fi può bensì cor#
ragione efiger da tifi , che non isformìno quella,
di cui lo flato loro p^efente le rende capaci. CoN^ei_
pa è di loro lo fco ìcerto e difunione , che regnai'
nel tutto, e gl'infiniti abufi, che hanno prefo'Bentó
piede in ciafcuno di quefti rami in particolare •
Colpa è di loro la mancanza d' illufione e di'
verosìmile , che vi trafparifce , e che rende fcon-i^sc
neifa , grottefca , e ridicola la più bella invenzio
ne dell'umano fpirito. Né giufto farebbe incolpa-!^
re le arti pe' i difetti degli artefici . Perlochè
avendo io divifato di far conofcere ne' feguenti
capitoli quanto quefti abbiano contribuito alla to-
tale rovina del melodramma, e incominciando pre-
fentemente dalla compofizione , io dico , che il
primo e capitale difetto dell'odierna mufica tea-
trale è quello di edere poco filolofica , e troppo
raffinata , proponendoti folamente per fine di grat-
tare l'orecchio, e non di muovere il cuore, come
dovrebbe efTere il fuo principale ed unico uffizio.
E non altrimenti avverrà finche fi tralafci 1' imita-
zione della natura , il vero , il grande , il pateti-
co, il fempiice per correr dietro alle bambocciate
alle caricature, e a' fai fi ornamenti. Si lodano
bensì da i maeftri dozzinali , ma non fi ftudiano ,,, V
non s' imitano le opere dei fommi compofitori .
della trafeorfa età j ciafcuno vuol efier originale da, * ,
Pe
grata
iia ii
loia
mio o
Ignai
ell'a
mm
burnì
pio qi
: .00
dia,
Coi.
ire
Hi
:oti-
EÌO-
oa.
ochS
J'iì
1 to«
ire-
ic
tea
ippo
(rat-
ine
zio,
teti-
ite
ano
45
e , ed aprire delle vie novelle , le quali non trovan-
do/i fé non fé nella ricerca della natura , ch'elfi non
onofcono , e nella profonda meditazione , di cai fo-
io incapaci ; la loro invenzione ai altro non fi riduce
he ad uno ftile capricciofo , ad un falfo raffina nen-
o , che Infinga la loro vanità, e che rovina intiera-
n ente la mufica .
Per vedere fé la mia proporzione Ha o no esa-
gerata, efaminiamo un poco in pratica il mutolo,
:he s'offerva comunemente nel cantar un' aria . Ap-
pena 1' attore , o l' attrice hanno finito il recitativo ,
he gli liromenti cominciano una Tuonata o preludio
chiamato ritornello. L'oggetto di quella piccola fin-
fonia è di ragguagliar gli uditori agguifa di proe-
nio o preambuio del fentimento genera'e,che dee
regnare nell'aria. Celfano gli ftromenti , e la voce
deli' attore prende a cantare (olo e fenz' accom-
pagnamento la prima parte dell' aria dividendola e
fmembrandola ne' fuoi periodi. Sa l'aria perefein-
pio quefta
Vedrai col tuo periglio
Di qwfto acciaro il lampo 9
Come baleni in campo
Sul ciglio al donato*, (*) , S' ira —
(*) Ho recato in pru3va 1" aria rielFa » che s'arreca dal
Signor Saverio Mattei nella dilfjrtasions Calla. fiiofofi*
àelli Tiu:ìca ; poiché , voleri io ad.larre un qculche efedra-
pio deli* odierno abufj , era uidiiferente per me e per
gli altri l' addurre piattola quetta che un* altro . Del
rciìtf ofTeryeradiì lettore, che U alia inuaiera d* efaim-
iafli fo°
ale ricc
46
S' incomincia ripetendo tre volte le parola vedrai jfafa
due T acciaro , fi fpendono due minuti nel gor
ghe^giar fu quel lampo, fi replicano due volte ro-
w? come , fui ciglio fai ciglio, fi ripigliano i die Xarietà
primi verfetti |pt0)
Vedrai col tuo periglio |.oQ(jj)
Dì quejlo acciaro il lampo . rad^tt
collo ftefio tritume di note , e fi feguita per gli altri, ,Eireìi
due fpendendo qualche minuto fu quel beilidìmoj e]|0 n
baleni. Crederemo, che ila finita? Non per certo .jjj,oljg
Fa paufa il cantore , e gli ftromenti riempiono 1',^
intervallo, replicando col iìiono i medefimi fenti-Lne
menti del canto E come fé l'uditore non gli Lu;
aveiTe intefi a baldanza, o fi parlafTe il lifl-^dj
guaggio degli Ottentoti , di cui la mufica ne foife |Lor(
il dizionario , bifogna , che 1' attore giei' inculchi
di nuovo ripigliando coli' ordin medefimo le paro-
le . Però fi tornano a replicare per molte volte
quel vedrai, quei baleno e quel lampo (correndo!
or su or giù per le note con gorgheggi veloci/lìmi
e con mille femicrome . Arriva finalmente la ca-
denza , quella interminabile cadenza , falla quale
fa d'uopo attendere mezz'ora prima che il can-
tante efea fuori dall' a del donator , che è la fua
voca-
10 COI
imo
ilo IX
cario
fa,
ver
nar quell'aria è ben diverta da quella del Sig. Mattei ,.,
il quale , appaganaofi delle prime idee che gli fi fono
preferiate allo fpirito , va fens' analìfi e fenxa difegno
toccando qua ejkjdlfétttjc eofe ftaccatc.*
tizio
enti
teli
i tri
:;to,
lenii'
47
focale favorita. CefTa il canto, ma per qnefto
iam fuori d'impaccio? Oibò . La mufica ftrumen-
ale ricomincia di per fé a fine di due tutta la
arietà di efpreflìone , ond' è fufcettibile il fenti-
nento , finche termina la prima parte . E la fe-
onda? Oh quella poi ha la rnedefima difgrazia che
cadetti delle famiglie illuftri , ai quali tocca laa-
;uire in riftrettezza di fortune mentre che il frat-
ello maggiore vive fra il lutto e l'opulenza. Il
uo dettino è di ettere rapidamente sbrigata con
juattro note fenza V analifi , divisone , o reperi-
tone dei periodi , che fi fa nella prima , fé non
n quanto fra le paufe della voce 1' orchestra por-
*e di quando in quando aiuto al cantante Se il
ettore mi domanda la ragione di cotal divertita,
io confetto di non faperla . Che che ne fia di ciò ,
ìamo almeno pervenuti alla meta del noftro viag-
gio-? Chi cosi credette viverebbe in inganno. Qje-
fto non è che "il primo oftello , dove fi rinfran-
cano i cavalli per ripigliare valorofamente la cor-
fa . Il ritornello, il cantore, e la prima parte
dell' aria incominciano di nuovo, e fi rep'ica due
volte lo fletto andirivieni collo fteffo apparato di
note e di gorgheggi .
So benittìiuo , che qutfto metodo ha i fuoi
vantaggi : fo che vuoili nella mu/ìca qjalche ripe-
tizione per ifcolpir maggiormente nell'animo i
Pentimenti del canto, i quali non eifendo bene in-
teri né ben rimarcati non farebbero colpo: fo che
il ri-
4$
il ritornello s' introduce a fine di ridellare ìa trop-
po languida attenzione degli uditori, e di dar luo-
go di prender lena al cantore itanco del lungo
viaggio del recitativo : fo che il desiderio di fvi-
luppare tutte le fquifitezze dell' armonia variando
in mille guife un fentimento è il fondamento mu-
fìcale di quel tanto apparato di note, che fi vede
nelle compofìzioni .>• ma fo parimenti che quefto
metodo è divenuto per la poca irruzione e per
1' imperizia dei con pofitori la forgente di mille
fpropohti. Tentiamo di efaminarli partitamente con
quella imparzialità , che fi conviene ad un fìlofo-
fo, il quale non ifcrive mollo dall'odio o da con-
nivenza per chicchera , ma per folo amore del ve-
ro. E guardiamoci bene di non avvanzar cofa , che
appoggiata non venga fulle eterne e generiche
idee di quel Bello ideale, innanzi a cui fparifcono
I pregiudizi, come le nebbie dardeggiate dai raggi
dtì Sole .
E incominciando dall' ufo , che fi fa general-
mente della mufica ftrumentale , pare a me, che
la perfezione , alla quale fi è voluto condurre dai
moderni da mezzo fecolo in qua abbia contribuito
non poco alla rovina della efprelfione nel melo-
dramma • Ne5 tempi felici dei Leo, dei Pergolefi ,
e dei Vinci l'attenzione di que' fommi maefiri era
unicamente rivolta a far valere il canto e la poe-
fia, e non gli fircmenti , avviiandofi con gran giu-
dizio , che , quelli altro non eflendo che una fp fi-
zi e
zie di
tezM i
filila
non t;
fé nty
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piffal
Pubi
fac
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ricci
fra
top-
Ino.
mgg
andò
imi
ni
ueftts
per
mille
; coli
49
zie dì commento (atto Tulle parole , era una fol-
tezza da non fopportarfì che primeggi'alfero e(TI
fulla voce e fui fentimento , come non potrebb®
non tacciarli d'ignoranza un grammatico , che daf-
fe maggior pregio alle illuflrazioni di Servio o de
la Cerda fulla Eneide di Virgilio che non al te-
fio iflelfo del disino poeta. Tutta l'energia della
mufica era riporta allora nella efpreffione delle
parole , e V orcheftra non faceva , che accompa-
gnarle fobriamente e fotto voce per il comu.ie .
Siffatta femplicità non piacque lungo tempo ai
Pubblico iocoftante , ne ai capricciofì maeftri .
con- S' accrebbe il numero e la qualità degli finimenti ,
gli accompagnamenti divennero poco a poco più.
,clic ricchi, 1' orcheflra acquiftò maggior forza e vigore
;icJie fra le mani principalmente del Buranello , deli8
Hafs , e del Jumelli, i quali feppero, non citan-
te , confervarla fenza dar negli eccelli , ftimando ,
che la mufica ftrumentale effer dovelfe per la poe»
fia (*) ciò che per un difegno ben ideato la viva-
ce cita del colorito, o il contrailo animato de' lumi ,
jjjj e delle ombre per le figure . Dal Jumella in qua
quella parte del melodramma ha ricevuto degli ac=
eJ0. crefeimenti , che oitrepafTano ogni credenza. Si è
multiplicato all' ecce(fo il numero dei violini , fi è
dato luogo nella orcheftra a gli finimenti più ro-
jnorofi , e ciò eh' è peggio , fenza offervare colla
dovuta accuratezza il rapporto fra loro e colla na-
D tura
(*) Glac-K nella Prefaiiont alla mufica dell' Aicefte.
ura dell'oggetto , che debbono rapprefentare . T
tamburi , i timbali , i fagotti , i corni di caccia , tut-
to è ivi raccolto a far dello ftrepito. Si direbbe ,
che qualcheduna delle arie, che fi fentono accom.
pagnate in fimil guifa foffe un azzuffamento di due
eferciti nemici in un campo di battaglia .
Tra il fracaffo dell'armonia, tra i tanti fuoni
accavallati 1' uno fopra 1' altro , tra i milioni di no-
te , che richieggono il numero e la varietà delle
parti , qual è il cantore , la cui voce poffa fpicca-
re ? Qual è la poefia,che non rimanga arTaftellata
ed ingombera ? Molto più dacché un altro vizio
non minore di quefto è venuto di mano in mano
prendendo piede, cioè la fpeffezza delle note. Ne-
gli antichi fpartiti erano grandi , e largheggiavano
affai negli fpazj , onde aperti riufcivano i fuoni
vigorofi , e deftinti. Al prefente Tono effe così mi-
nute che non hanno luogo a fare una impref-
fione durevole , ne' fervono ad altro che a fner-
vare , a così dire , la forza del fuono fpezzandolo
in parti troppo deboli perchè troppo leccate ; nella
tfeffa guifa , che 1' eccedente ufo dei diminutivi
nello ftile rende molle di foperchio e {temperata la
poefia. (*) Inoltre, Precedendoli così affollate e
con tanta rapidità , affogano la voce del cantore
in ma-
(*) °ggidì può dirfi dello ftile,che regna nella mu.
fica , ciò che Seneca diceva dello Oi le di Mecenate: lai*.
mei fuMx» C9>yìfu£>i$ orat/onts fOYtente/iJJìmg delitti; «
in mJI
tori. 1
menta
derebi
confo
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te.
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che
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piò
L'i
ila
k
v
u
H
ki
U
in maniera , che poco o nulla il (ente dagli udi-
tori. Ed ecco che in vece di andar infame la mu-
i fica vocale e la ftrumentale, in vece, che la ftru-
mentale ferva di appoggio alla vocale , come richie-
derebbon V ordine e la natura , quella al centrano
confonde quefta , potendoli dire a ragione , che fo-
no gli finimenti che cantano , non già il canto-
re . Ognun vede da fé quanto nuoca cotal difetto
alla illusone deiio Spettatore ; imperocché altro
egli non fentendo che il romore degli tiramenti ,
né fapendo a quali parole , a quai fenti menti fi
riferifea tutta quella armonia , la ferie di fenfa-
zioni , che fi fvegliatio in lui , diviene inutile , per-
chè priva d'oggetto. Allora non trova più verofi-
miglianza o intereife nelP Opera di quello , che
troverebbe in un femplice concerto . E allora ci va
egregiamente il fuenata , che vuoi tu> del Fonte-
nelle .
Non è diffìcile rintracciarne i motivi di codefto
progredivo accrefeimento della mufica ftrumentale .
V arte del fuono è ftata coltivata dipersè in Ita-
lia e in Germania da uomini eccellenri , che hanno
faputo ritrovar in elfa bellezze inufitate , e novel-
le modificazioni di gufto. Alla foavità e dilicatez"
za , che fpiccano nelle compofizioni italiane , fi è
faputo inneftare la novità de' paflaggi , e lo ftiie
agiato e corrente , che proprio fembra di alcune
fcuole tedefche, fra le quali campeggia quella del
celebre Giovanni Stamitz , boemo di nazione,
D % ferita
1*>
fcrittore fecondo e rapido di fantafìa inventrl-
ce , di prontirfìmo ingegno , e che tra i fuonatori
ottiene il medefìmo luogo che Rubens tra i pit-
tori. Quefte bellezze parziali , alloppiando in parti-
colar modo gli orecchi dell' uditore , hanno fatto
sì eh' ei cerca di guftarle feparatamente dalle al-
tre , e che non ritrova nella melodia vocale un
eempiuto diletto fé non gli perviene ai fenfì ac-
compagnata dal colorito forte degli finimenti • Il
quale niìeiio fa più d' ogni altra cofa vedere quan-
to 1' ufo e il coftume poffano modificare le facoltà
interne dell' uomo fìao a creare in lui dei gufti
fatti?j opporli o diverfi da quelli, che fono più
conformi alla Natura . Imperocché egli è certo ,
che fra V imitazione , che fi propone la mufìca vo-
cale, e quella, eh' è propria della ftrumentale , la
prima è più fedele, più circoftanziata , e più in
mediata che non è la feconda , dove la diiìanza
tra la maniera d'imitare e l'oggetto imitato è af-
fai grande a motivo di non imìtarvilì le cofe fé
non fé in maniera troppo vaga e generica. Di mo-
do che non fi difeenerebbe punto l'individuale ar-
gomento, che gli finimenti prendono a dipignere,
fé le parole non venilTero in aiuto del fuonatore
facendone la dovuta applicazione dei fuoni a qual-
che cafo particolare , indicandone le circostanze , e
i principali lineamenti additandone . Se fi dov«fTe
rapprefentare fulla feena lirica quello fquarcio mi-
rabile della Eneide , allorché Didone fi vuol ucci-
dere
I fiere ài propria mano col ferro lafciatole in don®
| dal traditore Enea , (*) il compofìtore non po-
trebbe fignificare l'attuale fituazione di quell'ani-
ma lacerata fé non fé con un mormorio cupo ed
agitato delle corde più bafie , col fuono piagnente
degli ftromenti da fiato, con modulazioni rapide,
veloci , e precipitate , le quali , imitando i feno-
meni, che accompagnano la terribile maeftà della
natura nelle tempefte , o negli fconvolgimenti dell'
Occeano , facciano per comparazione comprendere
il morale fcompiglio , in cui fi trova la difperata
Didone
. « . magnoque irarum fluttuai &ftu .
Ma fiffatti colori non convengono a quel quadro
foltanto . Qualunque eroe , qualunque eroina fi tro-
vi nello fteflo cafo verrà dagli ftromenti dipinta
nella guifa medefima . Que' trati principali , que'
contorni decifivi , che caratterizzano le figure, ri-
mangono affatto indiftinti . E le circoltanze 'parti-
colari, che danno sì gran moffa e vivacità alla
eloquenza di Virgilio ,y come farebbe a dire, le
fìrane vicende per le quali è pervenuto quel ferro
da i campi di Troia fino ai lidi di Cartago , il di-
verfo fine , cui ferbavalo Enea , lo sfortunato e
miferabil ufo che ne fa Didone , 1' eccello di
paflìone , che la guida a troncare sì lagrimevol-
D 3 mente
( * ) ... enfemque re ciudi t
Dttrdaaium » non hos qunjìtum munus in #fw •
54
mente ì Tuoi giorni , 1* avvenenza , le grazie , e le
altre ragguardevoli doti , che degna rendevano la
bella regina d' affai più lieto dettino , i benefìz;
renduti da efia al principe troiano , e V ingratitu-
dine imperdonabile di coftui verfo una principerà
cotanto amabile; mille a'tri aggiunti in fomma ,
che ferifeono , a così dire , il cuore a colpi rad-
doppiati , e dall' aggregato de' quali rifulta poi nel-
lo fpirito quella fenfazione completa , che ci in-
tenerire , e ci attacca agli oggetti imitati; tutto
ciò , io dico , è intieramente perduto per gli ftru-
menti. E quefta è la cagione altresì, per cui le
Tuonate, le finfonie, i concerti, e gli altri ram1
di unifica ftrumentale dirado, o non mai /Veglia-
no in noi quel vivo interetfe , che iogliono detta-
re il canto e la poefia , le quali efprimendo una
qualche pafiìone determinata , che fi contempla
dall'anima in tutti i uioi afpetti , eccita in noi
altrettanti motivi di attaccamento verfo V oggetto
di effa quante fono le individuali circottanze , che
vi fi feorgono .
Metattafìo ( chi lo crederebbe?) il gran Meta*
itafio ha colle fue liriche bellezze contribuito a
propagare il medefìmo difetto. Le molte compara-
zioni, che arricchirono le fue arie, e che tante e
sì leggiadre pitture contengono degli oggetti fificì
della natura, hanno per neceflltà dovuto aprire uà
vaftiffimo campo all'ufo, varietà, e forza degli
finimenti. Il fuo fpirito dotato, a cofi dire, di un
tatto
55
tatto fquifltifTImo per prefentire i divertì effetti del-
la mufica , ha faputo a maraviglia diftinguere ciò,
che poteva efprimerfi colla voce da ciò , che do-
vea rapprefentarfì principalmente dalla orcheftra .
Egli ha conofeiuto , che fìccome non ogni infleflìo-
ne , non ogni accento della umana favella era da
imitarfì dagli finimenti , così non era proprio del
cantore l'efprimere ogni o qualunque irnagine.
Gli oggetti dell' univerfo agifeono fopra di noi in
mille maniere, che la melodia vocale non può,
per quanto lì faccia , perfettamente imitare . E il
movimento progrefìvo , e la quantità , e F odore ,
e il calore , e il fonno , e la quiete , e le tene-
| bre , e cent' altre qualità or pofìtive ©r negative
dei corpi non fi efprimono in veruna guifa col
canto di cui folo è proprio l'afferrar la voce del-
la paflìone, e i tuoni elementari dell'umano dif-
corfo . Dirà il personaggio con molta leggiadria :
V aura , che tremola
Tra fronda e fronda ;
V onda , che mormora
Tra fponda e Jponda
£' meno inabile
Del voftro cor.
Ma come verranno rapprefentate dal cantore il
dolce fibilo , il fufurro blando , e lo fcherzevole
tremolìo di quel venticello, che foavemente ro-
moreggia tra le frondi > Quai trilli, quai gor»
gheggi potranno rendere il placidiffimo feorrere ,
D 4 il fug-
$6
il fuggire, il ripiegarli, il vivace gorgogliar dj
quel!' onda fra le rive ? Certo è , eh' egli farebbe
fchiamazzar dalle rifa tutta 1' udienza , fé accinger-
ai voleffe all' impegno di efprimer colla fua voce
tai cofe . Siffatta incombenza s* appartiene piutto"
ilo agli firornenti , i quali per la varietà e confi-
gurazione loro diverfa , onde capaci riefeono di
combinazioni più numerofe dì fuono , pcfTono più
acconciamente imitare le diverfe proprietà fonore
dei corpi. L'ufo adunque delle fimilitudrni affai
frequente in Metaftafio, e prodigalizzate in fegui-
to nei drammi dei pretefi fuoi imitatori hanno con-
tribuito al medefimo fine . (*)
Da cotal luifo nelì' applicazione della m tifica
ftrumentale fi diducono alcune confeguenze di pra-
tiche oltre le indicate di fopra , le quali non fia
inutile ofifervar brevemente. La prima fi è la
difficoltà , che apparifee nell' combinar fra loro tan-
te parti diverfe fubordmandole in maniera che ne
rifiliti un unico fuono principale fenza che i Tuoni
parziali confondano il dominante , o fi facciano
fè'ntirc feparatamente da elfo, o producano un ef-
fetto differente da quello, che fi pretende.
La
(*) Chi volerTe fapere i fonti onde la mufica ftru-
mentale ritrae la fua imitazione, gli troverà rintraccia»
ti con molta fenfatezza e filofofia in due belle lettere ,
che intorno alla mufica imitativa dell* Opera ha inferite
negli opufcoli fcelti fulle Scienze e le Arti , che fi
Campano a Milano il Dottor Matteo ÌBorfa Mantovane,
57
La feconda è quella ridondanza eccepiva
di accordi , quel pleonafmo , a così dire , di
fenfazioni, con cui fi vorrebbe accompagnar le pa-
role, onde in vece di rinvigorir 1' efpre filone , al-
tro non sì h che indebolire l* effetto , poiché , fic-
; come s' accennò nel!' antecedente capitolo , la fim-
plicità che richiede la unifica vocale ad ottener il
fuo intento, viene diftrutta dall'apparato armoni-
co che efige la Strumentale , la quale , effendo
imperfetta nella fua imitazione , debbe ricompen-
fare cotal mancanza coli' artifizio dando all'orec-
chio tutto ciò , che non può concedere al cuore •
Come fanno appunto quelle donne , le quali, reg-
gendo dalle ingiurie del tempo sfrondare a poco
a poco fulle loro guancie le frefche rofe e vi-
vaci , che rallumavano i defiderj dell' amante ,'
cercano pure nelle Andiate maniere , e nella li-
cenza de' voluttuofi atteggiamenti un riparo al fuc-
ceffìvo mancare delle loro attrattive .
La terza , quella fmania d' introdurre dapper-
tutto T ufo degli ftromenti feparati dal canto, e
principalmente nei ritornelli . Per cofa del mondo
non fi leverebbe dal capo ai maeftri 1' ufanza di
premettere a qualunque aria la fua piccola finfo-
nia o concertino. Facendo altrimenti credereb-
bonfi banditi dal conforzio degli uomini e fcaduti
per fempre dalla protezione del Nume , che pre-
siede ai unificali piaceri . Ma , s' avelfero eglino ri-
cavati i principj dell' arte loro non da una feiocca
e ri-
5*
c ridicola ufanza, ma dagl'intimi fonti della filo-
fofìa , fi fariano agevolmente avveduti, che fé bene
convenga tal volta far precedere il ritornello , non
perciò Tempre e in ogni occaiìone diventa oppor>
tuno . Quel proemio muficale maneggiato a capric-
cio introduce fra V aria, e il recitativo un divario
troppo marcato e confeguenternente troppo contra-
rio alla illufione . Lo Spettatore non può a meno
di non riconofcere 1' inganno , fentendo il cantan-
te , che rallenta all' improvifo il corfo della pacio-
ne , che fcfpende e tronca il pendìo naturale de'
periodo per dar luogo agli finimenti ; dovechè i}
fano giudizio vorrebbe , che il pafiàggio dal recita-
tivo all' sria forte naturali/limo e preflbchè infenfì-
bile . La famofa legge di continuità , cui il famofo
Bofcovich applicò sì felicemente alla tìfica , è non
meno riferibile alle produzioni dell' arte che 2
quelle della natura • Che fi direbbe d' un cotale ,
che, camminando lentamente per via, fi meteffe ad
"trn tratto a fpiccar falti e cavriuole ? Ognun crede-
rebbe , che il povero galantuomo ufcito forfè di
fenno . Ora tali ferribrano a me que' maefiri , che
fen?a confultar prima il buon fenfo , fenza la de-
bita graduazione e preparamento fanno all' impro-
vifo pafiaggìo da un recitativo andante e negletto
ad una fìnfonia in forma . Goral preambolo armo-
nico va benififìmo aPorchè l'aria o per effer lirica,
o oer non trovarfi intimamente inneftata col fenfo
anteriore del recitativo , o per comprendere un
movi-
59
| movimento inafpettato ha bìfoeno di efpofizione
preliminare . Ma perchè premetterlo a tante arie
piene di paflìone , le quali hanno ftretta relazione
e dipendenza col fenfo anteriore ? Perchè non en-
trar fubito in materia fenza far pompa d' armonia
inutile ?
La quarta offervazione , che può in qualche
modo riferirli all' antecedente , riguarda 1* apertu-
ra , onde fi dà incominciamento ài dramma . Non
già eh' io non lodi 1' ufanza di Tuonar gli ftrumenti
avanti che fortanq. i perfonaggi , la quale mi fem-
bra neceffaria non che opportuna a fedar il confu-
fo mormorio degli uditori , a fvegliar la loro at-
tenzione , e a preparar gli animi al filenzio ed al-
la compoftezza. Condanno bensì, che i maeftri
non abbiano cavato da fiffatto principio tutti i van-
taggi , che ne potevano , e che riflettuto non ab-
biano qualmente la finfonia preliminare , oltre 1'
eccitar la curiofità dell' udienza , ha per ifeopo
eziandio 1* efporre come in breve argomento l' in-
dole dell'affetto, che regnerà nella prima feena »
Dico nella prima feena , giacche non faprei con-
venire col Conte Algarrotti , il quale è d' avvifo ,
che 1' apertura effer debba una efprefiìone o com-
pendio di tutto il dramma . Bifogna aver filosofato
affai poco falla natura della mufica per non avve-
detene , che cotal finopfi od epitome unificale di-
viene in pratica preffochè imponibile ad, efeguirfi *
attefa V indole vaga e indeterminata del linguag-
gio
6q
gio fìrumentale , che non può e non fa individuare
alcun oggetto , e la difficoltà parimenti di accoz-
2ar infieme fenza diftruggerli altrettanti movimen-
ti divertì e forfè contrari quanti fono i lenimen-
ti , che rifultano dal totale d' un dramma . E ciò
nel breve fpazio d' un quarto d' ora , che a fatica
s' impiega nell' apertura . Se difìcilmente fi fanno
intendere i muli ci ne' ritornelli , i quali fono T ef-
pofìzione d'un' aria fola, ci farà da fperare , che
riefeano più chiari ed intelligibili nella efpofizione
di trenta e forfè più feene ? E fé fa di meftieri ,
€he l'uditore dopo aver fentita la finfonia afpetti
pur anco le parole per fapere , che quella , che
giace colà fvenuta fui fafìo , è la fedele Ariitea,
che il giovane, che le fta ai fianco tutto fmarrito
e piagnente, è il generofo Megacle , che il perfo-
naggio che fopragiungne inopportuno , è Licida ,
che le ridenti e deliziofe campagne che apparif-
cono in lontananza, fono quelle di Elide, e che i
flutti, che vede luccicare tremoli e criftallini , fono
le aque del fiume Alfeo , come potrà egli Iufingarfi
giammai di capire diftintamente in un' apertura j
diverfi generi d' affetto , che debbono fpiccare ne*
tanti avvenimenti, che s'affollano, s'incalzano,
e con tanu rapidità fi fuccedono nell'Olimpiade?
Di più .* quefìo metodo condurrebbe ben tofto la
mufica teatrale ad una fgradevole monotonia , poi-
ché avendoli a rendere la paffione , che domina
per tutto il dramma , l'uditore farebbe corretto a
fenti-
6t
fcntirc fin da principio quel gener medefimo dv ar-
monia , che gli toccherà poi in forte d' afcoltare
sì lungo tempo , e che dee per confeguenza efferc
dal compofitore fobriamente difpenfato affine di
non cadere nel vizio diftruggitore d' ogni più fquifi-
to piacere , qual è la fazietà . Ma o comprenda la
linfoma l'intiera azione, o fi relìringa ad una io-
la feena , certo è, che nell'uno e nell'altro cafo
dovrebbe variarli fecondo che varia l' argomento 9
eftendo diverfo il fuono , che mi difpone a vedere
i trionfi d'Achille da quello, che mi prepara a
fjntire le amorofe fmanie d'Ilfipile, quello che mi
dee frappare le lagrime per l'abbandono di Go-
ftanza neir Ifola difabitata da quello , che m% indi-
cherà le frodi del figliuolo di Venere nell' Aulo
d'Amore. Ma non così addiviene in pratica, poi-
ché a riferba di alcune lavorate da maeftri bravi (*)
la maggior parte delle aperture , che li fento-
no tutte ad una foggia e d' un carattere fono ap-
punto come quelle lettere , che dagP impariti fé*
gretari fi riducono ad una fola formola ricavata da,
qualche libro , o come gli autori del cinquecento ,
i quali tutti fofpiravano alla platonica perchè tal-
mente avea foipirato due fecoli prima il Petrarca*
Se non che non fono quefii i foli difetti , che
fi cout-
il) Tra quelle , che potreboero nominare con loie ,
meritano partìcoJir diftirulone le aperture del GlmK $
del Saflbne , del Jumella , e dei Sarti .
6%
fi commettono nelle moderne compofizioni rnofica-*
lì . Ve ne ha di più forta nella maniera d' efegmre
j recitativi, dei quali dovendoli parlare in un altro
capitolo , farà meglio far paffaggio agli abufi , che
vi fi fono introdotti nella economia , e nella efe-
cuzione dell' aria . Qjelta fpezie di componimen-
to confìderata dal poeta altro non è che un parti-
colar fentimento comprefo in una piccola canzo-
netta , divifa in più ftrofi , e fregiata di tutte le
vaghezze della poefia . Confìderata dal componito-
re effa è 1' efpreflìone d' una idea o penfier mufica-
le, che fi chiama comunemente motivo, nel qua-
le , come fu una gran tela , la mufica fi propone
di pennelleggiare un qualche oggetto propoftole
dal poeta, prendendo dalla melodia il difegno, e
il colorito dagli finimenti . Confeguentemente a
fìffutto carattere il motivo dee con tutta 1' eùtttz «
za potàbile corrifpondere al fenfo delle parole ,
acciocché il mufico non mi dica una cofa allorché
il poeta m'inculca un'altra; dee contenere un
unico e folo penfiero, il quale venga poi di mano
in mano fviluppandofi ne' diverfi toni , che lo co-
ftituifeono , non altrimenti che foglia far 1- oratore
analizzando nel corpo della orazion fua la propo-
rzione , che n' è !' argomento .* debbono i motivi
fubalterni riferirli al primario, come le liaee d' un
circolo fi riferifeono ad un centro comune , o co-
me le idee femplici feompofte prima e divife fi riu-
Bifcono pofeia per formar una idea complelfa .- deb-
bonfi
bonfl in tal guifa fubordinare ffa loro i Tuoni , che
1* azione dell' uno non nuoca punto anzi maggior-
mente rilevi l'effetto dell'altro, cercando di com-
binare per quanto ila pofibile V unità , che convìn-
ce ed appaga Io fpirito , colla varietà che lo ri-
crea . (*> Ha inoltre da cercare il compofìtore , che
il mo-
(*) Tra le apparenti contraddizioni, che ci prefenta
I' efame dell'umilio fpirito, non è la minare a mio av-
?ifo quella d'amare 1 unita , che tende a riconcentra e
tutte le fenfazioni in uni loia inlieme colla varietà , cha
tende a fepararle e diltinguerle , Non f o , che alcun me-
tafi;ìco abbia data fiiora una fpiegazion convenevole a
quefto fenomeno , ne io foao da tanto che fperi di poter"
lo fare: abbiano, co non ottante , le leguenti con-
ghietture il pefo , che meritano- L'anima , effcndo fatta
per fcntire , cerei d'avere fenfazìoni diverfe perchè
ciafeuna di effe le arreca una novella rnodificiston di
piacere: quindi l'amore della varietà. L'anima cerca di
mettere una graduazione nelle proprie fenfizìoni , per-
chè queda folietica più dolcemente la feùfibilità eccitan-
do coila idea del godimento avuto il delìderio d* un nuo-
vo , e facendole fperare i diletti, che nafeano dalla
noyità ; cerca altresì di mettere un ordine fra etfe 9
perche que&o rifparmiandole la fatica nella percolo»
d' un oggetto , le fa nafeere uu' idea pù vantaggiosa del
proprio talento quilìchà comprendi le cofe con maggio-
re f cilita e prontezza: quindi l'amore della fimmetria»
la quale non è che il rifuluto della graduazione, e dell*
ordine, che & mette nelle parti d'un tutta. Ma ficcome
i'anina non è fatta foltanto per fent're ma anche per
penfare, e che l'atto di peufare apporta feco diduaione»
*4
il motivo d" un* aria abbia un carattere decifivo ,
che Io difìingua da ogni altro del medefimo gene-
re i che le modulazioni, per efempio, ch'entrano
nella compofìzione d un foggetto patetico non fer-
vano a'capricj ed alle irregolarità d'un argomento
gio-
degli effetti da una tal caula , o cognizione rifletta del-
la convenienza dei mezzi con un tal fine -, cosi 1' unita,
la quale, prefentandoci d' un colpo d'occhio nell' ogget-
to tutte le fue proprietà e relazioni , ci fa vedere più
pretto fitfatta d duzione o convenienza, deve per confe-
guenza piacere all'anima unitamente alla varietà, la
quale nelle diverfe fenfazioni , che le procura, le fom~
miniera la materia fu cui efercitare la fua facoltà pen-
satrice o comparativa . Da ciò fi ricava I. Che niuna
produzione dell' ingegno può dilettare compiutamente
fensa il ^oncorfo di entrambe, perchè nefiuna di effe in par-
ticolare è capace di Soddisfare a tutte le facoltà dello
Spirito, il Che efTendj l'idea dell» unità più attratti che
Senfioilc , il piacere che indi ne rifulta è piuttufto di ri-
flcifìone che: di Sentimento. III. Che l'unità in quelle
cofe che fi gultano fuceilìvamente , come pr efempio la
mutici i è più diffìcile a comprenderà" che nelle cofe , le
quili fi veggono i i un colpo d' occhio, come per efempio,
ì lavori detl archltenura o della pittura. La cagione fi
è peicuè il piacere che Sente 1* anima in ciafeuno de'fuo-
ni,cheù fuccedjno , le fa fovente obbliare il rapporto, che
hanno effe col tutto; qu ndi è che il volgo degli uditori
afeoka faeffo con trafporto una mufica , che Sembra cat*
tivà , ed è tale pt'i veri intelligenti , dovechè gli uomi-
ni anche più idioti s' accorgono fubito s' una pittura , od
una f.cciau d' un palazzo mancano di quell'unita 9 che
lichiede la Simmetria •
giocofo r efpreflione dell' allegrezza d' un coro di
contadini a quella del tripudio delle baccanti , la
gravità d' un ecclefìaftico miferere a cupi e dolorofl
omei d' Alcefte , o d' Admeto : che la mifura che
dà tanta moffa e vigore alla melodia , e gli accom-
pagnamenti , che ne aumentan P effetto , fervano
a far ifpiccar il canto fenz' alterarlo , e che né
quefti né quella fi prendano la libertà di rappre-
fentar cofe fiaccate dal fenfo generale dell' aria , e
che non abbiano inmediata relazione colle parole,
©(fendo certi/fimo , che gli epifodj fuori di luogo
non fono meno ridicoli nella mufìca di quello ,
che fiano nella oratoria e nella poesìa .
Suppotti gli accennati principj tanto più fìcuri
quanto che fono ricavati non da' capricci dell' ufan-
za né dalla particolare opinione di un qualche
Scrittore di Mufìca , ma dai fonti inefauribili di
quel vero comune a tutte le arti d' imitazione ,
qual' è la maniera oifervata dagli odierni compo»
fitori nel lavorare le arie ? Penfieri rancidi e vie-
ti , che fi replicano mille volte e mille volte fi
fentono con faftidio delle orecchie, e con ifcapi-
to dell' intereffe : motivi , a così dire , abbozzati
fenza finitura e fenza carattere : idee buttate ali3
improvvifo come vengono giù dalla penna fenza
la lima , che vien dallo ftudio , e fenza la fenfa»
tezza 3 che acquiftano dalla rifleffione : tratti rac-
colti qua e là nelle carie de* viventi o de* trapaf-
fati maeftri combinati poi bizzarramente , onde ne
E ri-
66
4'ifulta un ritratto , che non ha fìfonomia deter-
minata : mofaici comporti d' altrettante pietre di
vario colore quanti fono i divedi ftili , che ioven-
te concorrono alla compofìzione dell' aria fterTa :
periodi museali raccozzati infieme fenza difegno a
formar un foggetto , che per lo più è in contrad-
dizione con fé medefimo , e col tutto infieme del
dramma : una fluidità infìgnirlcante di melodia ,
che s' oppone alla rcburlezza e maeftà dello ftile ,
che reftrigne la unifica a non trattare fuorché i
rondò e le barcaruole , e che efprime la nobile
triftezza d' Ezio o d' Achille col tuono proprio del-
le canzonette per baUo ; i vezzi e le frafcherie
foflituite all' antica , e non mai pregiata abbastan-
za fimplicità : il defìderio di grattar V orecchio ,
o di forprender la fantasìa con paflaggi capricciofì ,
con arpeggi fuori di luogo , e con ambiziofì or-
namenti ; per dir tutto in. poche parole il fecolo
del Marini e del Preti , che va fuccedendo nella
unifica dietro a quello dell' Ariofto e del Bembo :
ecco il vero , il genuino , il per niun verfo alte-
rato quadro della prefente mufìca teatrale iti
Italia ,
Quefta verità dura ma incontraftabile , quefto
grido univerfale del buon fenfo e della filofofia ,
quefto pubblico lamento della ragione replicato da
quanti non hanno intereffe in negarlo riceverà
una maggiore conferma volendo difcendere alla
ofTervazione degli altri viz; , che fi fcorgono nella
or-
67
orditura e nella esecuzione . Torniamo di nuova
all' aria recata di fopra in efempio , e mi dica di
grazia un compofitore di buon gufto , non preve*
mito dai pregiudizi della ufanza , o da quelli dell'
arte , che glie ne paja di quel faftidiofitfìmo ripe-
tere > A qual fine quel vedrai , vedrai , vedrai
quando farebbe più naturale e non meno efpreflì-
vo il dirlo una volta fola ? A che giova quel tan-
to /tritolarne i periodi fempre aggirandoti dintor-
no alle ftefTe parole > A che il ripigliar più volte
i due primi verfetti fofpendenHo , anzi trocando
fenza ragion fufficiente il fenfo delle parole ? Si
fa , diranno i maerlri imperiti , per dar luogo ali*
armonia . Diafi pure . Ma ha/fi a dare in tutte le
occafioni fenza diltinzione? Ad onta del verofimi-
le ? Contro a ciò che richiede V indole della paf-
fìone > Hatfì a fpezzar un periodo , il quale So-
vente non jRnifce fuorché nella feconda parte dell*
aria, per ripeter la prima fino alla noja ? Hatfì a
ritardare V impeto dell' affetto , eh* ergerebbe un
isfogo ulteriore per fermarli a belP agio su un
a su un i o su un o ? Hailì a ilar gorgheggiando
un quarto d* ora su una cadenza per far capire
ali* udienza che lo fmafcolinato Arione è capace
di efeguir venti battute di gorga in luogo di die-
ci ? Ciò è a un diprelfo lo iteffo che dire , che la
natura è fatta per ubbidire alla mufìca , non la
mufica per imitar la natura .
Io fon ben lontano dal volere , che P ordin
E * me-
6%
metodico delle parole ferva efattamente di regoli
al compofìtore , voglio anzi , eh* ei raggiri il fuo
penfìero , e a così dir , V analizzi per entro alle
differenti modulazioni , che le fomminiftra il fuo
tono dominante ; fenza la quale licenza non è fa-
cile , che T efpreffìone muficale ottenga il fuo in-
tento fìccome quella , la quale non apportando in
ciafeun fu ono individuale fé non che una fenfa-
zione troppo rapida e fugace , non può avere il
fuo effetto in un folo iitante ; perlochè , volendo
imprimer nella memoria traccie dipinte e durevo-
li della fua polTanza , ha bifogno d' efTer condotta
per più modulazioni differenti. Né m' è ignoto
altresì che il coflume di replicar talvolta una pa-
rola o una frafe può avere il fuo fondamento nel-
la ragione , e che ciò ha luogo principalmente al-
lora quando V uomo limolato da una viva palo-
ne , e ripieno di quella idea 9 che ferve ad eccitar-
gliela , altro non rivolge in mente fuorché I* og-
getto de* fuoi trafporti o de* fuoi tormenti . La
quale proprietà volendo per poco inoltrarti neh"
abiffo della fenfìbilità umana , fernbra forfè 5 che
debba ritrarfì da una perfuaiione intima , che l' amor
proprio fa nafeere in noi , che fé gli uomini , i
numi , od il deitino non rendono giuftizia alla no-
stra caufa , e non afcoltano con benignità e con
miferazione le noftre richiefte , il motivo ne fìa
perchè non hanno intefo abbaftanza le noftre ra-
gioni a e perchè a lor non è noto quanto farebbe
di
69
èi meiticri il tfoftro cordoglio. Così una tenera
madre difperata per la morte del figliuolo, ch'era
1' unico oggetto delle fue tenerezze , fi ferite fra
i finghiozzi , che le ofFufcan la voce , fra le lagri-
me , che le inondano il fernbiante , fra gli ampleflì >9
onde fi ftringe al feno il freddo cadavere , ripie-
gara" frequentemente fui fuo dolore ritornando ad
ogni momento alle medefìme imagini , alla mede-
iìma efpreffione e alle doglianze fieffe . Così nell3
Avaro di Molière allorché arriva a notizia d' Ar-
pagone che gli è ftata rubbata dal proprio figlio
3a caifettina dove nafcofto avea egli i fuoi preziofi
danari 3 s'ode gridare da ferfennato per la fcena.-
Helas l mori pctuvre argent , mon pauvre argent 3
* ... ab moncher argent. Così nel fecondo libro
della Eneide Anchife , che fuggendo da Troia in-
cendiata in compagnia d' Enea , di Creufa , e d* Af-
canio vede lampeggiar in lontananza le armature
dei nemici 9 che Y infeguifcono , efclama moifo
dalla paura
„ . . . • nate , fuge , nate * proptnquant e
In quefte e fimili occafìoni dove la natura dell'
affetto lo richiede, e la poesìa lo comporta va
bene il replicar coli' armonia alcuni tratti dell9
aria; ma il farlo fenza difcernimento in ogni cir*
coftanza è fecondo il mio avvifo non meno con-
trario al buon fenfo che all' ottimo gufto , poiché
fìfFatte repliche non fi debbono confìderare fé non
come altrettante battologie della fìntaffi muficale .
E 3 Ma
7o
Ma ciò che non è conforme alla natura ne al-
la ragione fi è la ridicola ufanza di quel da cape
folito a metterti nel fine delle arie < Senza 1? abi-
tudine 5 che fa loro chiuder gli occhi su tante im-
proprietà , gì* italiani avrebber dovuto riflettere ,
che niuna cofa fa tanto chiaramente vedere la po-
ca rUoTofla, colla quale vengono regolati di qua
dai Monti gli Spettàcoli quanto queSta i che il ca-
rattere della paflìone non è mai quello di riandar
fé medefima metodicamente 3 né d' interrompere la
fua impetuofità naturale per fermare a ripigliar
con ordine la StefTa ferie di movimenti : che i\
distaccare dal tutto infìeme d' un* azione uno fquar-
cio per recitarlo di nuovo è diffonanza non mi-
nore di quella che farebbe in un Ambafciatore il
ripeter due volte in prefenza del Sovrano Y efor-
dio d' un' allocuzione : che il carattere della unifi-
ca non può legitimare coteito abufo , giacché fi
può variare beniflìmo e rinvigorir T efpreflìone
fenza ricantar di nuovo il motivo : e che uno Spar-
tito dove fi vegga appiccato al margine un da
capo è ugualmente difforme agli occhi della fana
ragione come farebbe agli occhi d' un naturalista un
braccio con due mani , oppure un animale , che
aveffe nn pajo di nafi filila faccia « Mi fi rifpon-
derà ( e a che non rifpondono i maeflri ? ) che la
colpa non è di loro , ma degli afcoltanti , che
chiedono con furore la replica . Ma gli afcoltanti
non la chiederebbero con tanta fmania , fé il com-
po«^
poi.
princ
Mt
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feiita
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iat
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re i!
efop
nuli'
:one
bar-
Ida
fana
l un
de
ori-
ila
che
1*
pofitore aveffe V arte d* intereiTarli nel foggetto
principale , e fé V andamento dell' azion muficale
foiTe così unito e concatenato , che la curiofità
dell' udienza veniffe ognor più follecitata a rifaper-
ne lo fcioglimento, come fi vede da ciò, che
giammai fi domanda in una commedia di caratte-
re , o in una tragedia la replica d' una fcena per
quanto fia ella fublime , forte , o patetica , e per
quanto venga dagli attori maeftrevolmente rappre-
fentata y Gli antichi maeftri avevano pure anch' elfi
un'udienza da contentare, ma cotale affurdità non
fi trova ne' loro drammi , la quale era riferbata alla
fvogIi''tezza j al faftidio,e alla corruzione del mo-
derno gufto . Nelle carte unificali non apparisce ve-
stigio del da capo fé non verfo la fine del fecolo
fcorfo . il primo ad introdurlo fembra elTere itato
il cantore Baldaffarre Ferri perugino , come fi può
argomentare dalla prefazione d' una raccolta di
poefie a lui dedicata , ove nello itile àmpollofo di
quel fecolo fi dice , parlando di non fo quale can-
tilena : Che il popolo f&prajfatto da vcflri fovrumani
concenti , guardandovi qual novello portento fo Orfeo
della età, noflra , vi ^fentì replicar piti volte falle nojlre
fcene rimbombanti coi voflri appìaujì 5 ed inaffiata coi
torrenti delV armonia vofira dolcìjjlma «
Alcuni giudicano , che potrebbe ovviarfi al
difetto del foverchio ripeter le itefTe parole Ja-
mti vorando le arie in maniera , che contenelfero quat-
)m. tro o cinque Aron* in vece di due ; così , dicono
E 4 elfi,
eff?, l'uditore, che fi diletta di fentir cantare, re*
Perebbe appagato fenza fcapito del buon fenfo , e
il cantore che altro non cerca fé non di far bril*
lare la fua voce , otterrebbe il fuo intento fenza
recar oltraggio alla poefia . Ma oltrachè non fi reci-
derebbe in quefta gaifa la radice del male , il quale
non confitte nella fcarfezza delle parole, ma nella
fannia , che ha V udienza di riguftare il già gu-
idato piacere , mi fembra , che fi caderebbe in
difetti non minori di quello, Cui fi cerca di fchi-
vare . Il motivo fi è , perchè eftendo troppo dilli*
cile il comprendere in tante ftrofi un unico pen-
der unificale , ne verrebbe in confeguenza , che
non vi fi potrebbe nemmeno accomodar un folo
motivo ; ciafcun periodo formando claife a parte
nel fentimento ne richiederebbe una particolar can-
tilena , onde non fuffifterebbe più la legge fonda-
mentale ftabilita di fopra , cioè 1' unità di foggetto
e di melodia « Quefta ufanza inoltre non potrebbe
aver luogo fuorché nelle arie giocofe , le quali ,
rapprefentando caratteri poco profondi , e che ri-
mangono , a cosi dire, nella fu perfide dell'anima,
non abbifognano fé non fé di unifica brillante e
leggiera , che fcorra fenza fermarli a lungo fu gì' in-
dividuali fentimenti ; dovechè nelle arie tragiche
e di forza, le quali aprono larga forgente di ef-
prefiione alla melodia , convien che il poeta di-
venga economo di parole, acciocché la mufica ,
percorrendo i rooltiplici tucni , che il fuo argo
xnen-
73
mento le forciminiftra , faccia meglio valere la Aia
po/Fanza ,
Che diremo del poco riguardo , che fi ha da
maeftri dozzinali per le convenienze della poesìa?
Alle volte la fcena coderà di venticinque verfì
perchè tinti vi vogliono per bene efprimere il
fentim^nto , e di quefti venticinque il compofito-
re ne mutila dieci . Se il fenfo rimane imperfetto
poco gli Ca'é ; baita che non fi generi faftidio al
cantante , e che fi facciano su i quindici veril le
fìeffe sfocature * che fi farebbero su i vinticinqe ,
Alle voTte cangian ì' ordine delle ftrofì mettendo
in primo luogo quella ch'era feconda, e nel fe-
condo Ja prima , ovvero levano via dal tutto l'altra
parte dell'aria fenza punto badare alla propofizione ,
che re'ìa fmozzata all' efempio di quei quadri 9 che
rapprefentano le figure foltanto a mezzo bufto *
Alle vo'te un comando decifivo del Principe , un
affare di congiura 5 o qualche altra urgenza di fom-
rrio rilievo richiamerà altrove 1' attore , ma egli
non partirà a motivo che il componitore lo trattie-
ne mezz' o«-a in fulla fcena dicendo parto parto -e
non partendo giammai . Alle volte due Campioni
incolleriti faranno fui punto di batterfi f ma la
mu fica gli tratterà un quarto d' ora colla man©
full' ella minacciandoli colla più bella melodia del
M^ndo . La feoncezza in quefto genere è arrivata
a fegno , che in un' Opera veduta da me doven-
do falir fopra un naviglio il primo Uomo* e can-
tar
74
far prima una cavatina , la nave , che veniva fpinta
dalle onde ha dovuto fermarfi , come s* aveffe udi-
to e cognizione attendendo che finiffero que' no-
jofi arzigogoli . Alle volte fi fcontrerà il compofitore
i nomi proprj o appellativi, in adverbj , o in pa-
role , che non hanno efpreffion mu ficaie per fé
mede/ime, come fono perefempio , arena 5 regno ,
padre , fenza, fronde , ed altre fìmili , e fu quefte
lavorerà un lungo palfaggio facendo dir al mufìco
areeee 3 reeee , paaaaa , f<>eee 5 froooo ec. laddove la
filosofia della mufìca infegnerebbe , che i paifaggi
non fi debbono comporre fuorché fu parole ligni-
ficanti alcun movimento progredivo , o chs efpri-
mono affetto n paflìone. Di fatti cofa è un palfag-
gio? Non a'tro che una breve dimora della voce
fu una qualche vocale 5 dove il canto aggnimola
infìeme un numero di picciole note fuccedentilì
con grazia e leggierezza * Ora cotal ornamento
non può renderfì verofìmile fuorché nel cafo , che
il replicar le note ferva ad imitar la natura dell'
oggetto rapprefèntato , come lì farebbe nelle pa-
role [correre , tremolare , volare , che fuppongono
un' azione fucceflìva , ovvero in quefte altre affan-
no , fmahia , cordoglio s e limili , nelle quali efpri-
mendofi la natura con un accento più vivo , e più
calcato , anche la melodia ritrova maggior novero
d' infleflìoni decifive da poter connettere infieme
nella fua imitazione .
Che fi dovrà penfare eziandio dello ftrapazzar
che
1%
che fanno miferamente Y efpreflioiie fermandoli
foltanto nelle parole individuali , che fi trovano
per accidente nella compofizione, e trakfdando 9
anzi sfigurando con quetio mezzo il fentimento
generale dell' aria ? Esprimerà quetfa i per efem-
pio un affetto concitato e veemente , ma fcontran-
dofi tal volta nelle parole calma > o ripofo 9 il mae-
ftro fi ferma a collocar pofatamente una tenue
benché fià di movimento Contrario e ripugnante a
tutto il refto < Nella fteifa guifa fi veggono effi
fommamente affaccendati nel rapprefentare con fuo*
ni alti la parola cielo ^ con baffi la terra 9 o V in"
fervo, Córtie filoni cupi la parola hujo , le precipi-
tano fili fulmine , 1* incalzano fui tuono i e fanno
quindici o venti slanci di voce qualora il leone s
che errando vada per là natia contrada i a Y orfa
nel fen piagata ^ o la ferpe eh* è al fuol calcata ,
o la tigre dalle forefle ircane s ovvero qualche
fpaventevole móltro di fìmil razza 11 fcaglia in un
arietta contro allo fmarrito perfonaggio < Se gli
ornamenti eh' eflf appiccano a quelle parole ral-
lentano ad un tratto P energia della mufiea , o ne
cancellano Y effetto generale del motivo 3 fé Y or*
ditura dell' ària efigerebbe che fi fcorrefTe di lungo
su i movimenti particolari e fubalterni per meglio
efprimere la paflìon dominante, fé quei ridicoli
deviamenti dall' oggetto principale in vece di fif-
far , come fi dovrebbe 5 1' attenzione dell' uditore
ad un punto folo 3 altro non fanno che mifera-
men«
mente diftrarneìa ; ciò nulla importa al compo-
nitore . Per efli il fior del bello è riporto nel far
capire che fanno 1' armonia ; alla qual notizia ar-
rivandoli più pretto con fifFatto metodo che con
quello di efaminare 1* intiera orditura mu ficaie
d' un dramma , o di fviluppar lentamente la rela-
zione e convenienza de' fuoni individui col tutto
infieme d' un' aria , non è maraviglia , che pren-
dano in ciafcun vocabolo occaiìone di fermarli a
dar morirà dell' abilità loro con cofe affatto di fpara-
te , o almeno lìranee al foggetto . Quindi è , che
il volgo de' Compofitori allora li delizia fopra ogni
modo quando trova nei verlì del poeta replicate
le parole caro anima mia do ve poffano fare una
qualche fmanceria , oppure quelle piccole immagi-
ni del fiume che mormora , dello zefiìro che tre-
mola , del gorgeggiante augellino , dell' eco che
ripete , óq\ fragore del tuono , del turbo nereg-
giante con fiffatte anticaglie , che fono ( quali di-
rei) venute a naufea per la loro frequenza.
Non li ritrova pertanto nell' odierna m tifica
teatrale quello (copo , quel fine ultimato , quell'
unità di efprefUcne e di foggetto , cui dovrebbe
riferirli nella mufìca ogni cofa , come tutto fi ri-
ferifce all' unità di azione nella tragedia . Pare ,
che i Componitori vogliano metter dal paro le
compofizioni con quelle pitture cinefi prive d' imi-
tazione e di difegno , e filmabili folo per la vivacità
di colorito , e che dimenticandoli affatto della meta
prin-
77
principale , corrano dietro a infrascare la mufica 9
e a lufingar inettamente l'orecchio. E tutto que-
llo perchè ì Per mancanza di Audio e di rifleilìo*
ne , per mantenere i pregiudizi , che hanno ormai
acquiftato forza di legge , perchè vogliono ridurre
a due o tre dozzine di efempj tutte le arie d' in-
dole e di carattere aifatto diverta , facendo come
il celebre Frate Gerundio , ( * ) il quale trovava
nella Storia di Taltoe Idolo ridicolo degli antichi
Mefficanì tutta V applicazione per la predica del
€orpus Domini , pe' i fuoi parenti ed amici , e per
la proceiiìone de* flagellanti, che fi faceva in Cam-
pazas fua Patria . In fomma perchè imparano la
mufica da pedanti e non da fìlofofì •
E non è maraviglia , che così avvenga , e fé
fi pone mente al cattivo metodo , con cui s' in-
fegna in Italia ai maeftri cotal genere di fhìdj .
Fra tutti i rami della educazion letteraria non
v'è il più trafcurato di quefio . Secondo me due
ne
(*} Romanzo fpagnuolo dell'Abate Don Giu-
feppe Ifola fcritto a fine di correggere gli enormi
abufi introdotti nella eloquenza facra , e celebre per
li purgatezza dello ftile , per la pittura dei caratte-
ri nazionali , e per critica lepidiflìma . Avrebbe ot-
tenuta una lode lenza eccezione fé fchivati ne avef-
fc i Iunghiffimi,e preffochè uniformi racconti, e f e
anteponendo il vantaggio di far penfare a quello dì
eccitar il rifo avefie parlato meno alla immagina*
xione» e più allo fpirito de' fuoi lettori •
7$
jOe fono ì mafiìmi inconvenienti . Il primo indi-
pendente da chi la impara confìfte nella natura
de' fegni , o note ? che fono gli elementi del lin-
guaggio mufìcale , ì quali e per la loro figura e
per V imbarazzo loro ritardano i progreflì dell' arte
jn vece di accelerarli , affaticando 1' attenzione , e
la memoria dei principianti , e diiScultando 1' efe-
cuzion nei maeftri . Come la mufìca riforfe fra
noi ne' più barbari fecoli,nei quali gli fpiriti non
ancor digroffati erano incapaci di abbracciar 1' am-
piezza d* un fìltema , o di conofcer la fecondità d' un
principio ; così non facevano distinzione alcuna
tra le arti di bifogno e quelle di puro diletto .
Jn confeguenza gli autori o inventori delle note
muficali contenti di agevolare ]o fhidio al folo fine
che richiedevano le circoftanze loro , non fofpet-
taron neppure i cangiamenti , che doveano col
tempo fopraggiugnere alla mufìca , e le novelle
vie , che aprir poteva in queft' arte Io fviluppo
fucceflìvo del genio , Però a mifura , che ì' armo-
nìa fece dei progreflì , trovoflì ognor più difettofo
il metodo d' impararla , al quale volendo ovviare
ì maeftri , ftabiljrono di mano in mano regole nuo-
ve , che palliavano gì' inconvenienti prefenti fen-
za prevederne j futuri , e che non recidendo il
vizio nella fua radice , raddoppiavano le difficoltà
moltiplicando i mezzi termini , A talché la mufìca
fi trova in oggi a guifa di quelle città , le quali
fabbricate in origine fu una pianta a^Tai riftretta 9
cdap-
79
e dappoi lentamente aggrandendoti 5 hanno qua un
veicolo fenza ufcita , là una ftrada di diverfa fpe-
zie , colà un borgo fuori delle mura , dappertutto
aggiunte pofticcie , che ne turban V ordine , e ne
sfigurano la fimmetrìa . Gli abufi di cotal metodo s
e i mezzi di ripararli effendo flati efpofti con ma-
no maeftra dal famofo Cittadino di Ginevra in una
fua diiTertazione fulla mufica moderna, a lui ri-
metto volontieri i lettori .
UnValtro inconveniente nafce dalla maniera
d' infegnare , Si crede aver addottrinato abbaftan-
za un giovine quando egli ha imparata fui cem-
balo T arte di concertare le parti , di ritrovare gli
accordi , di preparare , di rifolvere , di combinare
in varie guife le note , Ma da fiffatte cofe fino a
quelle , che dee fapere un componitore corre una
diftanza infinita , Quefti ammaeftramenti non con-
tengono fé non la fintarti , a così dire , o la gram-
matica della mufica , e fervono piuttofto a non
commettere degli errori , che a produrne delle
vere bellezze, Si può chiamare la fcuola deìdiefis
e del bemolle, delle mijfìme e delle lunghe, delle
crome e delle bifcrpme an^.i che quella della vera
eloquenza mutole . Non s' infegna loro la retto-
rie^ dell' arte , quella cioè , che follevando Y in-
gegno fopra la meccanica difpofìzion delle note 9
analizza , comprende , ed abbraccia tutto V argo-
mento d' un' azion unificale , dando le regole op«
portune per lavorare V apertura s dirigendo Ja fan-
tafia
So
tafìa nella invenzione del motivo principale s il
quale o'ee corrifpondere al tuono che domina nel-
la poesìa , additando i mezzi per ben difporne i
motivi fubalterni , che fi fcelgono , fecondo 1' in-
dole di ciafcuna fcena in particolare , indicando
i divertì itili che fono nella muflca corrifpondenti
a quelli della profa e del verfo , moftrando quali
figure o tropi fervano a lumeggiar 1' idioma dell'
armonìa , quando fi debbano tralafciare e in quali
©ccafìoni debbano adopenrfì, Non s' infegna loro
la fìfìca propria del mefìiere 3 .che concilerebbe
nello Audio dei!' acu&ica , o/Iia nello efame di quei
rapporti , che Ja rifonanza dei corpi fonori ha col-
la macchina umana , e in particolare col noftro
©recchio , quantunque fu fuor d' ogni dubbio , che
tali notizie gioverebbe moltiilìmo alla perfezione
e maggior finezza dell' arte. Non s'infegnan loro
quei rami di fìlofofla applicabili all' uffizio del
compofìtore , cioè la fcienza dell' uomo fendibile ,
la cognizione delle umane pacioni e dei loro /in-
torni , l' indole e varietà dei loro movimenta fe-
condo i rifpettivi caratteri e le fìtuazioni diverfe ,
cj'iaii accenti 5 quali jnflefììoni 9 quai toni di voce
convengono a ciafcun ariétte , onde efprimer po-
feia col mezzo de' fuoni ora quei tratti caratteri-
ftici , che manifestano al pruno colpo d' occhio lai
natura in tumulto , ora quelle sfumature più deli-
cate e leggiere 5 che richieggono, a bene ofTervar/I
uno fguardo più efperimentato . Non s' iftillano
loro
loro
m
reÒDc
ravvi
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dell'
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digli
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tllCìit
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rota,
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trova
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ignor
quei
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abbia
garolt;
Saveur
8i
loro i principi di quella erudizione , che tanto è
necelTaria per chi s'accinge a comporre, come fa-
rebbe a dire , intender bene la propria lingua $
ravvifar la più acconcia collocazion degli accenti,
la profodìa più efatta e la connelfione dell' una e
dell' altra colla declamazion teatrale , internarli
nell' arte poetica e nel meccanifmo della verlìfica-
zione a fine di conofcer la divertita degli Itili , e
la maniera di efeguirli nella mufica , non trovarli
digiuno nella itoria e nei coltumi de' popoli per
non dare all' aliatico Enea la IteiTa melodia che al
mauritano Jarba , e non far cantare fui medefimo
tuono un effemminato Sibarita e un generofo com-
pagno di Leonida allevato fulle rive dell' Eu-
rota. Di quelle ed altre cofe appartenenti più
da vicino alia fcienza loro fono cosi ali' ofcuro la
maggior parte dei moderni maeftri , che niuno li
trova meno in iflato di foddisfare alle difficoltà
che ponno muoverli contro da chiunque non ila
della profelfìone . Io medefìmo benché alieno dal
meftiero e poco iniziato in lìffatte materie mi fo-
no maravigliato fpeflìfsimo della profonda e totale
ignoranza in cui vive la maggior parte di elfi di
quei principj dell' arte propria , per comprenderne
i quali bafta una mente avvezza a ragionare, che
abbia avuto qualche conforzio colla fìlofofla . Al-
garotti , Planelli , Borfa , Rameau , Burette , le
Saveur , Dodart , Alambert , Eximeno , Eurney ,
Grimm % Blainviile , e tali altri uòmini di merito i
t che
ti
che hanno con tanta lode avanzata la teoria , h
pratica , o la metanica della mufìca nel noftro fe-
cole , fono nomi egualmente feonofeiuti a loro
che al gran Lama del Tibet, o ai Telapoini del
Siam . Pochi yi fanno dire il perchè d' una legge
muficale , o rendervi la ragion tìlofofica di una
ufanza: pochi/fimi hanno i lumi fufficienti a cono-
feere i pregiudizi e gli abufi del loro merliere ,
o conoscendoli, la buona fede di confeifarli. Pa-
re , che V anima loro non efifta fuorché nei tafti
del cembalo , . che la loro efiftenza tutta fi raduni
fulle punte dei diti, e che gli fpartiti fìano la
carta geografica dove fi comprende tutto il loro
univerfo feientifìco . Se fi dovefle cercare un em-
blema, che rapprefentaffe al vivo il maggior nu-
mero degli odierni maeilri di cappella , io crede-
rei di averlo ritrovato in queir artificiale automate
fabbricato dal celebre Vaucanfon , che fuonava il
il flauto meccanicamente , oppure in quella mac-
china inventata pochi anni fa da un boemo , e ve-
duta nell* Imperiai Corte di Vienna , la quale a
forza di fegreti ordigni giuocava perfettamente
agli fcacchi fenza fenfo alcuno ne cognizion delle
mofle >,
Ora fé non fi può far dei progreffi nelle
feienze e nelle arti fenza la fpeditezza dei metodi ,
i quali per la maggior parte degli uomini fono
ciò eh' è la buffala per le Caravane , che traveda-
no i deferti immenfì di Saara e di Biledulgerid :
fé
*5
fé quelli , che s' adoperano comunemente nelle
fcuole di mufica non meno che nelle altre fcuole
che formano la noftra educazion letteraria , fervo-
no tanto a fviluppar il Genio mufìcale quanto lo
ftudio delle Pandette gioverebbe a crear in una
nazione dei legislatori limili a Minofie , a Confu-
zio , a Pen , o a Licurgo ; fé tutte le idee , o mo-
dificazioni intellettuali dell* umano fpirito hanno
così ftretta relazione fra loro , che non può farfi
gran via in una fcienza o facoltà fenz* effere più
che mediocremente verfato nella cognizione delle
altre facoltà o fcienze che le tengono mano : fé
il talento s* avvilifce qualora divien mercenario ,
e fé le arti liberali fomiglianti a quelle piante
generofe , che marcifcono ne' luoghi paludofi o
riftretti , ne s' avverdifcono o frondeggiano fuor-
ché all' aria aperta e fotto libero cielo , non pon-
no fiorire colà dove i coltivatori loro le prendono
per un meftiero , che debbe unicamente fervire di
jtromento al loro guadagno ; egli fa d' uopo con-
felfare , che la mufica foggetta a tutti gli accennati
inconvenienti non può e non ha potuto confervar
lungo tempo la fua perfezione in Italia ;
Sarebbe nondimeno una ingiuftizia ì* incolpar
foltanto i maeftri . Se quefti hanno contribuito a
viziar il gufto del pubblico , anche il pubblico ha
loro non poche volte fatto ufcir di fentiero .
L' amore del piacere , che ricompenfa gì' Italiani
della perdita della loro antica libertà , e che va
- F * dal
$4
dal paro in una nazione eoli* annientamento di
pre/Tochè tutte le virtù politiche , ha fatto nafcere
la frequenza degli fpettacoli . Da quefta è poi ve-
nuta' la fazietà del bello , é il desiderio di varia-
re , che hanno generato in feguito la mediocrità ,
la ftravaganza , e il capriccio . In ogni piccola
città , in ogni villaggio fi trova inalzato un Tea-
tro. . Il folo Stato Pontifìcio ne conta più di qua-
ranta . Mancherà la fuffiftenza agli indigenti , i
ponti ai fiumi , gli fcoli alle campagne , gli fpe-
dali agli infermi , e i provvedimenti alle calamità <
pubbliche, ma è fuor di dubbio, che non mancherà
la Tua fpezie di Cohfeo per gli fcioperati . La di-
manda , che oggidì fa il popolo italiano a chi ti-
moneggia nel governo è la iteffa, che ne faceva
fedici fecoli addietro a' tempi di Giovenale, vitto
e fpettacoli Fanem & Circenfes . Ogni anno s' efe-
guifcono di qua dai monti più d* un mezzo centi-
naio di rapprefentazioni muficali diverfe . Quella ,
eh5 è piaciuta all' eftremo nel carnovale feorfo
s' afcolta con ifvogliatezza , e ffaftidio nel carno-
vale prefente. I capi d' opera del Jumella e dd
Salfone giacciono polverofi e negletti , perdhè il
popolo avido di novità gli pofpone , dopo averli
più volte fentiti , alle bambocciate e alle caricatu-
re de' compofitori moderni . Ognuno degli fpetta-
tori fi trova attaccato dalla iWTa malattia di Nero-
ne , il quale annojato delle bellezze di Ottavia
e delle attrattive di Popea giunfe fino a mutilar un
gar-
8*
garzone per ifpofarlo , e concepì la ftrana fantafìa
divenirli delie fpoglie di un vitello per intrapren-
der ciò che non oferei raccontare fenz* allarmar la
delicatezza dei lettori .
Quefto morbo letterario proviene da due prin-
cipi irremediabili afcofl nelP umano fpirito , cioè
dalla inquietudine e dalla vanità . Per un effetto
della prima avviene , che P uomo non fapendo fta-
bilire dei limiti alle proprie facoltà, e reftando
fempre con ciò che defìdera al di fopra di quello
che ottiene , ama fui principio nell' armonia gli
accordi più naturali e più femplici , tali cioè che
nafcano fpontaneamente dall' argomento , e posa-
no con facilità ritrovarli dal componitore . Ben pre-
dio , non trovando in quella naturalezza la novità
e la forprefa che cagionavano il fuo piacere , cer-
ca degli altri tuoni più piccanti , che rifveglino 9
a così dire, la Tua infaftidita fenfìbilità. Ma cotaì
tuoni divenuti anch' eflì per la fteffa cagione infì-
pidi e freddi dopo qualche tempo , neceifario è ,
che cadano nella fteffa dimenticanza che i primi
per dar luogo ad altre modulazioni più vive ,
F effetto delle quali è di guaftare e corromper
P orecchio avvezzandolo al caricato in vece del
fempiice .
La vanità , di cui è proprio il rinunziar ad
una folla di piaceri per meglio affaporare il mag*
giore di tutti, eh' è quello di farci credere fupe-
riori agli altri , è il motivo altresì , per cui molti
F 3 i
26
fi compiacciono d' uno ttile ricercato e difficile .
La maniera naturale e facile appunto perchè è
tale , fembra riferbata alla debole comprendone
àe\ volgo . Il fentirla non cotta niente , non è
effetto del fapere né dell' ingegno, ma da una
non (o quale difpottzione , che febbene dal Cielo
fia ttata data a pochiflìmi, pur tutto il Mondo
crede di poffederla « V ambizione per tanto non
trova i Tuoi conti in codette bellezze (empiici .
Ella preferisce lo ftraordinario e il bizarro , ciò
che fuppone un quache sforzo di mente per ben
comprenderli , perchè ciò fa onore alla penetrazio-
ne e alla dottrina dell' uomo vano , moftrandó
T una e V altra frperiori di molto alla intelligenza
comune . E tal è la battezza dell' amor proprio ,
che quantunque Ja natura gli fi apprefenti con
tutti i fuoi vezzi , cerca non ottante di chiuder
gli occhi alle vaghezze di lei , temendo che il
mottrarfi fendibile ad efle noi faccia cadere dalla
riputazione di uom dotto , eh' ei tanto pregia ,
£no alla debolezza d* averne dei piaceri comuni
col volgo «
Da ciò è derivato un' altro inconveniente.
Quanto maggiore è il trafporto di un popolo per
gli fpettacoli tanto più grande è la libertà, che
concede ai coltivatori di etti. Simili agli amanti *
pretto a* quali le donne amate fon ficure di otte*
ner il perdono di qualunque loro arditezza , gli udi-
tori fono indulgentiflìmi con chi è lo ttromento
de*
«7
de' loro piaceri • Cotal licenza può giovare di mol-
to all' avvanzamento delle arti allorché quefte
c/fendo nella lor fanciullezza , e confidate alle
mani di faggi regolatori hanno bifogno di pigliar
incremento , di fpiar tutte le ufcite e veicoli che
guidano al bello non per anco ben conofciuto , e di
rintracciar nel vafto campo della fenfìbilità , e del-
la immaginazione il maggior numero potàbile di
quelle forgenti onde fcaturifce il diletto * In tal
cafo i metodi , che le circofcrivono , riducendole
prima ài tempo in flftema , fono paragonabili a
quelle fifìonomie formate troppo pretto nei fan-
ciulli,, le quali annunziano per lo più la debolez-
za dell' individuo e la fcarfezza del principio vi-
tale . Ma quando le arti hanno prefa la lor con-
fidenza , quando le idee della bellezza ne' rifpet-
tivi generi è baflevolmente rifiata , quando la mol-
tiplicità de' confronti ha mefTo al crogiuolo del
tempo e del giudizio pubblico le opinioni , gli
errori , le verità , e le produzioni degli artefici ,
allora una licenza illimitata produce l'effetto con-
trario * Ognuno , che coltiva una profeffione , vuol
diftinguerfì dai compagni . Defìderofo di efler gran-
de piuttofto colla lode propria , che coli' altrui
cerca d* avanzarfi nella fua carriera per fentieri
non battuti dai concorrenti. Quindi l'amore delh
iìngolarità, il difprezzo per gli antichi metodi, il
difcoftarfì dai maeftri , e il creder che hanno fat-
to meglio di loro quando hanno fatto diverfamente •
F 4 Ta-
88
Tale è il dettino di tutte le arti , e tale è preferì-
temente quello della mufica .
Ciò non vuol dire , che in così sfavorevol
fentenza Mano comprefi tutti quanti i compofitori
d' Italia . Chi fcrive fa benifìimo , che ogni regola
patifce la fu a eccezione , e che in ciafcuno dei
rami della facoltà unificale può quefta nazione
vantare più d* un profeffòre di fommo merito . In
fatti bisognerebbe aver aprodato or ora da qualche
Ifola boreale fcoperta dal celebre viaggiatore Cook
per ignorar i talenti e la fcienza del fempre bello
e qualche volta fublime Traetta ; d' un Ciccio di
Majo fcrittore pieno di melodia e di naturalezza ,
il quale in pochi anni , che virTe , ebbe la ftefTa
forte del Pergolefì , cui non reftò inferiore nell'
invenzione e nella novità $ d* un Anfoffi ritrova-
tore facile e fecondo maffimamente nel buffo , e
che forfè ottiene fra i compofitori Io fteflb luogo
che Goldoni fra i poeti comici ; d' un Paifello efì-
ftente ora ai fervigi della Imperatrice delle Ruflìe
dotato di eftro fìngolare , e che rifplende peritile
ornati/Timo e per nuovo genere di vaghezza; d'un
Piccini maeftofo infìeme e venufto , di gran fuoco ,
di vivo ingegno, di flile brillante e florido; d'un
Sacchini celebre per la fua maniera di fcrivere dolce 9
afFettuofa , e fommamente cantabile ; d' un Sarti de*
gno di effere annoverato fra i più gran compofitori
del fuo tempo pel colorito forte e rcbufto , per
la ragione che fpicca nelle fu e compofìzioni , e
per
So
per la verità della efpreflione ; d9 un Bertoni ferie-
tor naturale , pieno di gufto , e di fcelta felice
negli accompagnamenti; e per tacere molti altra
d' un Criftoforo Gluk , il quale benché Tedelco di
nazione ha forfè più d' ogni altro contribuito ad
arricchire la unifica teatrale italiana fpogliandola
delle palpabili inverofìmiglianze che la sfigurava*
no , e dandole un carattere tragico e profondo
dove 1* efpreflìone , che anima i fentimenti va dal
paro colla fiiofofia che regola la difpofìzione dei
tuoni.
Parimenti tra i moTtirlimi maeftri di mufìca
ftrumentife o morti da poco tempo ,o viventi an-
cora T .Europa tutta, fi riunì fee per rendere la do-
vuta giuftizia ai due famofi eredi dello fpirito di
Tortini cioè Pagin , e Nardini , il primo dei quali
fi creò un fuo particolare fìile mirabile per la beila
e forte cavata dello ftromento mentre il fecondo
feliciflimo nèir imitare il fuo maeftro divenne ecceL.
lente nella efecuzione non meno che nella pateti-
ca e dolce gravità de* fuoi Adagj . Singolare per
la forza, vigore, e chiarezza del fuono,per l'op-
portuna fcelta degli ornamenti 3 per la nobiltà del
fuo ftìle , e per divertì altri pregi è V egregio
Pugnani direttore della Reale Orcheftra di Torino •
Degni difcepoli d'un tanto maeftro tuttora fi moftran®
il Borghi , che rammorbidifee a meraviglia con una
certa dolcezza e foavità la robuftezza dello ftile
propria della fua fcuola , e l' incomparabile Viotti 3
la
9o
la cui maniera di Tuonare veloce , viva , di grafi
nettezza , e di ottimo gufto ha meritamente rifcoflì
gli applau fi dei più rinomati Teatri . Né meno ce*
lebri Iona prelfo agli amatori della fcienza armo-
nica divenuti il Ferrari fuonatore originale per lo
fuo ftile ameno , vago , e graziofo , il Buccarini
componitore braviffimo , di elevati fpiriti , di frafe
limpida e chiara, e di profonda dottrina muficale,
il Jarnovjch di fangue Italiano quantunque nato e
allevato in Parigi , il quale altrettanto li è diftinto
nel genere brillante e piacevole quanto il famofo
I olii nell'agevolezza dell'arco, nella maeitria dei
paflfaggi, e neh" arte di efeguire le più difficili \
fquifitezze dell' armonia , Ne la fcuola del Somis
ha tralignato dall' antico valore , ma durevoli faggi
ci porge ancora in due pregevoli fiumi Torinefì ili
Chiabrano cioè, Violonifta eccellente, il Giardini
imitatore felice dello ftile del fuo maeftro , al
quale, fi dice, che aggiunga del fuo una belli/Hma
cavata di fuono limpido , netto, e precifo . E chi
non fa per quanta fama vadano chiari i nomi del
Briofchi , del Lancetta Napoletano , e della Sir-
mian fcolara celebre di NaHini , la quale non in-
feriore nel merito ai profeflbri di primo grido
feppe trasferire all' arte del fuono la dilicatezza e
le grazie proprie del fuo felfo ? Sarebbe più facile
Ai una ai una annoverar le Stelle
che il fare paratamente menzione di tanti altri
compoiìtori o efecutori più giovani, che fotto la
fcor-
9*
/corta degli accennati maeftri coltivano queft' arte
deliziofa in Italia . Ma l' andare più oltre ne piace
né giova , non eifendo il mio fcopo telTere una no-
menclatura o una ftoria , ma prefentare foltanto
agli occhi de' lettori una rapida profpettiva •
Quello , che in generale può dirfi è che nelle loro
mani la mufica acquifta a certi riguardi una mag-
giore bellezza mentre la va perdendo a certi altri .
Se la leggerezza , la varietà , la leggiadria , il
brio , P abbondanza f, P anali»" più minuta dei
tuoni , e un maggiore raffinamento in tutte le lue
parti ballano a caratterizzar il buon gufto di un'
arte imitatrice , la noftra età dovrebbe a ragione
chiamarli il fecolo di Augufto per la facoltà muli-
cale. Ma fé , come abbiamo lungamente provato
in altri luoghi , il vero filolofico gufto , e la per-
fezione d' ogni arte imitativa confifte nella rappre-
fentazione immediata della bella natura , e nell' ef-
primere P oggetto , che prende a dipignere fenza
sfigurarlo né caricarlo , fé quefto fine non s' ottien
nella mufica fé non per mezzo della femplicità ,
della verità , e della grandezza accoppiata al pa-
tetico , e fé ogni e qualunque ornamento 3 ogni
e qualunque bellezza , che le fi aggiunga fenza ri-
guardo a cotale fcopo , non è altro che una im-
perfezione un difetto di più ; in tal cafo bifopna
pur confeffare , e confenVIo con coraggio , che la
maggior parte delle pretefe finezze armoniche ,
onde vanno tanto fuperbi i moderni maeiìri , in
ve-
9*
vece di provare il miglioramento del gufto altro
non provano che la fua vilibile decadenza . Come
il liufo, che manifefta una ricchezza apparente
nello flato politico , annunzia da lontano agli of-
fervatori fagaci il languore e la povertà della mag-
gior parte degli individui .
CAPITOLO TERZO.
Seconda caufa : Vanità ed ignoranza dei Cantoni.
*s4nalifi del canto moderno . f{ifleffìoni fu i
giudici popolavi , e full a varietà dei
gufti m ufi cali .
IN una nazione , che riguarda V unione della
mufka e della poefia come un femplice paffa-
tempo desinato a cacciar via 1* ozioiìtà , dove il
piacere del canto è nulladimeno così univerfale e
così radicato , dove la lingua è per fé fteifa armo-
niofa e cantabile , e dove tal diletto fi compra a
cofto dei più gran fagrifizio ; il Cantore de v'elfere
la perfona più intereifante del publico divertimento .
Così quefti , prevalendoli del favore degli Spetta-
tori , fi è difeoftato pian piano dalla fubordinazio-
ne dovuta al poeta e al compofitore , e da fubal-
terno divenuto padrone regola a fuo talento la
raufìca e la poefìa . Se i cantori d' oggidì follerò
come in altri tempi mutici , poeti , e iìlofon* ìnfie-
me , il coftume , che dà loro la preferenza , fareb-
be
he non foìo commendabile , ma neceflario; poiché,
a riguardar le cofe in fé ftefie , la mufica ftrumen-
tale non è che una imitazione o un fu/lìdio della
vocale . Ma dal momento in cui fi fepararono co-
dette facoltà forelle ; dacché fi confiderarono co*
me divife le peribne di mufico , di cantore , di
poeta , e di fìlofofo ; dacché ciafeuna di effe vol-
le fottradì da quella fubordinazione 3 che rendeva^
neceflaria e per la divifione comune , e per l'igno-
ranza loro particolare ; dacché ognuno afpirò a
farla da capifcuola , e a primeggiare fu gli altri ;
allora il cantore ridotto ad un efercizio quafi in-
tieramente meccanico aver non dovea verun altro
efercizio fuorché quello d' ubbidir al poeta , e di
efeguire il difegno del maeftro . E mentre fi trat-
tennero fra cotai cancelli le cofe tutte andarono in
miglior fefto , come avvenne fui principio del
dramma muficale fotto la direzione del Corfi , e dei
Kinuccini, L' ignoranza del poeta , e 1' infingar-
daggine del compofitore fecero in feguito rovinar
giù per la china del cattivo gufto i cantanti. Nel
fecolo paffato il canto delle arie oltrepaffava di
poco nel!' artifizio quello dei recitativi , i quali
costituivano principalmente 1' effenza dell' Opera ,
e perciò ne* recitativi ponevano ogni loro ftudio i
compofitori ; febbene il cattivo gufto al!or domi-
nante faceva , che vi s' introduceffero non poche
putidezze di contrappunto lontane dalla femplicità
e dalla bella natura . Dopo la metà del fecolo i
poe^
94
Poeti incominciarono a far un ufo più frequente
delle arie o flroffette liriche nei loro drammi ,
della quale ufanza invaghiti i maeftri dozzinali
(cioè la maggior parte) traforarono a poco a poco
i recitativi in maniera che neppur li eonfiderava-
no come neceffarj alla mufica drammatica . Per lo
che trovandoli con flffatto metodo liberi della fati-
ca che doveva coftar loro la verità e i tuoni più
vicini al difcorfo naturale in quella forta di com-
polìzione , s' applicarono a coltivar principalmente
le arie , dove potevano fpaziare a loro talento
inoltrando tutte le delicatezze dell' arte , foffero
effe, o non foifero, conformi al fentimento delle
parole , Ecco V origine di quel regno , che di ma-
no in mano fi fono venuti formando fulle fcene i
cantanti; imperocché accomodandoli queiti ad un
iiflema , che procurava loro V occasione ài sfoggia-
re nel canto più raffinato , che efigono le arie ,
coli* agilità della voce fenza trovarli , a così dir ,
rinferrati fra le anguftie del recitativo, coflrinfe-
ro il compofìtore ed il poeta a ltrozzare il melo-
dramma ridicendolo a cinque o fei pezzi fiaccati,
dove fi fa pruova non d' illulìone né di teatrale
intereffe, ma d' una forprendente volubilità ed
artifizio di gola.
Se fofle mio divifamento alzar la voce contro
agli abufi, che non fono puramente letterari , citerei i
innanzi al Tribunale inappellabile della umanità,,
della iìlofofìa , e della religione la barbara ed efe«
era-
pei'
noi:
k]
m
falle
fne
ti!
k
e a
•voic
poi
piali
dive
tanti
dell:
tali
ali
kf
pe;!
H
crabile coftitmanza , che fi conferva tuttora in Ita-
lia come reliquia dell' afiatica voluttà per mo au-
mento de' noftri vizj , per oltraggio della natura ,
per confolar i Caraibi ed i Giaghi della fupeno-
, che gli Europei vantavano d'avere Sopra di
loro . Parlo del privar che fi fa Spietatamente
dei re {forti della virilità tanti Efleri infelici non
per figillare col loro Sangue la verità della inoltra
augufta religione , che ifpira Solo manfuetudj.ne e
dolcezza 9 e che abbonirebbe fagrifizj sì infami ,
non per liberar la patria da eccidio imminente , o
da grave Sciagura il Sovrano , non per efercitar un
atto di yirtù eroica , e Sublime } che ci ricompen-
faffe della durezza dei mezzi coli* importanza del
fine , ma per blandire J' orecchio col vano ed inu-
tii diletto del canto, ma per Sollazzare nella fuà
Svogliatezza un Pubblico capriccioso , Scioperato >
e corrotto, ma per rifcuotere un palfaggiero e fri-
volo applaufo in quei teatri , che iftituiti un tem-
po col fine di Rampare negli animi del popolo le
maflime più importanti della Morale , fono o^gimai
divenuti P afilo de* pregiudizi nazionali , e altret-
tante Scuole di fcoft limate zza . Eforterei i Grandi
della terra , che accumulando infen ratamente fu
tali perfone onori , e ricchezze ? favoreggiano un
abufo cotanto infame , a rivolgere i loro te fori e
la protezione loro ad altri ufi meno difonoranti
per la ragione , e meno perniciofi alla umana fpe-
fiìe . Farei arroffire i filofofi , che impiegando le
lo-
95
foro ricerche in oggetti inutili , o facendo fervire
f analifì alla deftruzione di quelle verità , delle
quali eifer dovrebbero i principali foftenitori , paf-
fano poi di volo fopra un cosi orribile attentato ,
che 11 foltiene unicamente perchè autorizzato dai
tempo , e perchè fiancheggiato dal difpotifmo del
piacere. K ideile rei lo zelo dei Miniftri dell' Altare
acciocché più non trovale ricetto nel domicilio
augufto della divinità un pregiudizio , che non
può far a meno , che non la offenda , e metterei loro
fotto gii occhi P efempio del gran Pontefice Clemente
XIV. ii quale (fé mai non m'appongo) risccefe-di
nuovo i fulmini del Vaticano contro ai crudeli pro-
motori della evirazione . Mi rivolgerei a quel feìio ,
da cui non fi dovrebbe afpettare , che patrocinala
Lina fimil caufa , ma tra il quale gP inconcepibili
progredì della corruzione fanno pur nafcere più h
cP una fpiritofa avvocata, pregandolo a concorrere
per mezzo della influenza , cui la natura , non
fo fé per noftra fortuna , o per noftra difgrazia 9
ha dato alle donne fopra di noi , a fradicar un
eoftume , il quale divenuto , che foffe , più gene-
rale renderebbe affatto inutile fulla terra P impero
delle loro attrattive, e per fin la loro tanto da
noi pregiata efiftenza . ( * )
Ma
< *J Se bene la P;ima origine dei mutilar in tal
guifa gli uomini fla incerta, è nondimeno antichiflì-
feia, come loèpurtxoppoquclia di tanti alai abufi *
97
Ma poiché alla ofcura e folitaria filofofia poco
forte in fé ftefla per refìftere alla tirannia delle
opinioni altro partito non refta fuorché quello di
piagnere su tali crudeltà , deteftarle , e paflar dj
lungo , mi reftringerò al mio folo uffizio , che è
di additare gli abufi da coltoro introdotti nelP
Opera. Non è il minore quello, che apparifce a
prima vifta , e che rifulta immediatamente dalla
loro figura e cognizione finca , la quale li rende
G ido-
chc difonorano ed avvilifcono V umani fpezic . Nel
Deuteronomio ( cap. 23. v. 1. ) fi legge quefto divieto :
2ion ingrediatur Eunuchut adtritis , vel amputatii
tefticulis & abfciffo veretro in ecclefiam Domini • Dal-»
le quali parole fi feorge , che ci dovevano effe* gli
Eunuchi avanti al tempo in cui ville quel Legislatore.
Manetone afferma, che il Padre del famofo Sefoftri
Re di Egitto uccifo folle dai proprj Eunuchi . Am-
miano Marcellino ( Lìb, 14. e. 6. ) attribuifee co-
tal invenzione a Semiramide, la, quale lo fece forfè
col fine di potcrfl abbandonare più liberamente e
fenza rifehio alla diffolutezza, di cui viene oltre
modo accagionata . Le parole dello Storico in tal
©ccafis>ac fono rimarcabili . In ultimo luogo ( dice
egli parlando d3 una comitiva ) veniva un gran nu-
mero di Eunuchi col vttlto di fanciulli benché foffero
vecchj , di colore gialliccio , di fiofonomia difuguaU
e deforme j altaiche , ovunque il popolo fi feontrava in
cpdefie truppe d3 uomini mutilati , malediva la memo-
ria dell* antica Regina Semiramide per efiere fiata la
frima a recidere in cotal guifa k tntmbra dei teneri
o8
idonei bensì a rapprefentare caratteri femminili,
o al più quelli di Attide nello fpeco di Galatea , e
di Ciparifo nel gabinetto di Cibele , ma in ni un
modo a proposito per rapprefentare perfonaggi
virili , In fatti qual proporzione trova 1' occhio
delio fpettatore fra 1' aria maeftofa e guerriera di
Temiftocle coi vifi forbiti di codefti , eh* io chia-
merei volentieri i dittonghi delia umana fpezie ?
Fra la dolce e vigorofa fierezza d' Achille col lan-
guido loro atteggiamento > Fra lo fguardo decifìvo
e ce?-
gar^onetti , come aveffe voluto sformar la natura di~
ftramdala dalle vìe ifiituite da lei , che fin dalla pri-
ma origine della 'vita va. co» tacita legge preparando
ì fonti della fecondità , onde propagare la fpe^ie ,
ì viaggiatori e gli fiorici delle cofe afiatiche affé-
iifcono effer ivi ftabilito cotal codume da un'anti-
chità immemorabile, e inventato dalla gelosìa degli
Orientali per aflìcurarfl con quello messo della fe-
deltà delle loro donne , cui V influenza del clima,
e il potere dpi fenfi rendono affai difficile a confcr-
vare in quei paefi . Qualunque ne fia flato il motivo ,
certo è che V ufanza degli afìatici antichi e moder-
ni non è tanto abbominevole quanto la noftra, per-
chè almeno la fapeyano palliare con un prctefto in
apparenza feufabile . Jl defiderio di fchìvar una gra-
vidanza , che apporterebbe forfè una ferie di dolori
fìdei , il timore di non perdere la riputazione , che
per le donne è il primo elemento della vita morale ,
e il poterfi aflìcurare della fedeltà di un* amante , o
di una fpofa iiicurezza, cui la noilra frale natura
99
e celefte di Marte o di Apolline col loro volger
d* occhio effemminato e cafcante > Come potranno
contraffare gli Dei coloro , che fonò al di fotto
degli uomini ? Come è potàbile , che quelle lor
voci liquide e dimezzate ifpirmo altri affetti che
mollezza e languore? Come non ha dovuto per-
der la mufica la fiia antica influenza fugli animi >
Alla /convenevolezza nella figura s' aggmgne
come una confeguenza la poca efprefiìone nei mo«
vjmenti ? difetto , che hanno elfi comune con quali
G % tut-
attacca un fcntimento così intimo e così dcliziofo,
perchè al godimento dei fenfi unifee il piacere ri-
flefio della preferenza e della efclufiva ; circoftanze
entrambe» che Infingano grandemente il noftro amo;
proprio , perchè ci fanno vedere la noftra fupcriontà
rifpetto agli altri ) fono tutti motivi erronei bensì
nella loro applicazione , ma plaufibih nel loro prin-
cipio t Ma noi? Noi, che vantiamo ragionevolezza,
umanità, cultura, morale, dolcezza di coftumi con
altri fìffatti bei paroloni , che formano il pompofo
filofofico gergo del noftro fecolo , . , » , poi perchè
facciamo la medefima cofa ? Per fentir una voce, che
ila una ottava più acuta delle altre voci . Oh qua!
oggetto importantiflìmo? per cui fi debba mutilare
un noftro fimilej Oh qual fine politico e legislativo
per cui i Governi lodebban permettere! Si dice, che
i felvaggi del fiume 3» Lorenzo col folo oggetto di
fpiccarne un frutto tagliano gli alberi dalla radice »
Coltivimi Italiani ! Non farcite forfè degni di effe?
trapiantati lungo il fiume S. Lorenzo ?
tutti gli altri cantori . Occupati folo del gorgheg-
giare pare a loro , che P azione e il getto non ci
abbiano a entrare per niente , e fi direbbe quafi
che vogliano patteggiare colle orecchie dello fpet-
tatore fenza curarfi punto degli occhi . Così fi veg-
gono fovente muover le labbia , s' ode la foave
armonia óqììq loro voci come fi fentiva rifuonar
nelP antica Menfi la ftatua di Memnone al primo
comparir dell'Aurora fenza che corrifpondeife all'
armonia verun atteggiamento efteriore . E fé qual-
che volta fi pongono in movimento è folo per
contraddir fé medefimi, e per diftrugger col gefìo
la commozione , che avrebbe potuto deftarfi col
canto, accompagnando con fegni di dolcezza le
parole , che efprimono il furore , e preftando a
Cleonice addolorata per la partenza di Alcefte lo
Iteifo contegno , che le fi darebbe allorché fi con-
figlia coi grandi della nazione intorno alla fcelta
di uno fpofo . Chi può frenare il rifo in veggen-
do un Timante difperato o un furiofo Farnace,
che in mezzo alla difperazione o alla collera quando
P anima mettendo in rapida convulfione le braccia ,
gli occhi , il volto , e prefibchè tutte le membra
fa quali fembiante di volere sloggiare dal corpo ,
pur fi fermano fifsi immobilmente colla bocca aper-
ta , col braccio incurvato , e colla mano attaccata
al petto per più minuti, come aveffero a rappre-
fentare i figliuoli della Niobe, che fi trovano nella
galleria di Firenze > Cofa vogliono lignificare que*
101
tinti torcimenti di collo , quel girare cogli ome-
ri , quel non aver mai il torace in ripoio non al-
trimenti che facciano gli avvelenati, o i punti dal
morfo della tarantola , nel tempo che lì efpone la
fua ragione ad un Principe , o mentre Regolo par-
la gravemente col Senato di Roma ? E qual è
P uomo di buon fenfo che non deva fremere nel
veder, per efempio, Radamifto , che ferito in uà
braccio da Tiridate continua ancora a gerìire per
tutta P azione col braccio ferito , come P aveife
pur fano ? Neil' olfervare Arbace , che apparecchia-
to a bere il veleno , e cantando un5 aria colla tazza
in mano , la va voltando , e rivoltando come folfe
già vuota } Nel contemplar Argene , che mentre
le vien narrata la difperata rifoluzione di Licida
reità indifferente fulla primiera attitudine finche
dura il racconto , terminato il quale , comincia co-
me per convenzione a dar nelle fmanie ? Nel rifletter,
che Beroe allorché , parlando con Samnete gli dice
Idol mio per pietà rendimi al tempio .
in vece d' intuonare quelP idol mio verfo P amante ,
fi rivolge al vicino palchetto dove lo fcimunito
protettore accoglie P inzuccherato complimento con
un forrifo di compiacenza e colla ftolidezza degna
di cotai mecenati ? Per non dir nulla della energia
ehe fcemano alla fìtuazione e al fentimento la-
fciando il gefto inoperofo e fenza effetto in tante
circoitanze3 eh© traggono appunto da elfo la lor
Verità .
© 3 • Co-
tot
Come avefifero 011 fedecommeffo ne* gefti ,
che fi trafmetteffe per retaggio dal maeftro al di-
scepolo s così vedrete u farti da loro in ogni e qua-
lunque circoftanza certe maniere di muover le
braccia, il collo, e le mani 3 dalle quali non fi
dipparton giammai . Si cangia la mufìca annunzian-
do , che comincia il recitativo obbligato o l'aria?
Ecco Hponina voltar tolto le fpalle all' Imperac'or
Vefpafiano , che riman fulla fcena , fenza riguardo
al rifpetto dovutogli, e divertirfela palleggiando
lentamente il Teatro , come fé per tutt" altro fine
fofle venuta colà che per Concigliartì P attenzione
e per moftrarfi appaffionata 4 Prende poi a cantar
le parole colla nobil mimica efpofta di fopra , e
colla quale par che i cantanti vogliano prendere
a gabbo la fenfatezza degli uditori ; tanto effa è
invernfimile , difanimata , e ridicola . E in tant»
Vefpafiano , che afcolta , che fa egli > Sua Maeftà
Imperiale fé la paffa garbatiffimamente affettando
un* aria di difiìpazione che innamora, guardando
per ordine i multiformi cimieri , e le vario-pinte
altiflìme piume , che fi muovono nei palchetti ,
falutando nella platea i fuoi conofcenti ed amici ,
forridendo col fuggeritore o colla orchefìra , guar-
dandoli F anello , battendo tal volta e ribattendo
le catenuccie dell' orologio con fìmili gentilezze
tutte a quefto modo belliflìme « E ciò mentrechè
la mefchinella Eponina fi sfiata per muoverlo a
compafiione . Quale idea fi formano elfo* adunque
del
i©3
del luogo dove fi trovano , e dei personaggi ,
che rapprefentano ? Non dirette , che vogliano an-
cor fui Teatro comparir que' tali , che fono , che
li facciano uno fcrupolo di mentire al Pubblico ,
e (come diceva a quetto propofìto graziofamente
il più volte lodato Benedetto Marcello ) che abbia-
no timore non 1" udienza prenda in ifcambio il
Signor Alipio Forcone e la Signora Cecilia Pela-
tutti col Principe Zoroaftro e colla Regina Culi-
cutidonia ?
La cagione degli accennati difetti viene in
parte dalla natura fteffa del canto , poiché quanto
più di attenzione li mette nel far dei trilli e dei
paffaggi tanto meno rimane per accompagnarli coi
fegni confaccentifì ; ma in gran parte confile
ancora nella inefperienza dei cantori 3 nel poco
ftudio , che ci mettono sii tali cofe , e nelle falfe
idee 3 che lì formano del loro meftiero , non fa-
pendo , o non volendo fapere s che F anima degli
affetti' confitte nelfa maniera di efprimerli , e che
poco giova ad intenerirci la più bella poefia del
Mondo quando accompagnata non venga dall' azion
convenevole. Così almeno la intendeva il gran
Metattafìo ,il quale in una lettera diretta al Signor
Mattei Napoletano fi lagna vivamente di cotale
abufo. Qualunque fi 'a , ei dice, cotefio mio povero
dramma non crefcerà certamente di merito fra le ma
ni de* prefenti cantori ridotti per colpa loro a fervir
d' intermezzo ai ballerini , che avendo ufurpata V ar«
G 4 té
i©4
te di rapprefentare gli affetti e le azioni umane me-
ritatamente hanno acquiftata V attenzione del popolo ,
che hanno gli altri meritatamente perduta j perche
contenti di aver grattato le orecchie con una fonati*
na di gola nelle loro arie , il più delle volte nojofe , la.
[ciano il pefo a chi balla d' impegnar la mente e il
cuore degli Spettatori .
E paziènza s' eglino almeno aveffero imparati
gli elementi dell' arte loro , è cantaffero come va
fatto , ma per difgrazia noftra fono o tanto igno-
ranti o tanto pregiudicati in quello quanto nel re-
cante. Per mettere in tutto il fuo lume una pro-
pofizione , che profferita da uno ftraniero in mez-
zo alla Italia può forfè comparir temeraria , mi fi
conceda entrare in qualche ricerca intorno al can-
to imitativo del melodramma, la quale farà^cred*
io , non inutile affatto ai {ignori virtuofi , fé pur
la loro ignoranza , o la vanità , o i pregiudizi ,
che partecipano dell* una , e dell' altra , lafciano
loro tanto di modeflia e di buona fede quanto ba*
Ila per degnar d' uno fguardo le oifervazioni di
un amatore del bello , il quale però ha i due ca-
pitali difetti di non effere aggregato a veruna
accademia , e di dire intrepidamente ciò che fi
fente .
Nel noftro prefente fìftema drammatico tre
cofe concorrono principalmente a produr l'efpref-
ilone , cioè V accento patetico della lingua 3 V ar-
monia , e la melodia , ciafcuna delle quali fuddi-
vi-
30J
videndofi in varj altri rami formano poi quell'agi
grecato , dal quale ben congegnato e imito ai pre*»
ftigj della prospettiva rifulta poi l' illusone e P in-
tere fle dello flettacelo « L* accento patetico della
lingua non e(Tendo altro che il linguaggio natura-
le delle paflìoni nei varj loro caratteri , è quello 9
che ferve di fondamento alla imitazion muficate
principalmente nel canto » La melodia è P imita-
zione fteffa di effe paflìoni efeguita pel mezzo d' una
ferie fucceflìva di filoni aggradevoli . V armonìa è 9
per così dire , il legame o vincolo fra P uno ©
l'altra fìccome quella, che modifica P accento fe-
condo tali determinati intervalli , e che dà ai filo-
ni della melodia la necenaria precisone e giustez-
za . Le tre cofe accennate fono così legate fra
loro e cosi elfenziali nel melodramma , che ove
manca(fe una fola , non farebbe poffibile P ottener©
P effetto delle altre „ L' accento della lingua fciol-
to , a così dire , e, vagante non avrebbe altra for-
za che quella che fi ritrae dal parlar ordinano *
La melodia da per fé farebbe un difegno capric-
cio fo fenza oggetto né regola . V armonia reme-
rebbe una combinazione equitemporanea di fuoni5
che niuna immagine , ninna idea prefenterebbe alla
fpirito . Ma fé la loro azione è necefTaria nel me-
lodramma, non è necefTario però che quefP azio-
ne ila nello fteflb grado dappertutto né che fìa
fimulranea . In una lingua armoniofa per natura
come la greca f dove la poefìa regolava la mufica 3
do-
dove la profodia era P anima della mifum; dove
1* accento muficale da fé medefìmo non abbifogna-
va fé non che delP aggiunta del ritmo per dive-
nire un perfetto recitativo , la poefìa poteva ac-
compagnarli, e s'accompagnava in effetto con un
canto eguale e continuo appropiato mirabilmente
alP indole di e(fa , Poetare e cantare pei greci era-
no una fola e medefìma cofa . Ma nelle noftre lin-
gue moderne appoggiate , per le ragioni , che
s* adduffero altrove su principi diverfi fìifatta unio-
ne o combaciamento fra la poefìa e la mufìca non
può così fpeditamente ottenerli , poiché avendo la
mufìca acquiftate tante ricchezze infeparabili da
lei , non fa accompagnarfì colla poefìa fenza por-
tar feco tutto il Corredo de' fuoi abbigliamenti , e
per confeguenza fenza opprimere la compagna .
A guifa dell' amore ella non fa regnare che fola .
Dall' altra parte P azione della mufìca è così viva
ed intenfa che mal potrebbe regger P uomo alle
fquifìtezze dy una melodia come è quella ufata ne'
noftri teatri , fé doveffe prolungarli fenza interru-
zion ne refpiro per i tre atti d' un dramma . Da
quelle due ragioni combinate infìeme rifulta il
doppio bifogno di far prevalere alternativamente
nel melodramma or la poeiìa or la mufìca , e di
maneggiar la melodia con certe precauzioni allorché
faccia di meftieri unirla colle parole affinchè que-
lle non perdano totalmente l'effetto loro. Quindi
la naturai divifione della poefìa muficale in recita-
tivo
107
tivo femplice , recitativo obbligato , ed aria ; di-
visone troppo nece/Taria nei noftri fìfiemi di armo*
nia e di lingua , ma la quale per motivi contrari
non era ne poteva e(fer tale preflb agli antichi
greci. Coficchè tutta la teoria della efprefTìoné nel
moderno melodramma lì racchiude nella foluzione
del Tegnente problema : Afiegnare fino a qual punte
V accento naturale della lingua poffa divenir muftcale 9
e fino a qu*l purità la unifica deva apptojjtmarfi. ali9
accento naturale 6
Una folla di corollari lumino!? e brillanti
mi fi fanno innanzi dopo V enunciato problema sii
i qual' però mi è forza pacare di lungo per fer«»
inarmi foltamo nelle cofe che tendono direttamene
te al mio a (Tanto . Sarà la principale V applicazio-
ne degli accennati principi alle diverfe parti del
melodramma . V* ha dei cai! dove fpicca la fola
poefìa con pochiflimo accompagnamento di mufi-
ca .« dei cafì dove la poefìa prende alcuni caratteri
di canto coli' intervento degli finimenti i dei cafi
in fine dove ta poefìa trasfondendoli intieramente
nel canto e fregiata da tutti gli ornamenti della
ftrumentale concorre infìem colla unifica a rendei*
più pompofo e più illuftre il trionfo dei fentimen*
to<
Partendo da un principio inconcufTo , cioè che
nella mufìca drammatica tutto effer deve imitazio„
ne , e che niente può ella imitare dell' umano àif*.
corfo fuorché T accento delle . pafìioni s o ciò che
ap-
ioS
apprefenti allo fpirito una rapida fncce/Hone d in>
magini ; fi deduce con evidenza, che poco o nulla
può imitare la mufica nel femplice recitativo , nel j
quale poco differente dal parlar ordinario pei
tuono della voce tranquilla con cui s* efpone , e
per le materie , che vi fi trattano , raro è che /pic-
chi F energia degli affetti . Tocca dunque alla poeiìa
il far valere ciò che non potrebbe render la mufi-
ca , ed ecco il luogo opportuno per F attore di
moftrar il fuo talento nel recitare , notando il fen-
fo delle parole con chiara e netta pronunzia , of-
fervando la profodia della lingua fenza confon-
derla 5 facendo fentir all' orecchio il poetico ritmo
fenza troppo affettatamente ricercarlo , infittendo
filile infleilìoni che le fomminiftra il difcorfo , in
una parola attaccando»* alle regole , che prescrive
Parte della declamazione. La mufica non vi deve
entrare fé non quanto baiti per far capire, che
1' azione rapprefentata è un azion muficale per
contrapofizione alla recitata . Altro non vuoili da
effa fé non che accompagni da quando a quan-
do F attore col baffo affine di foflenere la di lui '
voce , ne fi chiede altro dall' attore , fé non che
mifuri F accento con qualche intervallo armonico.
Tutto il reftante debbe tacere e la fola poefia
parlare .
Allorché il fentimento va prendendo moffa e
calore , allorché la voce interrotta per intervalli
palefa il difordine degli affetti, e F irrefoluteiza
& un
109
d' un animo agitato da mille movimenti contrari 5
T accento patetico della lingua piglia anch' elfo un
nuovo carattere nel recitativo obbligato , caratte-
re, il quale elfendo imitabile dalla mufìca giuitifìca
]' inrervento di efla , anzi lo rende neceffario ,
Ma uno rhto dove la palone sJ efprime per reti-
cenze, e dove V alternatilo filenzio frappongo alle
parole è il miglior indizio potàbile della dubbiez-
za delP animo , non potrebbe rapprefentarfì con
una fempre colante e non mai interrotta modu-
lazione : quindi la regola dettata dal buon fenfo
e dalla efperienza d* ufar cioè vicendevolmente
della poefia e degli frumenti come di due inter-
locutori , che parlano V uno dopo V altro . Ed è
qui appunto dove più che altrove fpiccar dovrebbe
la fcienza mimica dell' attore , e le profonde of-
fervazioni fatte da lui fu i caratteri , fagli affetti ,
e fu gli uomini . Dovrebbe egli interpretare colla
evidenza del getto ciò che la voce non efprime a
baihnza , perchè trovafi , a così dir , foffogata dall'
affollamento delle idee. Dovrebbe dar maggior
lume e rifalto all' idioma imitativo degli finimenti
ora con lunghe paufe e marcate che aprano largo
campo all' azione di eflì , ora con quei fegni inar-
ticolati che fono la favella dell' anima , e che mo-
ftrano la fuperiorità di un attore che fente e co-
nofce non folo quello che dice, ma quello ancora
che deve tacerli . Dovrebbe far fentire la facce/fio-
fle degli intervalli armonici nei tuoni della voce ,
e far-
*xo
e farla fentire in maniera che , notandoli forte»
mente e troppo fpeiTo , non fi dia nel cantabile
proprio dell' aria , oppure , notandoli debolmente
e troppo di rado , appena fi djiitingiia dal difcorfo
ordinano . Dovrebbe inoltre fignificar coli' azione ,
coi cambiamenti del volto , e Coir atteggiamento
della perfona que' tratti di forza e di fublimità
che vengono alfai meglio fpiegati con un filenzio
eloquente e con un accento interrotto che colla
più pompofa orazione , Dalla imperizia de' cantori
in quefìo genere è venuta 1' accufa che varj fcrit- ^
tori fanno al canto moderno di non convenire cioè
in alcune occasioni a quello itile fublime , a quelle f
Situazioni jnafpettate ed energiche, onde tanto 1[
^'ammiran da noi i poemi degli antichi , e le tra-
gedie recitabili „ Diamone alcuni faggi per mag-
gior chiarezza.
Nel fefto libro della Eneide Enea trova ne'
bofchetti dell* Elifo la troppo fventurata Didone .
M fu® apparire fi rifvegliano nel petto del Prin-
cipe trojano la tenerezza e il rimorfo , S' avvici-
na , piangere parla colla eloquenza propria d'un'
anima che conofce tutta la fu a umiliazione , e che
vorrebbe pur patteggiare fra la religione e P amo-
re . Didone 1' afcolta fenza guatarlo , non profer-
rifce un fol motto, e gli volta Jefpalle,
Nella Medea di Cornelio quella principe/fa ^
fdegnata con Giafone e con tutta la corte di Cre-
onte fa palefe a Nerina fua confidente F eftremo
de-
Ili
desiderio che ha di vendicarli , e la deftre2za colla
quale va cercando i mezzi per riufcirvi . Nerina ,
che ignora ciò che ponno intraprendere le grandi
paflioni , moilra di dubitarne , le mette in vifta
tutto T orrore del fuo dettino , V odio de* proprj
malfalli , la potenza di Giafone , e la debolezza
ài lei
Ggfjtre tnnt d* ennemis que vous rejle - t » il ?
E Medea rifponde
Moi 9
Slegli Orazj del medefìmo poeta una donna viene
lai campo dov'era ftata prefente alla pugna fen-
iz però vederne il fine , per avvifar il padre , che
duo figliuoli fuoi erano flati uccili da' Curiazj ,
che il terzo , vedendo di non potervi refiftere ,
tvea prefa la fuga . Il vecchio fen duole amara-
nente della codardia del figlio, La forella allor
$li dimanda
Que voulhz, vous qu' il fit contre trois >
E il vecchio Orazio
Qu* il mourut ;
Neil* Othello di Shakespear quel Generale di
:uor magnanimo , ma yiolento e gelofo all' eftre-
no ingannato da Jago crede infedele Derdemona
uà moglie , e la uccide nel letto maritale . Un
nomento dopo fcuopre P innocenza di quella , e le
:alunnie del perfiio amico , In vece di dar nelle
manie Othello impietrile , e cade fui letto fenza
yocenè motto j
Nel
sii
l Nel Macbetto dello fteiìb poeta un fuo confi
dente gli dice, che il fuo nimico gli ha trucidati
barbaramente la moglie e i figli , alla qual nuov;
ferrando egli quafì colpito foffe dal fulmine , «
fentendofì eccitar dall' amico alla' vendetta e a
iangiie , troncamente rifponde : Ei non ha, figli .
Ora , dicono effi , ne il terribil filenzio di Bidone
e di Othello , ne le fublimi rifpofte di Macbetto j
di Medea, e di Orazio, ne mille altri efempi di
quefto genere fi polTon rendere nella noftra mufìca
troppo loquaci fenza {temperarli in una infipi-
da cantilena . Ma benché fìffatta obiezione abbia
più forza contro alla fpezie di canto e di mufìca epe
folita a fentirfì oggidì su i teatri che contro il
canto e la mufìca in generale , e benché intenderli
ciò debba foltanto delle arie e non dei recitativi ,
dove è indubitabile, che polTono aver il lor luo-jtie
go i tratti più vibrati ed energici , come V hanno
pur qualche volta in quelli di Metarlafìo ; egli è
certo, non citante, che 1* aeeufa farebbe men ra-
gionevole , ove la rifleffione e la fcienza del can-
tore fapeffero colla proprietà dell' azione fupplire
gii rapido e concifo linguaggio degli affetti . Ma di
fìffatto fìudio e cognizione, onde tanti vantaggi
ne riporterebbe 1' arte drammatica, niun penfìero
lì prendono i moderni Arioni ,
Quando la pafHone dopo aver ondeggiato va-
ga ed incerta s' appiglia pure ad un qualche par-
tito ? Q fi rifplve m uno o più fentimenti deter-
mi-
binai
y i
in t\
pi
poel
ti '-:ii
di f
carat
magj
fullc
Eii!
te.
minati , allora 1* accento della lingua rinforzato
dal vigore, che gli fomminiftra la fenfibilità pofta
in efercizio offre quella fìtuazione o quadro,
che ferve di fondamento all' aria f In quefta la
poefìa animata dalla efpreflìorie , abbellita dalla
efecuzione , e fregiata di quanto ha 1' armonia
di più feducente e di più energico prende tutti i
caratteri del canto . Ivi 1' eftenfione della voce è
maggiore ? le fue infleflìoni più decifive 5 j ripon*
fulle vocali più lenti , la fucceflìone armonica de-
gli intervalli diviene più fenfìbile e più frequen-
te . Ivi la rnelodia ricerca i £uoni più appailìonati
e per confeguenza i più veri , ^li raccoglie fotto
ad un motivo dominante , gli difpone fecondo
P ordine più dilettevole all' orecchio , e gli guida
per modulazioni ora forti ed ardite , ora infinuan»
ti e dolci ? ora brillanti e piacevoli, ora tragiche
e fublimi f Ivi 1' attore non dee più recitare , ma
modulare bensì le parole con proporzionata melTa
di voce ? con portamento giurì© , ferbando religio-
famente i loro diritti alla poefia e alla lingua ,
prendendo dall' arte quel tanto e non più che ci
vuole per prefentar la natura nel fuo più vero e
più dilettevole afpetto , in una parola devono
fpiccare nella ^fecuzione del fuo canto la verità,
V efattezza , e la femplicità . Per verità di canto
s' intende 1' efeguire ciafcun motivo colla morTa o
andamento ad elfo più acconcio , e 1' afferrar i
caratteri diftintivi di ciafcuna cantilena qualmente
h a
ma eie
ii4
fi convengono alla patria , alla età , alle circoftan-
ze , e al grado attuale di paflìone del perfonag-
gio rapprefentato . Per efattezza io intendo la pre- |conii
cifione nella intonazione , la giuftezza nel tem-
po, la chiarezza neh" articolar didimamente le fìl-àMi11
labe. Per fimplicità altro non fi vuole lignificare» the mI
fuorché l'opportunità, e lafcelta negli ornamenti. |^ir;
E perchè molto fi è parlato e nulla fi è conchiufo p act
finora dai mulìci intorno all' ufo di cotali orna- I A
menti , trovandoli fra loro chi vorrebbeli efclufì »i Cosi 1'
affatto dal canto come cofa puerile 3 e chi vorreb- generi
beli al contrario fupporre così necelfarj , che disa-
dorna e infoffribile riufcir dove/fé fenza di elfi
qualunque melodia; perciò parmi opportuno ag- Jun agi
giugner brevemente fu tale argomento qualche ri- jun de
flemmone più filolofica e più precifa, imitando i
chimici , i quali riducono ad un picciol vafetto di
quint' effenza odorofa la foftanza di milk fiori,
che fi trovavano fparfi per le campagne.
Lo fcopo delle arti imitative non è di rappre-
fentar la natura femplicemente qual è, ma di rap-
prefentarla abbellita . Siccome tutte le cofe create Ile a:
perciò appunto che fono create hanno dei limiti , e jpecu
ficcome i limiti fuppongono imperfezione neh' elfere così
ove fi trovano , così non è pofiìbile fcoprir neh"
univerfo un oggetto tanto affollilo e compito, che
poffa- fervire di archetipo air alta meta che fi
propongono le arti . Che fa dunque V artefice >
Guidato gialla percezione intima di quel bello , che
«fi-
Ciana
e race
tocoi
rato :
bai
Ieri;
giri
3g-
li»
tem,
MS
11$
Hifte forfè nella natura fino ad un certo punto ,
na che non è nella maggior parte fé non che una
:ompofizione , un lavoro fattizio delle noitre idee,
>rende a modificar la materia , che debbe fervir-
»li di itromento , e togliendo da effe le parti tutte
«re :he mal corrifponderebbero al fuo mentale dife-
so, raduna le altre e le combina fotto la forma
>iù acconcia a far nafcere in noi le idee della
inità , della varietà , della decenza , e dell' ordine .
Zosì T Amore di Prafiìtele , il Giove di Fidia , la
genere di Tiziano , il carattere di Augurio nel
Sinna , V anima di Regolo nel Metaitafio , il Se
erca , fé dice del Fergolefe altro non furono che
pi aggregato di proprietà atte a produrre in noi
m determinato genere di fenfazioni , Je quali pro-
prietà fparfe prima nel mondo morale o nel fifico ,
ì raccolte poi dagli artefici fotto ad un determina-
o concetto coftituirono quel tutto , che viene deco-
rato col nome di bello . Ecco la neceflìtà di abbellir
a natura ricavata dal principio ftefTo della imitazione.
Al motivo che ha comune la mufica con tutte
le arti rapprefentative s' aggiungono ancora dei
peculiari a lei fola . La fua maniera d' imitare h
cosi indeterminata e generica , i punti dov' ella
può afferrar la natura fono sì ofcuri e sì rari , i
fegni citeriori delle paffìoni , che fervono di ma-
teria al linguaggio muficale , fono così poco ener-
gici e cosi ambigui a cagione di quel contegno , di
quella tinta di fallita, o di riferba che hanno fpar-'
H % fo
%i6
(o fopra di noi i fittemi di educazione , e i fuccef
fìvi progredì della coltura o piuttofto del corrono
pimento nella focietà, che la vera mufiea farebbf
ridotta preffochè al niente , fé una difcreta licenza
negli ornamenti non fupplhTe in lei alla fcarfezza
degli originali imitabili „
Ma dove, quando , e come deve ufar il unifi-
co degli ornati per conciliar fra loro i due eftre-
mi difficili , di emendar cioè coli' arte i difetti del-
la natura , e di non foIHtuire alla natura gli ab-
bigliamenti dell' arte > Seguitiamo in cotal ricer-
ca 1' analifì . Quando fi dice , che 1' arte debbe aju-
tar la natura , fi viene a dire , che P artifizio è un
fupplemento di ciò che a lei manca . Per confe-
gtienza dove la natura non ha bifogno di fupple
mento 3 dov' ella ha in fé ftefTa i gradi di attività
neceffarj a produrre compiutamente il fuo effetto , m\
ivi 1* artifizio non dee punto aver luogo f A co-
nofcer poi quando la natura abbia forza per fé fola
a produrlo , jbafta offeryare fé i tratti , che fi mo-
ftrano in lei , fiffano tutta 1' attenzione del noftro
fpirito in maniera che dopo averla veduta , e do*
pò ch'ella ha parlato . la noftra curiofità e il no-
flro defiderio richieggano ancora qualche cofa di
più , oppure rimangano appieno foddisfatti . S' è
confeguito quefto fine ultimo? Allora gli orna-
menti aggiunti alla femplice , e fchietta natura
nuocono in vece di giovare , perchè da una banda
chiamano a fé parte di queir attenzione che do?
vreb*
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lezie t
oppur
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HIO»
117
vrebbe tutta e intiera fifTarfi fui tale oggetto , e
dall' altra cuoprono colla loro pompa alcune bel-
lezze naturali di elfo , onde reftando inoffervate s
oppur non fentite non eccitano l' intereffe . Le po-
tenze del noftro fpirito non refìano ancora appa-
gate ? Ecco deve 1' arte venire in foccorfo a riem-
piere quel voto lafciato tra la cagione e l'effetto,
facendo che gli abbellimenti fuoi fervano , a così
dire , di mediatori fra 1* imperfezione della natu-
ra, e la fenfibilità mal contenta dell9 uditore .
Sua incombenza è di agghtghere all' oggetto imi-
tato quei lineamenti che gli mancavano nella pri-
ma fua impronta , acciò più chiara e più fenfibile
apparifca l' imitazione. Ma fi ricordi bene, eh' effa
appunto non dee far altro che riempiere il voto,
vale a dire correggeremo ajutare, o perfezionar la
compagna , non mai fopraffarla né opprimerla . La
fomma gloria di lei confitte anzi nel farla trionfa-
re e nafeonderfì . Guai fé P arte moftra i fuoi
vezzi ! Guai fé in vece di àufìliare vuol comparir
prottetrice ! Allora lo fpettatore ^ che non s' in-
tereffa nell'oggetto fé non fé a motivo della illu-
sone, ogni qual volta è corretto a riconofeer
1* inganno fi pente della propria credulità , e fi ven-
dica difpregiando P arte e P artefice .
Dai principi accennati fi ricava , che il rnufico
non dee ammetter in ogni luogo gli ornamenti ,
né in ogni luogo fchivarli . Dee ammetterli qualora
effi realmente correggano i difetti della compofi-
H 3 zio-
n8
zione o del fentimento , qualora promuovano il
gener medefìmo di efpreffìone che regna nel
canto , qualora fi confanno coli' oggetto imitato e
colla fonazione , qualora fervano a conciliar 1' at-
tenzione dello fpettatore difponendolo a inoltrarli
nel fenfo delle parole o a guftar meglio la forza
e la varietà del dettato museale . Deve fchivarli
qualora divengon fuperflui , o palefan di troppo
P artifizio , o fcemano con infìgnifìcanti frafcherie
la vivacità del fentimento , o diftornano P atten-
zione dell' uditore dal foggetto principale , o di-
ftruggon P effetto delle parti compagne , o tingo-
no il motivo di un colore diverfo da quello che
efìge il jflio carattere , ovvero cangiano P indole
della paffìone o la natura del perfonaggio . Come
la materia di che fi tratta è tanto importante , cosi
farà bene il difcendere a qualche confeguenza di
pratica .
Prima . Non fi dee aggiugnere alcun abbelli-
mento ne dalla parte del fuonatore , n« dalla parte
del cantante ai femplicì recitativi , come non
s' inorpellano nella retorica P efpofìzione d' una
ragione o la narrativa d* un fatto s perocché na-
feendo P intereife dalla chiara percezione di ciò
che il produce , Io fpettatore non potrebbe com-
rnuoverfi in feguito fé gli ornamenti gli impediffero
di preftar al filo dell'azione la dovuta attenzione.
Seconda . Molto meno nei recitativi obbliga-
ti, dove rappre Tentandoli la dubbiezza dello fpi-
rito
H9
rito nata dal contratto dei motivi che gli fi fanno
innanzi , Y anima concentrata nella fua irrefolutez-
za non ha tempo di badare alle frafcherie .
Terza . Non deve infiorar il principio di un'aria
per la rie (fa cagione che non s' infiorai* efordio di
una orazione, cioè perchè ivi è più che altrove
! neceffaria la femplicità ad intender bene ciò che
vuol dire il motivo , il quale mal fi capirebbe trav-
vifatv** dall' arte , e perchè fupponendofi gli udi-
tori attenti abbaftanza in principio , fa d' uopo ri-
ferbar i fiori per quel tempo ove la loro attenzio-
ne comincia a illanguidire.
Quarta . Nemmeno allora quando il canto ef-
prirne il calore delle grandi paffioni. Queite non
veggono altro Oggetto fuorché fé fole , e gli or-
nati aggiunti in tal cafo fanno il medefimo effetto,
che le nugole frappone a ciel fereno fra I* occhio
dello fpettatore e 1' afiro luminofo del giorno .
Quinta . Ne meno in quella fpezie di affetti ,
che ricavano il pregio loro maggiore dalla fempli-
cità con cui fi fentono , e dal candore con cui fi
efprimono ; tali fono gli amori bofcherecchi e le
ingenue tenerezze di due giovani amanti ben edu-
cati. Una negligenza non affettata fi conviene ai
primi. Un ozio dolce d' ogni altra facoltà dello
fpirito fuor di quella di amarfi e di godere s' ap-
partiene ai fecondi .
Sefla. Non dee il cantore frammetter gli or-
namenti qualora 1" andamento delle note nella cern-
ii 4 peli-
120
pofizione o la moflfa degli frumenti è incitata e
veloce , Sarebbe Io fteffo che fé ad uno , che ane-
la nel corfo j altri gettalfe fuori di ltrada alcuni
pomi belliffimì , acciocché trattenendoli egli a rac-
coglierli , non poteffe mai toccare la meta .
Settima .• Ne meno quando canta accompagna-
to in un duetto , in un trio , in un finale , o in un
coro ; attefochè fé ad ogni cantore lì concedente
1' ufcir della riga per far pómpa di ghiribizzi men-
tre gli altri ftanno fermi a rigore di nota, quella
non- farebbe più mufica , ma piuttofto una confu-
sone e un tumulto «s
Ottava i Si può far ufo di qualche fregio nel-
le arie allegre e feftevoli perchè proprio è dell"
allegrezza iì diffonderli , e perchè lo fpirito non
fìlfato immobilmente (come nelle altre paflìoni )
fopra un folò oggetto $ può far ribellione anche
agli fcherzi dell' arte j
Mona, Come nelle arie ancora che fi chiama-
no di mezzo caràttere; perchè non efprimendofi
in effe veruno slancio di paflione forte , né alcun
rapido affollamento ds immagini 5 la melodia natu-
rale deve allora fupplire con graziofi modi e con
gruppetti vivaci alla fcarfezza di melodia imita-
tiva .
Decima . Si può brillare cogli ornamenti in
quei cafi dove il personaggio s' introduce a bella
pofta cantando come nell* Oh care felve , oh cara
felice libertà polio in bocca di Argene nell* Olim-
pia-
121 *
piade , o neh" inno
S' un* alma annodi
S' un core accendi
Che non pretendi
Tiranno amor ?
nell'Achille in Sciro, e varie altre di quefta clalfe,
nelle quali ficcome il personaggio non rapprefentas
ma canta , cosi a lui non fi vieta tifare di quelle
licenze, che fi permettono a chi fi diverte can-
tando in una camera, o in un'accademia.
Undecima , Ma nei cafi indicati , come in tutti
gli altri , gli ornamenti debbono ufarfi con parfi-
monia e con opportunità « La mancanza della pri-
ma fa fimile il canto alla pianta infeconda di Vir-
gilio : foliorum exuherat umbra. La mancanza della
feconda mette il motivo muficale in contraddizio-
ne con fé medefìmo, poiché ad un andamento pa-
tetico s' unifcono i fregi dell' allegro , gli arzigo-
goli del preflo s* inferirono nell' adagio 9 e così via
difcorrendo .
Duodecima . Quando il penfier muficale d' un
aria fi è prefentato adorno di certa clalfe di orna-
menti , non fi dee replicarlo di nuovo veftito in
foggia diverfa ; perchè s' hai colpito nel fegno Ja
prima volta , faranno neceifariamente fuori di luo-
go i vezzi che le aggiugni nella feconda.
Decimtterza . Le cadenze fi devono efeguire
con una ben graduata meffa di voce , e con fobrie«
ià d' inileffioni fcorrendole con un fol fiato e con
quel
12*
quel numero di note foltanto che baiti a far gu-
fare il penfiero , e a riconofcervi 1' indole della
paflìone .
Decima quarta . Vengono profcritte dal buon
fenfo tutte le cadenze efeguite nello ftile di bra-
vura , cioè quelle cadenze arbitrarie inventate ali
unico fine di far brillare una voce accumulando
fenza difegno una ferie prodigiofa di tuoni e rag-
girandoli con mille girigiri infignificanti . Queito
metodo è eccellente per metter in vifta un canto-
re agli occhi del volgo unificale ; ma 1' uomo di
buon gufto va al teatro per fentir parlare Sabino
ed Eponina , non per fapere quanti paflaggi e
quanti trilli poflano ufcire in mezzo quarto d' era
dalla volubili/lima gola d* una Gabriela , o d' un
Marchefì ..
Decima quinta . Non fi devono far entrare nel
canto gli ornati proprj della mufica flrumentale ;
poiché avendo quefta le fue bellezze a parte , il
mischiarle con quelle del primo è Io fteifo che ve-
nire il penfiero di un abito non Aio .
Decima fejla . Per confeguenza fono eftrema-
mente aifurde , e ridicole le arie obbligate , dove
la voce imita uno ftromento fia da fiato offia da
corda . Lo fcopo del canto drammatico è quello
di rapprefentar le paflìoni , le quali non fi mani-
feftano nell' uomo col fuono dell' oboe , né del
violino •
Decima fettima .' Halli a sbandire dalle caden-
ze
ìe come un ornamento puerile quella che fi chia*
ma recapitulatiòné dell* aria , parola che O fi rifolve
in una idea in intelligibile , o contiene un precetto
infenfato . La pa/Iìone non epiloga mai fé medefi-
ma , né difpone i Tuoi movimenti fecondo le re-
gole dell'arte retorica del Padre De colonia .
Decima ottava . Gli abbellimenti 3 che s' intro-
ducono , debbono eflere di vaga e leggiadra in-
venzione , perchè il folo fine d* introdurli è quel-
lo di dilettare ; debbono inneftarfi con grazicfa
naturalezza nel motivo acciocché non appaja trop-
po viabilmente il contrarlo ; debbano finalmente
efeguirfi con efattezza inemendabile , poiché fareb-
be iìrana cofa e ridicola , che il cantore fi dimo-
ftrafle ìnefperto nelle cofe appunto eh* ei fa col
folo ed unico feopo di moftrare la fu a perizia .
Se i maeftri dell' arte in vece di confutar la
moda fempre capricciofa e incettante , o di abban-
donarli allo fpirito di partito , che non coglie nel
vero giammai , avefiero , ficcome ho io cercato di
fare , fiifati i principi analizzando le idee ne' fuoi
primitivi elementi , da una banda non fi vedreb»
bero efii aggirarli talloni dentro al buio di mille in-
concludenti precetti , e dall' altra la mufica vocale
fi troverebbe in Italia in iftato affai diverfo da
quello '.he fi trova prefentemente . Però non dif-
fido , che dal lettore mi venga perdonata la lun-
ghezza dello fvagamento in attenzione alla fua
utilità .
Di-
Ii4
Dicendo quello , che dovrebber fare i canto-
ri , ho detto appunto quello eh* elfi non fanno .
Come fé aveffero in qualche fcrittura fatta per
mano di notajo rinunziato folennemente al buon
fenfo , cosi gli vedrete fovvertire e capo volgere
ogni parte del melodramma j il recitativo dove la
poefìa conferva tutti i fuoi diritti 5 e dove Y imi-
tazione è così pròflìrria alla verità e alla natura 9
è la parte eh* eflì ftrapazzano più ds ogni altra .
Ora profferirono le parole con un certo andamen-
to uniforme e concitato che non à declamazione ,
o a difeorfo naturale raffembrà * ma a quelle ora-
zioni piuttoffó ì che i fanciulli fògliono cinguettare
preffo al lord babbo i Ora adoperano una cantilena
perpetua 9 che annoia infoffrihilmente chi afcolta .
Ora fcambiapo h quantità delle fìllabe pronunzian-
do breve la lunga , e lunga* la breve . Ora fi di-
menticano nelle fauci o nel palato le finali delle
parole profferendole per metà i Ora feonnettono
il nominativo dal verbo , che gli fi appartiene ,
ovvero una parte dell' orazione dall' altra in ma-
niera che tante volte non fi capirebbe punto la
relazione fra le parole ne il fìgnificato loro , fé
non veniffe in aiuto il libretto per far ciò che fa-
ceva il pittore di un caftello chiamato Orbanefa
rapportato nella Storia di Don Quifciotte , al
quale , dopo aver dipinta una figura , riufeiva tan-
to fedele l' imitazione che gli abbifognava per ef-
fer capito fcriver di fotto : Quefio è un gallo . Nul-
la
li*
fa dirò della radicale monotonia e della fomiglian-
za perpetua , che s* avverte foftituita a quella va-
rietà d' intervalli e di tuoni 3 che yi fi dovrebbe
fentire in ciafcun periodo ? anzi in ciafcuna fillaba
fecondo la diverto delle parole , e dei fentimen-
ti . Se qualche differenza yi fi offerva , quefta con-
fìtte folo ne' yizj di/limili «di .chi gli recita. V* è
chi lo dice in confidenza , chi con una confufione
che ributta i V* £ c.^i affetta a guifa di chi
Vuol galoppare , v' è chi moftra una milenfaggine
che vi par quafì debba convertirà* in ghiaccio pri-
ma di finire . Chi fel mangia fra* denti , chi lo
canta ridendo . V uno brilla ? ì' altro balbutifce ,
js il terzo frivola»
o » 9 . . ille retrorfung
Ifle Jìmftrorfum „
Ho udito alcuni cantora fcufarfì di cantar male i
recitativi accagionando i maeftrj , i quali coi ri-
volgimenti inafpettati del baffo fanno aberrar la
voce in luogo di guidarla. Sarà vero tal volta
quello difetto ne" componitori , ma ciò non bafta
a fcolparne j cantanti , che quali jfemprc lo can-
tano male oltre Y inciampar che fanno in mille
altri vizj , i quali nulla hanno di comune col mo-
vimento del baffo . Palliamo alle arie .
Non negherò già , che fé il canto fi prende
in quanto è la maniera di modificare in mille
guife la voce col maggior poffibile artifizio e fi-»
nezza, non abbia queft' arte ricevuto degli avvan-
za-
liti
zamenti prodigio/! in Italia . La leggerezza del
clima , il tatto fquifìto dei nazionali in materia di
mirfìca , la lunga abitudine di giudicare e di fen-
tire , la moltiplicità dei confronti , la lingua loro
piena di dolcezza e di melodia 5 la fveltezza e
agilità della voce procurata a fpefe della uma-
nità fono tutte caufe , le quali hanno dovuto ren-
der gli Italiani altrettanto capaci a perfezionare
quefta fpezie di talento quanto lo erano gli anti-
chi Sibariti nel raffinar i comodi della vita, o quan-
to le moderne ballerine del furane defcritte con
penna rapida e brillante da uno ftorico Filofofo
Io fono nel preparar eruditamente le faccende mul-
tiformi della voluttà . Cofìcchè 1* arte di efeguire
le menome graduazioni , di dividere il fuono più
delicatamente , di efprimere le differenze e gli
ammorzamenti infenfibili , di colare , di filare , di
condurre la voce , di diftaccarla , di vibrarla , e
di ritirarla ; la volubilità , il brio , la forza , le
ofcite inafpettate , la varietà nelle modulazioni ,
la maeftria nelle appoggiature , nei paffaggi , nei
trilli , nelle cadenze , nelle vocalizzazioni , Siccome
in ogni altro genere di ornamenti ; lo itile dili-
cato , artifìziofo , raffinato , fottile , V efprefiìone
tal volta degli affetti più molli condotta fino alla
evidenza; fono tutte meraviglie del cielo Italico
pofte egregiamente in efecuzione da parecchi can-
tori viventi , Abilità 3 eh' io riconofeo in loro , e
la quale tanto più volentieri confeifo quanto più
fono
117
fono lontano dal voler comparire parziale od in-
giù/io .
Ma fé per canto s* intende 1' arte di rappre-
fentar modulando le paflìoni e i caratteri degl1
«omini talmente che vi fi fcorga chiaramente la
verità dell' oggetto rapprefentato , come debbe
pur cHer P uffizio del teatro e d' ogni canto imi-
tativo , in tal cafo non fé ne fdegnino gì* Italiani
fé a nome della fìlofofla e del gulto francamente
pronunzio , aver elfi , in vece di giovare alla fua
perfezione , guaftata , pervertita , e corrotta la
mufica ; non perchè manchi quella di eccellenti
qualità * ma perchè ne fanno una peffima applica»
zione .
Diffatti fé P imitazion teatrale fi propone due
fini , P uno la raifomiglianza della copia che imi-
ta coli* originale imitato , e P altro la raifomiglian-
za dei muovimenti , eh' eccita in noi la copia coi
muovimenti eh* ecciterebbe P originale ; qua! imi-
tazion di natura è mai quella del canto drammati-
co dove la lontananza che palla tra P originale e
la copia è affai maggiore di quella che pannerebbe
tra due originali affatto diverfi? Qual conformità
ritrnova P orecchio non prevenuto dell' uditore
tra il fentimento fublime , tranquillo , e profondo
che fignoreggiava P anima di Temiftocle , allorché
rifoluto di morire prima di disonorare la fua me-
moria, prorompe in quelle inarrivabili parole
Serberò fra ceppi ancora
Quefla fronte ognor ferenti t
JE' la colpa e non la pena
Che può farmi impallidir ,
e quel fentimento medefimo cantato alla moderna ,
cioè facendo , che Metfer Temiftocle fi diverta per
un quarto d' ora in mezzo ai trilli yezzofiffìmi <
e a deliziofe cadenze, Je quali doveano pur con
venire maravigliofamente in quella Situazione ad
un Eroe combattuto ? Qual fomiglianza corre tra
la forprefa della fmarrita Dircea allorché fi con-
ferà priva di fenfo non che di parole
Divenni fiupida
Nel colpo atroce :
Non ho pia lagrime 9
Non ho piti voce i
Non pojfo piangere ,
Non fo parlar ,
e P interminabile loquacità mufìcale con cui s* ef-
prime quello flato medefimo obbligando a gorgheg-
giar con mille femicrome quella , che non fa par-
lare , e facendo or sii or giù rotolare la voce di
colei , che non ha pivi voce e Qual rapporto col
fuono grave e pofato , col quale un uomo che fa
rifleflìone alle fune/le confeguenze , che arreca
V abbandonare agli fregolati fuoi defiderj , deve
pronunziar le feguenti parole
Siam navi alle onde algenti
Lafciate in abbandono ;
lmpetuojt venti
1 no*
io;
z±9
I notiti affetti fono :
Ogni diletto è fcoglio
Tutta hi vita è mar .
coli' enorme guazzabuglio di note onde fi ve/lono
elfe nel canto ufcendo alla fine in un minuetto ,
O in un allegro , polacche il minuetto e l* allegro
fono , come vede ognuno , il miglior mezzo pof-
iibile per enunciare una maflìma filolofica? Di fif-
fatti fclecifmi unificali fono piene in tal guifa tut-
te le Opere moderne , che 1' accumulare gli ef*mpj
farebbe, come dice un proverbio greco , lo fieifo,
che portar vafi a Samo o nottole ad Atene.
Ma l' imitazion che rifulta dalla fomiglianza
del canto colla fituazione del perfonaggio (uppG-
ne forfè troppo di lìndio e di gufto , perchè deva
fperarfi dagli automati canori che fi chiamano vir-
inoli di mufica . Vediamo -almeno fé fi trovi un
compenfo nell'altro genere d' imitazione che nafce
dalla convenienza delle parti elementari del canto
coi tuoni della favella ordinaria . Allorché P uomo
parla , il fuo difcorf© fi diftingue precifamente per
la maggior lentezza o rapidità nel profferir le pa-
role o le fillabe , pel grado di acutezza o di gra-
vità che vi fi mette , e per la forza o remiffione
colla quale fi notano le infieffioni . A quefli tre'
elementi della voce umana corrifpondono altret-
tanti nella mufica . Il tempo efprirae la velocità o
la tardezza , il muovimento imita l' acutezza o
la gravità s il piano o il forte rapprese nta il di»
I ver-
130
^erfo ricalcar che fi fa filile vocali. Ora £ccom«
la natura e la combinazione degli accennati ele-
menti non è fempre la iteffa nell'umano diicorfo,
ma variano entrambe fecondo P indole e il grado
delle paflìoni , effendo certo , che P andamento per
efempio della malinconìa e tardo e uniforme»
quello dello fdegno rapido e precipitato , quello
delle paflìoni compofte difuguale e interrotto ; co
si nel canto dovrebbefi in ciafcuna cantilena va-
riare il tempo , il movimento e il ritmo muficale
fecondo P efprefllone delle parole , -e la natura
dell' affetto individuale che fi vuol rapprefentare 5
uè paffar fi dovrebbe «dai tuoni più piccoli e baffi
ai più alti ed acuti, né difcender pofcia da que-
lli agi' imi fenza la debita graduazione e ve-
rità di rapporto «
Pofli fiffattì principi mi fi dica di grazia qual
imitazione , qual convenienza col favellar comune
apparifce nel canto moderno 9 dove a rapprefentar
affetti e fentimenti contrarj fi pongono in opera
li fteffi capriccj , che dalla plebagia armonica ven-
gono chiamati ornamenti ? Dove in un' aria dolen-
te fi frammifchian le iteffe volate , gruppi , e fai-
ti di voce che converrebbonfi ad nn* aria concita-
ta > Dove efprimendofì nelle parole un equabil lan-
guore mi fi falta all' improvvido dal più baffo al
più acuto fcorrendo molte volte tutta 1' «ftenfiors
delia voce con nvlle impertinentiflìmi gruppi di
note? Dove nel caldo maggiore d' un fentiment©
ira-
13*
iracondo allorché il cantore dovrebbe moftrarfi ,
a così dir, foffocato dalla fua fteffa prontezza, fi
ferma lentamente in un paffaggio lunghini nio sfì»
dando ad un combattimento di gola le leccore e
% canarj ? Dove queita fermata f\ fa non alla iine
d' un periodo © d' una parola , come vorrebbe il
buon fenfo , e il richiederebbe V infleilìone pate-
tica ? ma in mezzo ad una parola, o fu una vo-
cale fiaccata dalle altre ? Dove il modulatore
corrompe i tuoni in maniera a forza di repliche ,
di paiTaggi e di trilli che ove fi trattava d' imitar
la triftezza o Y odio , mi fi fveglia Y amore o la
gioja ? Dove col trinciar in mille modi e agglo-
merare la voce f\ sfigura talmente il carattere
degli affetti naturali che più non ii conofce a
qual pacione appartengano 3 onde ne rifulta una
nuova lingua , che non intendiamo ? Dove non ij
comprende che vi ila alcun linguaggio articolato ,
ma un a o un e che corrono precipitofamente
per tutte le corde e per tuttQ le fcale applicabili
.egualmente a parole ebraiche o latine che alle ita-
liane ? Dove all' aria iteffa cioè alla iteffa paglione
che conferva la tinta e il colore jnedefìmo fi da
tutte le volte che fi torna da capo un tuono af-
fatto diverfo cambiando il tempo , il movimento ,
e il ritmo quantunque il cambiamento non abbia
punto che fare col baffo e coi violini > Dove tron-
cando a mezzo il fenfo delle parole e lo sfogo
degli affetti attende tal volta che finifca J" orche-
I z ftrà
lira che dia tempo ai polmoni di raccoglier il fiato
per efeguire una cadenza > Dove per il contra-
rio / impone fììenzio alla orcheftra , dando luogo
al maeftro che levi la mano dal cembalo , e che
pigli tabacco , mentre il cantore va follemente
fpaffeggiando fenza difegno per un diluvio di note ?
Dove in luogo che gli finimenti imitino la voce,
è piuttoffo la voce umana quella che prende tal
volta a gareggiare cogli finimenti chiamando con
eccello di Solidezza a {ingoiar tenzone ora una
tromba , ora un violino , ora un corno di caccia ?
Oh ! che sì che Giovenale noi vedere la ilrana
violenza che fanno i cantori al fenfo comune av-
rebbe avuto ragion di efclainare Quis tam ferreuf
ut teneat fé ? Che sì che 1* aveva quel francefe
autore d' un poema fulla mufica allorché dille
parlando della Italia
Orgueilleufe Aufonle , il le faut declarer
A la honie d' un art que V on doit reverer
Mille infefles maudits , dont tei villes abondenf
De leurs fons venimeux de toutes parts t' inonderà ;
Far un nomhre d* Auteurs de ncs jours redoublè
Je vois fous leurs fureurs ton pays accablì , ( *)
Ep-
(*; La Mufìque Epiftola in vcifi divifa in quattro
Canti Chat* 3 inferita ne! Libro, che ha per tiiol®
Ijsì dons de$ Edf4ns de L&tme »
135
Eppure (mi fento opporre da più cP uno) le
voftre invettive fono altrettanti colpi dati al ven-
to 5 poiché o imiti il canto , o non imiti , la na-
tura , fìa eflo s o non fìa , conforme al fenfo delle
parole certo è , che piace generalmente fui teatro,
e che le arie cantate con le ftranezze e le inve-
rofìmiglianze, contro alle quali vi fcagliate sì fie-
ramente , fono quelle appunto , che rifcuotono i
maggiori appiani! , e che fvegliano collantemente
P ammirazione del popolo . Una delle due cofe
adunque vi fa di meitieri accordare: o che le
crecchie del publico non fono giudici in fatto di
mufica , lo che farebbe un paradoffo, o che i vo-
fìri fognati rapporti fra la rapprefentazione e il
rapprefentato non fono punto necelfarj a produrre
P effetto * .
Ecco P uni verfafe ma puerile fosfina, il quale
ridotto in ma Arni a dalla ignoranza , e avvalorato
da uno fpeziofo pregiudizio è quello , che cagio-
na P efterminio di tutte le belle arti . E quan-
do mai , replicherò io a codefti fautori della ir-
ragionevolezza , e quando mai fu coflituito il
popolo per giudice competente del guito ove fi
tratta di arti o di lettere ? Da qual fovrana deci-
sone , da qual tribunale emanò un* autorità così
deftruttiva dei noftri più fquifiti piaceri? il popolo
può giudicare bensì del proprio diletto e compia-
cerli d' una cofa pi jttofto che d' un* altra , nei che
i filofofi non gli faranno contrailo, ma non è, né
1 3 può
154
può eifer mal giudice opportuno del bello ? il qua*
le non viene cosi chiamato quando genera un dilet-
to qualunque , ma allora foltanto che genera un di-
letto ragionato -figlio della oflèrvazione e del rifìef-
(o . Il piacere s che giifian nel canto moderno co-
loro che nulla intendono , non è altro che una ferie
di fenfazioni materiali , a cosi dire , e meccaniche
prodotte unicamente dalla melodia naturale inerente
ad ogni e qualunque tuono armonico s e che li go-
de ne' gorgheggi dy un roifignuolc al paro che nel-
la voce d1 un cantore . E fé di quello fole piacere fi
parla , e di quello fi contentano, e per quello folo
vanno al teatro , appiglinfi eglino pure alle derilioni
del volgo 3 che io non m* oppongo .- Ma oh bellezza
fovrumana della m litica ? oh imitazione figlia del
cielo ! lo non mi prefento inanzi al tuo altare con
si umili fentimenti „ Allorché vado al teatro per
tributarti un omaggio ds adorazione y io porto me-
co la non ignobil fuperbia d* elfer uom ragionevo-
le , e di voler conservare £n nell* efercizio della
mia fenfibilità i privilegi della mia natura . Io
chieggo prima da te ? che s trafportando nel falfo
le fembianze del vero , tu mi feduchi e m9 ingan-
ni ; che porti P inganno e la deduzione al maggior
grado porlìbile , che mi facci pigliar un inconfìiien-
te aggregato di fuoni pei veri gemiti d9 un mio
limile s e che mi coftringhi a correre , come un altro
Enea , per abbracciar il faatafma di Creufa in vece
ééì fuo corpo o Tu d&vi pofcia chieder da me , che
ha-
*5*
fvanita che fa V Muflone, io feguiti ancora a go-
dere della compiacenza rifleifa di efTere flato in*
gannato ; che ammiri la poffente magia dei fuoni
che pervennero a farlo \ che paragoni que* punti
di raifomiglianza col vero onde traile origine il
mio deliziofo delirio $ che fillogizzi comparando
la voce che cantò colla pancone o 1* idea che vo-
leva rapp re fen tarmi ; e che fimile all' Adamo in-
trodotto dal Milton y dopo aver vagheggiata in
fogno la belliffima fconofciuta immagine della fu-
tura Compagna , confronti poi fvegliato a parte a
parte nell* originale il vivace lume degli occhi ,
Toro dei capegli , le rofe delle labbra y il latte
della morbida carnagione , e la tornita perfezion
delle membra e
Giudice non per tanto del bello folo è chi
ad un tratto dell* anima fquifìto e pronto accoppia
una robufta facoltà penfatrice , chi comprende ad
un tratto la finezza non meno che la moltiplicità
delie relazioni fra gli oggetti del gufto, chi fa de-
durre da un principio ficuro una rapida ferie di
legittime confeguenze , in una parola chi porta in
teatro o fu i libri una mente illuminata non dif-
giuntada un cuor fenfibile. Senza F una e 1* altra
di quefte doti tanto è imponibile il parlar aggiu-
ftatamente in materie di gufto quanto lo farebbe
ad un cieco nato il giudicar dei colori . Ma come
attender tante e sì difficili qualità da un publko
^er lo più ignorante o difiratto 9 il quale , ficcome
I 4 vede
ì5*
vede fpefso cogli altrui occhi , e (ente colle altrui
orecchie , così gufte non poche volte coli' altrui
fen fazione e non colla propria? Come fperarie da
un udienza , che va alle rapprefentazioni dramma"
tiche collo -fpirito medefimo che adderebbe ad una
bottega da caffè, ad una converfazione , o ad un
ridotto , cioè per ifpendervi quattr' ore in tutt' al-
tro efercizio che in quello di arricchire la fua te-
ila d' idee e il fuo cuore di fentimenti ? Come
crederle in una union di perfone , le quali per
lunghiffìina e non 'mai frnentita efperienza veggonfi
applaudir fempre al cattivo e trafcurar il buono ?
Correre in folla ai moftri chiamati tragedie del
Hinghieri mentre lanciano folitarie fulle fcene la
fublime Atalia e la patetica Alzira > Deliziarli
eiìremamerite con Arlecchino o Tartaglia , e sbadi-
gliare alla rapprefentazione del Mifantropo ? Tac-
ciar di sforzato e feccagginofo Molière , e poi com-
mendare i Gozzi , i Villis , e i Chiari ?"
Mi fi dirà, che il quadro da me abbozzato com-
prende il volgo foltanto , non già il publico (igno-
rile e rifpettabile, che forma perlopiù l'udienza
dell' opera. Nulladimeno a rifchio di paifare , per
un Quakero della Fenfìlvania , o per un non an-
cora civilizzato Panpa del Paraguay , io ripiglierò
francamente , che , ove fi tratta di pronunziar un
fondato giudizio fu ciò eh' è bello nelle arti r"p-
prefentative , quel publico [ignorile e rifpettabile
non. difkuifce poco m molto dal volgo . Sì; volgo
è in
137
è iti materia di fpirito fa mafUma parte delh vez-
zofe dame e dei brillatiti cavalieri , ai quali
La gola f il fonno , e V ozio fé piume $
V occupazione importantiflìrna di amoreggiare * o
la più importante ancora del giuoco o degli abbi»
gliamenti 5 o il trafporto pei cani o pei cavalli
maggiore tal volta di quella che hanno pe5 i loro
firn ili , o il frequente e piacevole converfar coi
buffoni non lafciano loro ne il tempo neceiTario
ad iftritirfi, né V abitudine di rimettere , febbene
non tolgan loro per lo più la profunzione dì de-
cidere . Volgo è la mailìma parte delie perfone
civili che frequentano il teatro o per le ftefTe ca-
gioni che i precedenti, o perchè gli affari urbani
o domeftici , o lo ihidio ad altre co/e rivolto non
concedono loro V agio d* attendere a così deliziofo
pafcolo della fenfibilità . Volgo è nelle cofe unifi-
cali quella razza di fapienti acciliati e malinconici
che ftampano fu tutti gli oggetti 1' impronta del
loro carattere s e che fatti per abitar piuttofto il
mondo di Saturno che il noftro
fé croirolent faire affront
Si les Graccs jamaif leur deridoient le front a
E volgo è ancora 1' aggregato degli uditori mag-
giore affai di quello, che comunemente fi crede ,
i quali indifferenti per natia rigidezza d* orecchio .
a! piacere della mufica , e difpofti a pefar filila fìeffa
bilancia Gluck e Mazzoni , Pugnani e un dozzina-
le fuonator di feftino potrebbero interrogati fui
me-
xs8
merito degli attori rifpondere come fece quel bo*
Iognefe5 che trovandof* ìq Roma in una veglia
pretto ad un' tavolino dove giuocavano certi Ab-
bati di condizione fconofciuti .a lui ^ e inforto
fra i giocatori un litigio intorno ad una giucca-
t«f , cui egli non? aveva potuto badare per aver
dormito fino a quel punto * richiefto alF improvi-
fo da un Abbate Che ne dice ella i Jign ore '? Chi ère*
de abbia il' tort<? fra noi ì rifpofe con faceto imba-
razzo Ahì sìy sì, * Dice bene KS* illma tutti hanno ^
ragione egualmente e
Che fé a quefta clalTe voglionfì aggiugnere gli
ippocriti di fentimento , quelli cioè che affettano
ài provar diletto nella mufica per ciò (olo che
Himano efier proprio d'uomo di fino gulto il pro-
varlo ; fé noveriamo anche i molti , che invafati
dallo fpirito di partito commendano non ciò che
credono eifer buono, ma quello foltanto che ha
ottenuta la lor protezione i fé vorremo fperare i
non pochi , che elfendo idolatri1 di un iblo gufto
e ài un folo fHle circofcrivono 1' idea àeì genio
nella efecuzione di quello e ralfomigllano a quel
Capo dei felvaggi , il quale llimando elfer le fue
campagne il confine del Mondo e fé fteifo 1' unico
fovrano dell* univerfo y e(c^ ogni mattina dalla
fua capanna per additar al fole la carriera che
dee percorrere in quel giorno ; fi vedrà , che alla
fine dei conti quel gran publicojignorile e rifpettabìle
6 rifolve io un numero affai limitato di uditori,
che
*$9
che capaci fiano ài giudicare dirittamente «, "E que»
iti affai lontani dall' incoraggiare coi loro appiani!
i pregiudizi dominanti fono anzi della mia opi-
nione s e fé ne dolgono apertamente della deca-
denza della rnuiTcac, e inveifcono contro i minici
e i cantori che 1' hanno accelerata „
Coloro poi che dal piacere dd volgo traggo-
no un argomento per conchiudere che ad eccitar
I*' intereiie che può enervi nella mufica nulla va-
glia la conrieftione fra le parole e il cmta , cado-
no a un dippreflb nello fleflb fosfina di quei pfeudo-
filófoiT s i quali perchè lo sfogo materiale dei fenfi
neir amore viene accompagnato da voluttà, preten-
dono che riiun* altra cofa debba pregiarli in quella
paffione fuorché h voluttà momentanea . Quefti in-
fenfati difcepolf di Ariftippo montano d* ignorare
che i diletti meccanici dell' amore fi riducono pref-
foche al nulla qualora manchino loro 1* influenza
della immaginazione , o 1* energia del cuore , o V en-
tufiafrno generato dalle qualità morali « Quelli non
capifcono , che il piacere feniltiv© ed efterno che
producono i fuoni full* uomo coniìderato fempli-
cemente come una macchina fifica organizzata per
riceverli , non è per alcun verfo paragonabile con
quel!' altro diletto più intimo che producono neh"
uomo morale , cioè nell' uomo considerato come un
efiere capace di conofcere la (ìmpatia di certi fuoni
con certe affezioni dell' anima, e di prevalere di
iiffàtta cognizione per metter in efercizio le prò»
prie
$4'0
prie panloni . Cofe tutte che noti ponno proveni-
re da una ferie indeterminata di Tuoni , ma dalla
determinazione bensì che ricevono eilì moni dalle
parole s le qnaii , facendo vedere la dipendenza
in cui fono gli uni dalle altre , eccitano le ileife
idee e i movimenti fteilì eh' ecciterebbe la pre«
fenza degli oggetti rapprefentati * Perciò Sant'Ago»
iiino definì la rnufìca /' arte della moàula%ion conve-
nevole , e Platone comparò la poefìa ft parata dal
canto ad un volto che perde la fu a beltà paifato
che fia il flore della fua giovinezza ( a ) . Lo rteiTo
fìlofofo parlando della corruttela dell'antica armo-
nìa e dell' antico teatro attribuire 1* una e 1* al-
tra alla debolezza de* poeti e dei mnfici , che pre-
fero per regola dal bello nelle due facoltà il pia-
cere del volgo trascurando quello dei più faggi
( b ) , Un altro Scrittore non minore di lui concorre
nella fìelfa opinione deducendo apertamente la
perdita della mufica , come ancora delle virtù po-
litiche in Atene , dall' aver tolto di mano alle
pedone di miglior qualità le arti ginnaftiehe e le
muficali conferendo al popolo F efercizio e il pro-
fìtto Mi Due autorità cosi rifpetrabili avvalora-
te da una collante efperienza bafhno a dileguar
pienamente" un fofifma , che può chiamarli ]' anco-
ra della fperanza per gli ignoranti •
Che
( a ! De Rcpublica lib. so.
{ b ) De Legibus ìibs 3,
{e) Senofonte nel Oiftoifo full a Repub. di Atene .
14 r
■Che poi mancando nel canto moderno le due
ipezie d* imitazione efpofte di /opra debba altresì
mancare la terza che deriva dalla Somiglianza dei
movimenti che fveglia in noi la copia coi movi-
menti che fveglierebbe la prefenza dell' originale
rappresentato , non occorre fermarfi a lungo per
provarlo. Imperocché egli è certo, che altra via
non hanno le arti rapprefentative per commuoverci
agli affetti fé non quella di colpir la noflra immagi-
nazione nel modo (ietto che la colpirebbero le cole
reali e per gli fteffì mezzi ; onde fé con altri fre-
menti viene alfalita , o le fi parano avanti idee in
tutto contrarie a quelle delie cofe , non è poflìbile
a verun patto eccitare la commozione . Perlochè
avendo fatto vedere , che la mulica vocale non
corrifponde al fuo oggetto , e che le volate , i
trilli , le vocalizzazioni , e le cadenze , e i lunghi
paffaggi che coftitmfeono il principale abbellirne^"
io del canto moderno, non rapprefentano i moti
ài veruna paffione , reità (fé mal non m' avvifo )
.dimoftrata abbaftanza la fua incapacità nel muover
gli affetti .
Quindi fi può render ragione della ©Nerva-
zione fatta prima in Inghilterra dal Gregory (a)
poi di nuovo in Italia dal più volte lodato Borfa, ( b )
cioè
(a ) Eifay far le moyen de reudrè ics facili tés de
r Ho mnae plus utiles à foa bonheur »
(£j Sulla mulica imitativa dell' opera Lettsxa e.
*4*
cioè che , prendendo a legger MetaUafio 9 a fatica
fi può lafciar dalle mani per F impazienza in cui
fiamo di vedere il fine di qualunque fua tragedia;
tanto ci intenerisce , attacca 3 e fofpende la fua let-
tura; ma fentitolo cantare in teatro dai virtuofi
reftiamo indifferenti, né ci fentiamo punto rapire
dall' jntereife o dalla curiofità <> La qua! cofa non
altronde deriva fé non da ciò che il canto dram-
matico colle fue firanezze e inverofimigiianze sfi-
gura in tal modo il fenfo delle parole, che tolta
ogni conneifione colla poefia , altro non rappre»
fenta fuorché un quadro arbitrario e in tutto di-
verta * Quindi la contraddizione con noi med efimi
e colla noftra fenfibilità in cui ci pone il canto ;
poiché eflendo certo che appena avremmo potuto
frenare le lagrime per la compadrone fé fo0ìmo
flati prefenti all' addio di Megacle e alle fmanie
di Timante 9 noi fentiam pure modular fui teatro
il medefimo addio e rapprefentar quelle fmanie
itene non folo fenza piagnere ., ma sbadigliando ,
o ridendo , o facendo qualche cofa di peggio .
Quindi la forprefa mifìa di fdegno , colla quale
uno jkaniero nuovo alle im prensioni riguarda F in-
funo che fi vuol fare alla fua ragione dandogli ad
intendere, che i foli italiani hanno colpito nel
fegno , e che ad elfi unicamente appartiene il con-
fermar il depofito della bellezza muficale; affezio-
ne, che vien provata da loro efagerando i pregi
di quello brillante fpettacolo , ma che re/la fubito
fmen»
345
iinentita dalF intimo fentimentodi chi gli afcolta ,
poiché in vece della fublime illuvione che gli fi
prometteva, invece di trovar quel congegnamen*
to mirabile di tutte le belle arti , che dovrebbe
pur e/fere 11 più nobil prodotto del genio , altro
«gli non vede nell'opera fuorché ima moltitudine
xii personaggi vcfkiti. all'eroica ^ i quali vengono,
s* incontrano , tengono aperta la bocca per un
quarto d' ora , e poi partono ienza che lo fpetta«
tore poffa capire a ,qual fine ciò fi faccia, xidu-
eendofì lutto 9 come .1* uniyerfo nel Hftejna éi Lei*
jbnitzio ,a pure apparenze o preftigj.. Quindi F in-
certezza e varietà con cui il giudica d' una fteffa
compoiìzione o jdVun* aria, poiché non trovandoli
un rapporto efatto fra F imitazione e F .oggetto
imitato 9 il pender muflcale dell* aria non meno
che la fua efecuzione reitano applicabili a cento
cofe diyerfei dai che avviene, che il gurlo dello
fpettatore abbandonato a fé iteilb , ora fa F appli-
cazione ia un modo s ora in un altro » e .diverfa»
mente in ognuno,.
La rifleiSone ultimamente accennata potrebbe ,
fé mal non m* appongo , fparger qualche lume fui
quelito , che ho «dito farli da moki 5 onde tragga
origin cioè la rapidità con cui il fuccedono i guiìi
nella unifica , i quali fi cambiano non folo da fe«
colo a fecolo , ma da luiìro a 1u$ro , e perchè
fìiFatti cangiamenti fiano più yifìbili in elfa che ira
qualunque altra delle arti -rapprefentaiive , Io noiB
pof-
144
pollo trattenermi a dir tutto ciò che mi Tom min i-
itrerebbe uri argomento così fecondo , il quale non
potrebbe trattari! a dovere fenza lo Scioglimento
di molte quetiiooi preliminari , Sapere cioè : Se vi
ila un genere di mufica affoluto e univerfale , che
debba piacere ugualmente in tutti i tempi , e prelfo
$ tutti i popoli della terra ; Se il diletto 5 che genera
fa mufica fìa un diletto di educazione e fattizio ,
oppure inerente all' azione intrinfeca di queir arte :
Se ii carattere vago e arbitrario, del quale vien
rimproverata la m li fica , fia peculiare della noftra
oppure di ogni altra mufica conofciuta finora : Se
il fondamento di tale accufa fi debba ripetere dall'
armonia o dalla melodia ovvero dall' una e dall'altra .'
Se confitta nell' ufo che fi fa delle consonanze o nella
illimitata licenza che fi prendono i mufici nel!' ado-
perare le diffbnanze : Se la perdita della profodia
poetica pò fifa sver contribuito a render P azione
della mufica vaga ed incerta : Se vi fìa probabile
Speranza di dare una maggior labilità e fermezza
ai gufti ratificali ecc.
Dirò Soltanto, che la varietà àeVe opinioni e
il rapido loro cangiamento nafce dal principio
medefimo, che fece degenerar il teatro italiano
nel Secolo fcorfo . Il maravigliofo introdottovi non
rappreSentando alcun elTere conoSciuto ih natura ,
riè apportando Seco alcun modello reale , al qua-
le poteffe rifferirfi dallo Spettatore, prefe quella
forma e travvifamento , che vollero dargli la Svo-
glia-
I4J
gliatezza , l' immaginazione 5 e il capriccio . Così
nel canto moderno mancando la verità della efpref-
fìone perchè le modulazioni imitative fono troppo
lontane dalla natura , altro diletto non refta fé
non quello che viene dal gradevole accozzamento
dei moni diretti non già a lignificar un penfìero,
o ad eccitar una determinata pafìione , ma a pia-
cere all' orecchio colla loro .varietà e fucceflione .
Quindi non è da maravigliarli fé T uditore , il
quale prende i fuoni per fé fleilì 3 e non per quel-
lo che rapprefentano , cerca appunto nella di-
verfa combinazione di effi quel piacere , che non
può ricavare da una poco intefa e mal conolciuta
imitazione „ E fìccome dicefi a ragione che una è
la ftrada della verità e quella dell' errore moltepli-
ce , così pofia la difconvenienza delle modulazio-
ni cogli oggetti naturali , ne vengono in confe-
guenza la neceflìtà di cambiarle fovente per non
infaftidir Y uditore , la tortura che fi danno i can-
tori per trovar cofe che lufìnghino le orecchie
colla lor novità 9 e la varietà de gufti che da ciò
ne rifulta , Non avviene talmente nelle altre arti
rapprefentative come fono la fcultura , la pittura ,
e la pocfia , o almeno non avviene così frequen-
temente , perocché in effe 1' oggetto , cui fi rap-
porta T imitazione , è più vicino , e le relazioni
fono più chiare , onde il guft'o può aver un fon-
damento meno arbitrario «, Della bellezza della
Venere de' Medici non meno che della perfezione
K del
14^
del Misantropo di Molière io giudico per la com-
parazione cogli oggetti , che mi cadono fotto gli
occhi. La proporzione fra le membra, la dilica-
tezza dei tratti } la bocca , le braccia , le mani ,
ciafcima parte in fomma ha degli originali nella
focietà che fervono , a cosi dire , di puntelli al
comun paragone , come i' hanno parimenti , e affai
fpeffo 5 i caratteri di alimene , di Alcelie , di Fi-
linto , di TrilTotino , di Vadio , e glij altri che
fi trovano in quella inimitabil commedia . Poco ci
vuole a ravvifarli e non molto a farne il confron-
to « Ma nella mufica , mercè al foverchio raffina-
mento 3 cui fi è voluto condurla 3 la verità della
efpreffione è così poco adattata alla capacità della
maggior parte , cosi poco riconofcibile V imitazio-
ne , che necefiario è , che ondeggi anche il gufto
fra tanti e sì difcordi giudizj . Però mentre 1* Apol-
line di Belvedere , il Laocoonte , e V Ercole fer-
vono di modello tuttora agli ftatuarj dopo tanti
fecoli ; mentre la Venere di Tiziano , il S. Pietro
di Guido , e la Madonna di Correggio riunifcono
concordemente i fuffragi de' pittori s mentre un
frammento di Saffo , un* oda di Orazio , una ele-
gia dì Tibullo , un idilio di Teocrito , un' ottava
d' Ariofro e di Tafso, un fonetto di Petrarca , le
lagrime di Priamo inginocchiato avanti Achille ,
1' epifodio della morte ,d* Eurialo nella Eneide, fi
guftano pure , e s' affaporifcono perchè fpirano an-
cora la Icr primitiva freschezza ; ninna compofìzion
147
muficale, niuna cantilena è non dirò dei greci o
dei latini , ma ne meno dei moderni da Guido
Aretino fino al principio del noltro fecolo , che
fi conofca , non che s* imiti fui teatro o in chiefa
dai maeftri o dai dilettanti . Le compofizioni fterTe
dei primi maeitri del noftro fecolo fono oggimai
divenute anticaglie , non piacendo altro che Io
fti'e dei moderni cantori , il quale nel giro di pò-
chinimi anni dovili' cedere anch' elfo ad un nuovo
guito , che dee fuccedere ficuramente . Ed ecco uà
motivo di più deila diverfìtà delle opinioni in que-
llo genere , il non rimanere cioè alla pofterità un
claffico efeaiplare , che fiflì immobilmente lo ftudio
dei giovani , perchè dipendendo in maifima parte
la bellezza del canto dalla maniera di efeguirlo ;
quella non può conofcerfì fuorché nella viva voce
del cantore. Morto eh' ei fìa, il voler giudicare
del fuo merito dagli fcritti , che reftano , è lo fteffo
che giudicare delle bellezze di Elena fui fuo ca-
davere . Così che niente v' ha di più inutile
che il voler rifapere lo itile di Egiziello , di Ber-
nacchi , di Farinello , o di Buzzoleni da qualche
compofìzion muiìcale publicata da effi. La mano
del tempo , che itampa orme profonde di diftni-
zione su tutta la natura , perdona molto meno ai
fuoni rapidi e fuggitivi , e il canto prodigiofo di
quei cantori fimile nella incoftanza all' elemento
dove fu generato dopo aver eccitata una ferie di
fenfazioni tranfitorie al paro di lui andò a per*
K i derfi
14S
derfi fra le infinite paffaggiere vibrazioni , che
prodotte a vicenda e cancellate dall' urto de' corpi
fonori rimafero inerti alla fine e mutale nell' abhTo
del nulla ,
Mio defiderio farebbe di poter pubblicamente
render giufiizia in queito luogo a quei cantori vi-
venti , che fcevri del contagio comune ci porgef-
fero altrettanti efemplari imitabili del vero canto
drammatico . Ma 1* aufìera verità , alla quale fa
d'uopo che un autore fagrifichi fino ai primi mo-
vimenti d' un cuor feniìbile , mi trattiene dal far-
lo . No : avvenga che molti fiano i cantori da me
fentiti in italia creduti braviffimi ( e che fono tali
fecondo P idea che fi ha comunemente della bra-
vura ) non ho trovato neppur un folo , il cui can-
to non fia più o meno imbrattato dei vizj efpofti
nel prefente capitolo , Vi faranno al certo delle
eccezioni a quefia regola , ma non le eonofco .
Trovando/I tutti lontani dal retto fentiero , la
maggior grazia che può loro farfi è quella di giu-
dicarli per approffimazione . Odo parlar molto di
Marchefi e di Pacchierotti , né gli ho fentiti anco-
ra . Ma fé le defcrizioni fattemi della loro manie-
ra di cantare non fono fìate alterate , fé le idee
univerfaìi del bello non mi tradifcono , fé 1' amo-
re del femplice , dell' appaffionato , del vero non
m' hanno incallito 1' orecchio contro le feduzioni
di uno rtile pieno di artifizio e di forprefa , Pac-
chierotti, oh patetico Pacchierotti! quantunque il
tuo
i49
tuo rivale ti fuperi in molte qualità brillanti , tu:
farefti il foìo genio vivente , cui cingerei le chio-
me del vivace alloro onde l'antica Grecia corona-
va le rlatue d* Arione e di Tamiri.
CAPITOLO QUARTO.
Ter^a confai ^Abbandono qtiafi totale della
poefia mu ficaie . E fame de'pià rinomati poeti
drammatico- linci dopo il Metajlafio .
Stato dell' Opera buffa «
LE fcienze 3 che hanno per oggetto la ricerca
del vero , e le facoltà , che hanno per fine
il perfezionar il gurlo 3 corrono 3 allorché vengono
coltivate in una nazione, delle fortune affatto di-
verfe . Le prime , qualora fìafi trovato il vero me-
todo di ftudiarle , e fi feguiti a mantenerlo , ac-
quiftano maggiori procreili a mifura , che maggio-
re è il numero degli itudiofì , che le coltivano ;
imperocché dipendendo Y- awanzamento di effe o
dalla molteplicità e verificazione de* fatti replicati ,
o dalle deduzioni che fi cavano da un principio
riconofciuto come incontraflabile, tutti fono in
i/lato di rilevare Y efattezza di quelli , e d'aggiu-
gnere loro maggior lume colle proprie fcoperte ,
come molti poflono ancora far una convenevole
applicazione di queflo „ L' algebra dunque , la geo-
metria , la nautica \ Y idrolitica , Y agronomia , la
K 3 me-
i'1ó
medicina, la fifica , e le altre fcienze confimili
colà fi veggono maggiormente avvanzare e fiorire
dove lo Audio è più univerfale , i tentativi più
collanti e più frequenti , e la libertà neh" opinare
è meno rifìretta . Debbonfi , non oliarne, efclude-
re da quella regola la teologia e la metafilica «
La prima, perchè appoggiandoli principalmente
full* autorità e fui polìtivo , qualora fi slontani da
quei due punti polari , va a rifehio di fmarrirfi
per via o di sfafeiarfi in un laberinto di diverfe
opinioni contrarie non meno al confeguimento del
vero che ai vantaggi della religione. La feconda,
perchè eiTendo poco itabile ne' fuoi fondamenti , e
dipendente dalle nozioni di certe idee ofeure di
fua natura , non ancor definite , né da tutti uni-
verbalmente accettate , non può far di meno che
non divenga arbitraria e vaga nelle {uq conleguen-
ze . Ond' è, che la regione de* metafifici è per lo
più la regione degli errori , e che per ogni fpiri-
to ben fatto I* annunziargli un nuovo lìltema in
quella feienza non è diverfo dal proporgli una
nuova modificazione di falfità .
Tutto 1' oppofto avviene nelle facoltà , che
hanno per oggetto il bello . In quelle I' arte di
riufeire dipende tanto dalla particolare organizza-
zione di chi le coltiva , dal maggior o minor gra-
do di fenfibilità e di fantafia , dall' attuale difpe-
fizione di coloro che ricevono le imprelHoni , e
dalle idee dominanti in una nazione o in un fe-
ce-
i5i
colo ; le relazioni loro fono così fine , così com-
plicate , così difficili ; la natura eh' e fife prendono
a imitare fi ripiega , s' afeonde e fi moftra in fem~
bianze così differenti or n^l morale or nel fiflco
fecondo le abitudini , gì'' intere/fi , le paftìoni , i
climi , e i governi che a fu pera re cotanti orlaceli
non baila un talento mediocre , ma vuolfi tutta
l' eftenfìone e 1* energia óq\ genio . Però mentre
un uomo di mente aliai limitata può colla fatica
e Io ftudio asgiugner qualche particella di più alla
malfa generale òqì fapere nelle feienze naturali ,
e diftinguerfì per quefto mezzo dagli altri , nefiiin
ingenio di balfa lega per quanta cura ei ponga
nell' efercitare le facoltà che riguardano il bello
otterrà giammai i fuffragj dtl pubblico , perchè
non farà trovato capace di poterle promuovere
una fola pedata . Ed ecco il fondamento della maf-
fìma di Orazio colà dov'ei dice, che né gì' Iddj 3
né gli uomini , ne le colonne permettevano a 'poeti
di effere mediocri . ( * )
Ora i fonimi gen; fono affai rari in qualunque
genere . Tal volta molti fecoli feorrono fenza che
la Storia pofla annoverarne uno folo . La pianta
dell' aloè, che ita cent' anni a germogliare, altri
cento a rinvigorirà" , e un fecolo pofeia fino al f co
dicadere. è in generale 1* emblema òdi' origine,
K 4 prc_
. • . . Medìocribus effe 'fuetti
2{mDif) non homines non conce/fere cohimna,,
Aite poetica *
*5*
progredì * e annientamento delle arti del gufto , e
di coloro che le perfezionano < Qualora fuppongafi
non pertanto che la loro coltura diviene comune
in un popolo , quella fuppofizione non può anda-
re difgiunta dal fofpetto della loro mediocrità ,
perocché abbandonate fra .le mani del Volgo , o
trattate da ingegni inferiori incapaci di follevarfì
fino a queir altezza che richiede la loro natura ,
non può far di meno che non divengano triviali
anch' e (Te , e che non contraggano la picriolezza e i
pregiudizi di chi a dìfpQtto pur di Minerva le vuol
coltivare . In tal cafo le arti e le belle lettere fono
come i vaghi/fimi colori dell' iride allorché li ri-
guardano a traverfo d' un prifma non ben dirozzato.
Ecco appunto lo flato in cui prefentemente fi
trova la poefia italiana. Una folla di poeti , i quali ,
per valermi d'una efprefiione di Agnolo Poliziano,
nafcono in italia all' ufanza dei funghi , piove ogni
giorno fulle pazierttifllmé orecchie del pubblico un
diluvio di canore inezie , di fonetti e di canzoni g
eh' effi hanno la temerità di chiamare anacreonti-
che , petrarchefche , o pindariche 3 quantunque con-
venga loro fìffatta appellazione colla itelfa giuftizìa
a un dipreiTo che convengono ad alcuni principi
aliatici i titoli , che fcambievolmente (i danno di
fìgnori del corno della luna 3 o di dominatori degli
elefanti. Non potendo più applicarli con frutto la
più deliziofa fra le arti d* imitazione ài grandi
oggetti della morale , della legislazione e della
pò-
155
politica , come fi faceva dai greci , né trovandofi
og^imai animata da quella Spirito vivificante , che
feppero in effa trasfondere ì Danti , i Petrarca ,
i Tallì 3 gli Ariofti * e i Metaftasj , fi vede in oggi
ridotta la mefchinella a fervir di pattuito infignì-
ficante complimento per ogni più leggiera occafio-
ne di fpofalizio , di monacazione , di laurea, di
nafcita, di accademia , e di che fd io fenza che
altre immagini per lo più ci apprefenti fuor di
quelle Colite* della fiaccola Ai imeneo che rifchiara
il fentiero alle anime degli eroi $ i quali atten-
dono impazienti lafsù nelle sfere il felice {viluppo
del germe, o di quel cattivello di amore, che
fpezza per la rabbia io Affale innanzi alle foglie ,
che chiudono la bella fuggitiva, o di Temide,
che avvolta in rofea nuvoletta fa trecento vòlte
per anno il viaggio dell' Olimpo fino al collegio
dei dottori a fine di regalare la bilancia e la fpada
a faggio ed avvenente garzóne , o della povera Nice ,
cui fi danno dagli amanti più epiteti contradditori
di pietofa e crudele , d' empia e benigna 3 dì fera
e di fcoglio,di Medufa e d* aurora, d' ang-oletta
o di tigre che non ifcagliò contro a Giove il fa-
mofo Timone nel dialogo di Luciano * Immagini
tutte , le quali benché foffero belle nella loro ori-
gine , e capaci di produrre un piacere inafpettato
allorché aveano il pregio della novità; fembrano
Sogni d' infermi e fole di romanzi 3
ora che lo fpirito non rigufta più né il diletto
che
1*4
che nafce dalla forprefa , ne quello che viene dal
riflefso della loro convenienza . Da ciò deriva lo
fpirito d' imitazione e il ricopiarli V un Y altro
neceffario nella mafììma parte perchè la mafiìma
parte fcarfeggia di ricchezze proprie. Da ciò an-
cora la monotonia di penfare e di fcrivere , dalla
monotonia la fervilità , da quefta il languore , e
non molto dopo il tedio dei lettori fenfati , che
comprefì da giuftiffimo fdegno condannano al ben
meritato avvilimento 1' arte e gli artifti , gli acca-
demici e le accademie 3 le lodi e chi le difpen-
fa . ( * ) Tra
(*) Degli elogi italiani ridotti a fonctti dice
con malti grazia il celebre francef" Signor Thomas
nella Tua (torta degli Elogi cap. 3p. Sono in mxteria
di lodi la m-'-neta corrette del paefe . Ogn3 uno la 'vende ,
la dona , la compra , o la riceve , Di tali generi di
lodi ve ne fono per tutti gli uomini , e par tnttì gli
eventi e Si lodano con [amiti un villano, un principe ,
un pùeta , un frate , una dama, e un Ja-'io . Tali fi-
netti eternamente ripetuti ed eternamente obbiiati ca-
dono gli uni fàgli? altri , come la polvere fopr a le /ira-
de ove fi cammina fen^a che tali elogi facciano, ne
piccoli ne grandi più di quell& che fono coloro che gli
fanno © che gli ricevono y e fi riducono ad una moda ,
come e una moda, un faluto , una riverenza* Che av-
rebbe poi detto s3 avefìe faputo che fi fanno perfino
pei cocchieri e pei cuochi , e che pedìn la moglie
d3 un facchino fu nella Tua gravidanza compiimene
tata da un fonettKta con qucfto poetico augurio 5
E da te fìYtira prole d7 Eroìi
Tfa i generi pero delta poefia ninno v' ha
più vilipefo e negletto che il dramma muficale „
E* cofa da ftupire la contraddizione degli italiani
in quèfto punto. Mentre tanto fi deliziano nello
fpettacolo 3 mentre più fi vantano di e (Te re quei
fortunati Coltivatori , che P hanno follevato alla
maggiore perfezione potàbile , mentre fi dimo'ftra*
no pieni di entufiafmo per tutto ciò che ha riguar-
do alla mufica, fonarono ciò non citante che la
parte poetica primo fonte della efprelllone ne!
canto j e della ragionevolezza nel tutto , giaccia
obbrobriofamente in uno fiato peggiore di una
profa infelice e mefchina., in uno flato dove né
il teatro conferva i fuoi diritti né la lingua i fuoi
privilegi , in uno fiato dove la uiufica non ritrova
immagini da rendere ne ritmo da feguitare i ìli
tino fiato dove la ragione non vede alcuna con*
nefiìon fra le parti, ne il buon fenfo alcun infg*
re (Tè fondato neVe pafiioni , in uno fiato finalmen-
te i dove s' infilila ad ogni pafib alla pazienza di
chi afiìfie alla raoprefentazione , e al gufio di chi
la legge , Gli infetti della letteratura i coloro cioè
che ronzan dintorno alle più fangofe paludi dsl
parnafo fono appunto i foli che ardi/cario metter
mano in una fpezie di poefia la più fcabrofa , la
più dilicata , la più difficile di quante pofia offrire
la ragione poetica * Non vi dovrebbe efiere il più
aHuo , ma non v' è in pratica impegno ohi trivia-
le che il divenir autore d* un libretto dell' opera |
ti-
titolo , del quale rkonofcendo eglino tutto il va«
lore lo tacciono a bella pofta fui frontefpizio per
queir iftinto , che porta gli uomini a celar le
proprie vergogne . Ed è bea ragione , che il loro
dettino non fia punto migliore della loro capaci-
tà . Vili fchiavi dell' imprefario y del compofitor ,
del cantore non hanno di poeti fuorché il nome ,
e V obbrobrio di profanarlo * Chi compone dram-
mi per mufìca è oggimai divenuto un fanciullo di
fcuola , che non può difcoft,arfi dalla riga fenza
tema di battiture . Un fenomeno di quefta natura
merita,, che ci fermiamo alquanto per ifvilupparne
le cagioni . A due ( per quanto giungo a com-
prendere ) fi riducono quette «, Alla voga , che ha
prefo in teatro il moderno canto y e al gulto eccef-
fivo per le decorazioni . Efaminiamo 1' una e V al-
tra paratamente prima nel!' opera feria , indi
facendo paffaggio alla buffa „
Si è parlato a lungo nell7 antecedente capito-
lo del dominio che s*ufurparono fulla fcena i can-
tori , fi è mofìrato per quai mezzi pervennero ad
ottenerlo , e fi è trovata la radice dell' abufo ne!
trafcurar i recitativi , nel porre ogni loro fiudio
nel canto delle arie , e nello sfoggiare su quelle
con mille artificio!! fminuzzamenti di voce . Folto
queflo principio chiaramente fi fcorge s che il can-
to è il dominante oggidì nel melodramma , che su.
quefto pemofi raggira tutta V azione , che la poefia
ubbidiente allo inabilito fiftema non è altro che
una
157
una caufa occafionale , un accefibrio , che dà moti-
yo alla mufìca , ma che dipende affatto da effa , e
che per confeguenza , rinunziando ai proprj dirit-
ti per modellare su quelli della padrona , ha do-
vuto metter in non cale la condona , lo fceneg-
giar, T orditura, trafandar lo itile e la lingua,
perder mille fìtuazioni vive e appaffìonate , accor-
ciar i recitativi divenuti ormai faftidiofì e langui-
di , in una parola jftrozzar i componimenti per ba-
dar folo al pattuito cerimoniale di mezza dozzina
d'arie cantabili, d'un duetto, d'un trio, o d'un
finale tratto , come fuol dirfi , pe' i capegli , E pia-
cele al cielo che quefte arie , quefii duetti , o
quelti finali ifolati folfero tali almeno che colla
loro vaghezza , novità o interefTe ci ricompenfafTe-
ro dei fagrifìzj che fi fanno del buon fenfo in gra-
zia del canto ; terremo allora con effi il coftume ,
che fuol teneriì coi frammenti della greca Scultu-
ra , de' quali in mancanza d' una intiera itatua
s' ammira pure e fi cuftodifce un braccio folo , una
gamba , od una tefta • Ma il fatto è , che quelli
fquarci fiaccati fono egualmente cattivi e peggiori
forfè che non è il reftante . Dico peggiori poiché
oltre l'eifer privi ài colorito poetico, oltre non
aver armonia , ne itile , ne numero , altro poi non
racchiudono fuorché penfieri triviali e magnifican-
ti , ribattuti un millione di volte , e Umili fui tea-
tro ai fonetti , che s' attaccano filile colonne in
©ccafione di laurea o di fpofalizio .
La
5*8
La poefia , e la mufica fi fono riftrette a vi-
cenda formandoti* certi cancelli poetici e muiìcaP
che mantengono nella più fervile mediocrità 1' una
e 1' altra . Quantunque la unifica fembri avere per
oggetto diretto tutto ciò eh' è fuono, e per in
diretto molte cofe che non lo fono , tuttavia que<
ila idea generale fi circoferive di molto qualora
fi parla de! canto rapprefentativo in un azione
drammatica . Imperocché egli è neceffario allora
non confederare il gran numero di que' corpi fo-
nori , di quegli efferi fìfìci della natura che fi rap-
prefentano cogli ftroroenti e non colla voce . Bi
fogna altresì non penfare ai rapporti intrinfeci
che hanno i fuoni fra loro , rapporti , che forma-
no , a così dire , la metafìfìca e T algebra della
mufica , ma la cognizione de* quali non è altri-
menti necefTaria al cantore. Ne fi dee far men- dui (
zione di quella fpezie di melodia o fenfazione se,
aggradevole prodotta da qualunque vibrazione clam;
fonora , e che fatta per lufìngare unicamente l" orec*- nlmi
chio va difgiunta da ogni idea d' imitazione # cioè
Ecco non pertanto che, fottraernio dalla unificai gran;
vocale gii accennati uffizj , il fuo impiego fi re-
cinge folo a imitar i tuoni della umana favella.
Ma il peggio è che non ogni favella , non ogni
tuono di e/fa è proporz onato al canto . Lo fono
unicamente quelli, che hanno infleflìone chiara e
fenfìbile cofiechè la loro efpreflìone porti feco un
lignificato da per fé che non fi confonda con ve-
run
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OK0j
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ire-
159
run altro . Lo fono ì tuoni variati e difiinti o
per la loro gravità ed acutezza 3 o pftr la loro len-
tezza e velocità , e/Tendo certo , che un uniforme
e per qualunque circofU/iza non mai alterato gra-
do di voce non potrebbe divenir oggetto d'imita»
zione per ia mufica . Lo fono gli accenti , che
formano il tuono fondamentale a' una paflìone o
d' un fentimento , poiché fé 1' anima ha per ogni
fua affezione un movimento generale che la carat-
terizza , anche la m tifica , dovendo efprimere co-
tal movimento , avrà un tuono fondamentale , che
le ferva di regola . Lo fono finalmente tutti i
tuoni analoghi al fondamentale , o che nella pro-
creinone armonica vengono generati da elfo; poi-
ché ciafeun di loro corrifponderà colla fua indivi-
duale efpretfìone ad eccitare i muovimenti indivi-
dui comprefi neli' andamento generale della pallo-
ne . E quefta è la cagione per cui la femplice de-
clamazione poetica feompagnata dal canto è natu-
ralmente meno efpreifiva che non è la mufica ;
cioè perchè non trovafi in lei una moltitudine sì
grande di tuoni , i quali imitino tìficamente i muo-
vimenti dell' anima . In contraccambio ha ella il
vantaggio di fembrarci più verofimile, e più con-
forme alla natura , dal che ne viene in conseguen-
za , che , febbene la declamazion recitata abbia
minor azione fopra i fenfi 3 è bensì più acconcia
a produrre in noi la perfuafione , e pertanto ha
molto maggior influenza fallo fpirito . Da ciò ne
rice-
ricevono ancora una nìteriore conferma i princip
inabiliti altrove ( * ) circa gli argomenti proprj de
melodramma e circa Ja natura dei personaggi dove
fi fece più diffufamente vedere , che j lunghi rac
Conti , le deliberazioni , le trame , i configli , le
difcuflìoni politiche , morali e fìlofo fiche , tutto
quello , che v' ha nell' umano difcorfa di tranquillo
e d indifferente non lì conviene a! canto , come
non gli fi convengon neppure le pailìoni fordide
e cupe , i caratteri freddi , componi , feveri e
fdjflfìmolati, quegli oggetti in fomma , i quali ben-
ché non fiano afoni di fua natura , Jo fono tutta-
via rifpetto alla mufica vocale ? perchè non le of-
frono varietà né chiarezza dj accento , Ed ecco un'
altra non piccola fottrazione da farfi nella materia
opportuna per la melodia drammatica, la quale,
come più volte fi è replicato , non può aiferrare
nel'a fua imitazione fuorché i tratti originali e
precifi delle patfìoni ,
Non ottante la mentovata fcarfezza di efem-
plari imitabili remerebbe ancora alla mufica una
più che competente ricchezza fé la poefia meno
fchiava nella fcelta degli argomenti le femmini-
ni ftrafie tutta la copia di fituazioni efpreffìve ond*
ella potrebbe fervirfene . Se j greci , non avvifan-
dofì di eccitar nelle loro tragedie altri movimenti;
che il terrore e la pietà ebbero pure un teatro sì;
pa-
(*J Tom. i. cap. i«
pitti
tjovri
tato
più co
non i
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pvenl
pietà
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imo
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come
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i ben-
tutta
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:o un'
' teiij
naie,
rrare
alil
efen»
inni
reno
patetico , sì variato , e sì ricco con più ragione
dovrebbero averlo i moderni , i quali avendo adot-
tato un fìltema drammatico più dilattato perchè
più conforme al preferite itato politico della focietà ,
non fi fono limitati alla rapprefentazione di quel-
le due fole paflìioni , ma hanno con feliciffimo
evento fatto fentir fulle feene V ammirazione , la
pietà, la tenerezza, Y amicizia , la gloria, l'amor
conjugale , Y amor figliale , V amor della patria
con più altri affetti confimili feonofeiuti nella mag-
gior parte dei componimenti di Efchilo , di Sofo-
cle , e di Euripide . E certo è che la varietà degli
affetti e la copia de' caratteri da noi rapprefentati
non ha contribuito poco ad ampliar la sfera della
mufìca , e che Temiftocle , Arbace , Ariiìea , Me-
gaele, Zenobia , Ipermeflra , Timante e Cleoni-
ce non hanno aperto men fertile campo ne meno
leggiadro alla melodia di quello che a lei aprinero
in Atene i caratteri di Ecuba , Orerie , Edipo , od
Aiace . Ma per un difetto prodotto dai coftumi ora
dominanti fra noi , la poeiìa non ofa più trattar
argomenti che non verfino full' amore, e che non
lì rivolgano intorno ai fofpiri , ai lamenti , e alle
nenie di quella paffìone . E ciò perchè ? Perchè
un inveterato coftume vuole che in ogni opera
devano comparir fui teatro due donne e tal volta
anche tré , della metà delle quali non fapendo che
farfi il poeta perchè inutili affatto all' intreccio ,
ne qua! occupazione dar loro , bifogna pure , che
L peniì
i6t
penfì a trovar un pajo d* amanti , coi quali fi vez
zeggiano a vicenda infipidamente . Vedendofì egl
a tali anguftie ridotto , e corretto a riferbare pe
i due primi perfonaggi le modulazioni più vere
e più apparlìonate , cHq altro può metter in bocci
agli attori fubalterni fé non fentimenti freddi <
cornimi da accompagnarli parimenti con mufica in
fìgniiìcante e nojofa > Anche efprimendo i caratter
principali non può far a meno di non coincidere
fpeiTò e rìpeterfi le cofe medefìme , perchè le fìtti a-
zioni fono a un diprelfo le ftelfe in tutti i drammi.
e perchè gli Uomini porli in eguali circofìanze fem-
pre fi fpìegano nella guii'a medefìma . Tanto più neìk
paffione amorosa , la quale comechè fìa la più for-
te e la più intenfa della natura, è tuttavia la me-
no eltefa , uno folo effendo P oggetto che la de-
termina e femplicifUmi i mezzi . Però forniti che
fìano quei pochi tratti caratteriftici , che diitin-
guono quella tal fìtuazione, i protagonifti cadono
anch' eiH in idee comuni applicabili a cento cali
diverti* , e incapaci per conseguenza di fvegiiare
un vivo interefie . Non fomminirìrando il cuore
altri fentimenti che quelli, che può infatti fom-
miniftrare , fa di meitieri foftituire il linguaggio
della imaginazione e dello fpirito , che fìgnoreg-
giano ampiamente nei teatro moderno , dal che de-
riva la rovina della mufica e della poefìa ; poiché
iìccome quefta altro non fa fenrire per il comune
chQ l' idolo , il nume , il rio 'ieftwó , le Jlelle infetti*
fie,
pam
k
16$ ^
fte , gli aftri tiranni , le ritorte, le catene , la pr*-
gi o ni x d' amore con fiffatti riempitivi dell' affetto
e del metro, così quella fi riduce quafi tutta ad
anette inzu cherate e a rondò. Nella poefia mu-
seale italiana fi verifica efattamente quel verfo,
che Boeleau applicava ad un Aio compatriota
£ jufq* a je vous hais , tout s* y dit tendrement
tenerezza , che febbene talvolta da vera paffione
proceda, non è per lo più che un linguaggio
convenzionale porto in ufo dalla galanteria , la
quale è per il vero amore ciò che P ippocrilia è
per la virtù . ( * )
In fiffatta povertà di efpreflìone poetica e
muficale cagionata non da vizio inerente al melo-
dramma , ma dagli abufi accidentalmente introdot-
tivi , il gufto , che vuol pur trovare un compendo
ne' fuoi piaceri , va riponendo V elTenziale in ciò
eh* è meramente accefforio . Gli abiti , i lumi , le
decorazioni , le comparfe , i cangiamenti di feena ,
quefte fono le bellezze che fi foftituifeono in oggi
fui teatro italiano al piano sì felicemente fegui-
tato , e con tante grazie abbellito da Metaftafìo .
La poco avventurofa riufeita dei poeti , che han-
L* no
(*) Il Re di Pruffia paragona i5 eloquenza ita-
liana alla crema sbàttuta. Quella frafe affai fìgnifi-
cante potrebbe ugualmente applicarli alla maggior
parte delle poefic muficali . Vedi Ouvret da Philofo*
fht de fans^foucy « P» II. Lctt. tf.
164
no volato imitare quell* infìgne fcrittore ha fatto
attribuir al melodramma i difetti della loro inca-
pacità , e perchè non hanno efiì faputo fuperare
gli inciampi , che offrono nel prefente itato della
mufìca gli argomenti inorici nel condurre paffabil-
mente un'azione, fi è con troppa fretta conchiu-
fo , che gli argomenti tratti dalla ftoria e il
fìftema generale dell' opera italiana non fi confac-
ciano più colle circoftanze del teatro . Al che ag-
giugnendofì la vincitrice influenza del nome fran-
cefe , e i brillanti fofifmi di alcuni loro fìlofon*
altrove da me confutati , ( * ) gli italiani cornili»
ciano a rinunziare alle bellezze del proprio paefe
per adottar le foggie Itraniere, modellando cotefta
iiogoiar produzione del cielo italico fui gulto de-
gli abitatori della Senna . Ed ecco che ritornando
indietro da quali un fecolo degenera viabilmente
la poefìa mufìcale in una nazione dove fi loda
Apposolo Zeno e tanto s' ammira Metaftafio , il
cui genio elevato e gentile non faprebbe conciliar,
fé viveffe , la troppo aperta contraddizione di chi
onora con sì magnifici elogi la fua memoria e fino
a tal fegno fi slontana poi nella pratica dal fuo
e Tempio e dagli fuoi ammaeltramenti .
Non è facile il prevedere a qual punto di
corruzione farà portata la tragedia mufìcale colle
inanime recentemente adottate ; ma s' è lecito an-
» tì-
{*) Tarn, i. p. <?4»
ficipar un vaticinio più fìcuro nelle cofe* lettera-
rie che non nelle politiche e nelle materie anco-
ra di maggior importanza , afferirò francamente
che nel cafo che non riforga un novello fpirito
in Italia limile /al nobil difcepolo del Gravina, il
quale, promovendo le di lui virtù , compifca ciò
ch'egli non ebbe coraggio dJ intraprendere , il me-
lodramma è per cadere in un grado di deprava-
zione non diverfo da quello , in cui giaceva nel
fecole paifato • Il Cornelio , e il Racine del tea-
tro lirico credettero , che V eccellenza dell' opera
italiana confìiteffe principalmente nella bella mu-
ficd e nella bella poefia s fi crede ora che il fuo
pregio maggiore confìtta nel favellar agli occhi
piuttofto che agli orecchi , e nelF internare collo
fpettacolo e con le fuperbe comparfe anziché col-
la ben penfata modulazione e coi fiori della elo-
quenza . Siffatto principio avrà delle pericolofe
influenze su tutto il fìflema . In primo luogo dee
ricondur fulle feene quel maravigliofo d' immagi-
nazione , quel macchinifmo arbitrario che flede be-
niflìmo in un poema narrativo , qua! è 1- epopea ,
ma che diflrugge affatto e perverte, fecondo che
penfa con mpìta ragione Ariftotile , ( * ) i poemi
drammatici . La cagione ii è perchè le orecchie ,
che fono le giudici nella epopea , ponno effere
più facilmente fedotte dalla narrativa e farci ere»
L 3 dere
{ *) Toetica cap. 24,
i66
dere le cofe mirabili , laddove gli occhi innanzi
ai quali fi fuppone che fi rapprefenti V azione
drammatica fono più difpofti a difcernere il falfo
dal vero , e più diffìcili a lafciaril forprendere dai
prerligj della fantafia .
E giunge
Ciò che va per V orecchio ognor pìt tarai
Gli animi ad agitar di ciò , eh* efpojlo
E* allo /guardo fede! ( * )
e però fi va a rifehio di diftruggere 1* illusone
dello fpettatore . In fecondo luogo la neceflìtà di
riempire le feenè in uno fpettacolo , dove altro
non il cerchi che di abbagliare la vifta , vi ricon-
durrà Tufo frequente o perpetuo dei cori, e con
elfo tutti gli abufi , ai quali è folito di andare
foggetto , per efempio di urtare in mille invero-
fìrniglianze palpabili e di reftringer la sfera degl'i
argomenti drammatici di già troppo limitata per
gli altri motivi indicati . Sarà in ultimo luogo lo
sterminio dello fìile e della mufìca . Di quello per
la regola generale che la poefìa non può fare una
convenevol figura nel melodramma , ove prepon-
deri qualcheduna delle fue compagne, cioè 1' ar-
monia o la decorazione. Di quelta perchè quan-
to più à* attenzione porgerà V uditore allo sfogio
del-
(*) Segnlàt irritant animo* demifsa per ames
Qu&m quts fttnt cculis fubjiSia fidelìbus . ,
Orazio Art* poet.
1*7
delle macchine e ai colpi di fcena tanto meno gli
refterà per la melodia , e perchè non potendo
gì' impreifarj , a motivo del gian difpendio delle
comparfe , dare ai miifici le paghe coniiderabili
che davano loro per lo pafiato 5 quelli fcoraggiti
nell' arringo rallenteranno T ardore per lo fìudio
a mifura che verrà meno la fperanza del guadagno
e degli appiani! . Chi sa dirmi cofa diverrà la
tragedia mufìcale ridotta a sì mifero flato ?
Le ricerche analitiche fatte finora full' opera
feria potrebbero ricevere una illultrazione mag-
giore dalle pruove di fatto s' io volerli imbrattar
la mia penna col racconto delle inumerabili fcipìte
produzioni , che difonorano oggidì la fcena italia-
na . Ma contento di leggiermente accennarle , e
pervadendomi che farebbe una pedanteria mifta
di malignità ?1 confederare foltanto il cattivo d' una
nazione fenza voler iìiTare gli occhi fui buono ,
parlerò con piacere a far menzione di quelli fcrit-
tori melodrammatici, che o meritano un luogo
diftinto pe' i loro talenti, o non meritano andar
confili! collo ftolido gregge dei dozzinali ofcuriiìì-
mi poetaftri . Vengono elfi divili in due claflì .
La prima di coloro , che dopo il miglioramento
del melodramma hanno tentato di richiamar fui
teatro il fiftema francefe. La feconda di quelli
che feguitarono le veftigia del gran poeta cefareo .
Paolo Rolli romano fcrittor elegante e deli-
cato , celebre traduttore del poema inglefe di
I 4 Mil-
168
Milton , felice imitatore di Tibullo nelle elegie ,
emolo di Catullo negli endecafìllabi , e feguace
di Anacreonte nelle fue canzonette fcriffe due
melodrammi intitolati V Eroe Paflore e Teti e Feìeo
di merito affai inferiore agli altri fuoi componi-
menti . Benché vi li fcorga correzione di lingua
e qualche aria ben lavorata , ciò non orlante , non
lì ritrova in effi fpezzatura né concinone nel re-
citativo , né rapidità nelle fcene , né calore nell'
azione , né contralto negli incidenti , nulla in
fomma di ciò che rende interelTanti e vive cotali
produzioni . Difetti cagionati in lui dall' aver
prefo ad imitare Quinaut fenza poter pareggiare
le fue ragguardevoli d©ti , e dall' aver trafcurato
Metallaro , di cui neppur fa menzione nella fu a
llorica prefazione premefTa alla Teti quantunque
non gli potefTe effere ignoto in tanta luce di glo-
ria , fpecialmente avendo vifTuto entrambi fotto la
direzione di Vincenzo Gravina . laonde il fuo
fìlenzio fuppone o un troppo sfavorevole pregiudi*
zio , o un certo livore poco degno d' un sì genti-
le cultor delle mufe .
Carlo Innocenzo Frugoni poeta fra i primi
del fuo tempo in Italia per la robuftezza dello
Itile , per la forza dell' epitetare , e per la fer-
tilità e chiarezza delle imagini compofe alcuni
drammi mulìcali da rapprefentarfi con regia ma-
gnificenza nel teatro della corte di Parma , i
quali pruovano quanto lìano limitati i confini
dell'
1^9
dell' umano ingegno, e come una fpezie di ta-
ento fupoone per lo più 1' efcjufione d'un altra.
Non inficerò per tanto nella irragionevolezza del
piano , nei caratteri arbitrar] , negli eflferi fanta-
stici perfonifìcAti , nello slegamento delle fcene ,
nella verfifìcazione dura e poco a proposto per
la mufaa . Perdoniamogli codefti abortivi parti di
una mu fa invecchiata in attenzione alle altre fue
cofe belliflìme , e contentiamoci della ingenua
confezione , che fa egli medefimo della fua ine-^
fperienza in fatto di poefìa drammatica . Mal ven-
ga (diceva il Frusoni in una lettera fcritta a rag«
gmrdevole perfonaggio bolognefe ) ai drammi mu-
ficali ed a chi primiero li pofe /opra i nofiri teatri et
far perdere il cervello ai poeti , a far guadagnare
enormi fomme ai cxjlrati , a rovinar la poefìa , adi
effemminare la mufica , guxflare i co fiumi . lo non fa
piti dove yn ihbit il capo , Cxmmino una Jirada , che
non è in Parnafo la mia , Incefpo ad ogni pajfo , e
fé non befiemmio , fi è perchè fono un poeta dabbene 0
Voi vedrete quefla mìa ladra fatica quanto farà fini-
ta e flampata . ecc. Tuttavia per quella ladra fatica
n' ebbe il poeta dugento e cinquanta zecchini di
regallo oltre V annua fua pendone , premio , che
certamente non ebbero né P Artaferfe , né il Ca-
tone , ne r Ezio dell' incomparabile Metaftafio .
E* per altro piacevole in bocca di Frugoni la dop-
pia accufa intentata contro ai drammi mufìcali cioè
di gùaftar i coflumi e di rovinar la poefìa, Me!la
pri-
170
prima mi fembra udire uno dei Cetheghi , che
rimprovera a Catilina la fua ribellione . Farmi
nella feconda di ravvifare una di quelle donne
/graziate, alle quali V avara natura negò il for-
tunato dono di piacere , che mofla da invidia an-
ziché da zelo pei coftumi declama contro alle ga-
lanti mode oltramontane , che tanta grazia aggiun-
gono al portamento , e vieppiù fanno apparire
le naturali bellezze e la vivace leggiadria delle
giovani donne più avventili ofe di lei . ( * )
• Del Tenente Gamerra noto al pubblico pel
fuo bizzarro poema intitolato la Ccmeide ho vedu-
to alcune opere in unifica piene di comparfe , e
di verfì romorofi , che caratterizzano a maraviglia
T autore .
Pa-
(*) Gli autori, che avendo abbracciato un qual-
che genere di letteratura non fono flati ben. accolti
dal pubblico , fi convertono per lo più in altrettanti
detrattori di eflo genere. Il famofo le Metrìe cat-
tivo medico patetico fi mife per vendetta a vitupe-
rare la medicina nella fua Penelope. Lo Scaligero
effendo flato derifo dal pubblico per aver creduto di
ritrovare nella fua Ciclometrìa la quadratura del
circolo, rivolfe lo fdegno fuo contro alla matema-
tica*. Racine e Boelcau incapaci entrambi d' ugua-
gliare la facilità muficale dell' ingeqnofo Quinaut
s'appigliarono all'ovvio partito di metter in ridi-
colo l'operi. Coftoro fi potrebbero paragonare ai
rinegati , che divengono implacabili nemici della re-
ligione 3 che lafciarono «
Parecchi drammi parte ferj e parte baffi ferita
ti con beli* veriifìcizioae e con viìte unificali ha
lavorato il Signor Riniero de' Calfabigi , i quali
poano vederf] nel tomo fecondo delle fu e opere .
Tra quefti fi diftinguono l'Orfeo e 1' Alcefte ben-
ché più celebri per la mufìca eccellente del Gluck
che gli accompagna che per il proprio merito .
La forte di cotai componimenti è fiata di aver
avuto degli accufatori illuftri . Dell' Orfeo è fama,
che diceife Metaftafìo dopo averlo letto : In quejio
dramma vi fono tutti i Kovijjìmi eccettuato il giudizio „
Di fatti vi fi trova la morte di Euridice , l' infer-
no , e r elifo . Circa 1' Alcefte è ben nota la cri-
tica fatta da Gian Giacomo Roufleau nella lette-
ra intorno alla mufìca di Gluck indirizzata all' In»
glefe Burney : critica che gli uomini di buon (tu-
fo troveranno affai giudiziosi fé vorranno riflet-
tere alla monotonia che vi regna dappertutto,
alla poca varietà negli affetti e nelle fìtuazioni ,
all' intereffe che va feemando di atto in atto in
vece di crefeere , al poco felice fcioglimento del-
la cataftrofe , e alla inverofimiglianza di alcuni
incidenti . Tali fono fra gli altri il far che i Nu-
mi infernali fconfiglino Alcefte dal morire , lad-
dove farebbe più confacente al loro carattere e al
loro intereffe il confermarla nella Aia rifoluzione ,
come fa la morte parlando con Appolline nella
tragedia di Euripide , e la fretta altresì con cui fi
prepara nell' atto fecondo una fella di ballo tra i
cor-
corteggiarli per fefteggiare 1* inafpettato rifhbiìi-
mento di Admeto fenza che in tanta allegrezza
niun fi ricordi dell' aifente Regina, che ne dovea
pur etfere il principale perfonaggio . V Autore ,
il quale non manca certamente d'ingegno, ne di
cognizioni avrebbe dovuto riflettere , che una
compofizione così uniforme e così tetrica , come
P Alcefte , era forfè buona per il teatro di Atene ,
ma che , dovendoli fra noi metter in unifica da un
uomo conseguente a fé fteffo e alla poefia qual' è
il Cavalier GÌuck , non poteva far di meno che
non iftancafie la pazienza degli uditori italiani
dotati da una fenfibilità meno profonda , e avezzi
a un' armonia più leggiera e più brillante . Av-
rebbe ancora dovuto badare a non cadere in con-
traddizione con fé medefimo ; poiché dopo avere
nella fu a differtazione fopra Metaftafio inalzato
fino alle Rette il merito del poeta cefareo , e po-
fte nel più chiaro lume le Pianezze e le irrego-
larità del fìftema melodrammatico francefe , s* av- ^
vicina poi- altrettanto nella esecuzione a quefto ,
quanto fi diparte dal retto fentiero indicato da
quello ai poeti italiani . Dovrebbe fopra tutto
aver mifurato un pò meglio le proprie forze al- I
lorchè volle maneggiar l'arco d' Uliife ritoccando !
un argomento trattato in prima da Metaftafio , lo «
fcontrarfi col quale fui cammin della gloria non è , I
e non può elfere vantaggiofo per chicchefia . Di j
fatti le Danaidi del Caìfabigi dramma ultimamen-
te
173
te pubblicato in Napoli è paragonato coli* Iperme-
ftra ciò che farebbe uno itravagante quadro di
Giordano pofto accanto ad una pittura di Correg-
gio . Se v'ha qualche carattere o qualche filiazio-
ne non infelice quelle fono ricopiate dal romano
Originale, il cattivo è tutto fuo . V illuftre Meta-
itafìo non avrebbe certamente cominciata una tra-
gedia colle nozze per finirla poi colla cafa del
Diavolo ; non avrebbe in mezzo a perfonaggi ve-
ri e reali fatto comparir gli amorini che ballalfero
fenza neceiìltà cogli fpofì ; non avrebbe fagnfìca-
to alla vana pompa della decorazione Y orditura
la verofìmiglianza e il buon fenfo . Né fi dee cre-
dere , che finite appena le nozze aveffe egli in-
:rodotto il padre ragunando le cinquanta figlie
nel tempio di Nemefi , e configliando loro V uc-
:ifione degli fpofi fenza che queiti maravigliati
Iella improvifa lontananza in un giorno di fpo_
'alizio ne facelfero qualche ricerca col fine di pe-
netrare r arcano , e fenza che le novelle fpofe
noftraifero la menoma renitenza ai barbari co-
nandi del padre . Tanto più che il carattere di
Danao e delle Danaidi non ci visn dipinto dall''
mtichità cogli abborriti e tetri colori , con cui
* ombreggia il Signor de' Caifabigi , preiTò al qua-
e le figlie fembrano altrettante energumene fan-
quinarie , e il genitore comparifce un perfido,
ino fpergiuro , un morirò ; laddove in Efchilo sì
juelle che quefto altro non refpirano fuorché ri-
co-
174
conofcenza , umiltà , tenerezza e divozione verf<
gli Dei . Mancò egli non per tanto al gran pre-
cetto di Orazio
O lei cemune opinion ' fecónda ,
O fo/e /» o£»J £#rfz a fé conformi
tingi o Scrittor . ( * )
Né il poeta cefareo fi farebbe immaginato , che pei
render intereflante e teatrale la fua tragedia foflé
di bifogno , che le figlie dopo aver commette
1' atroce misfatto fi veftifTero tutte da Baccanti , e
venilfero fullafcena a cantare e a ballare fenza che
anteriormente venga indicata la cagione di così
improvvifa e furibonda allegrezza , e fenza che la
loro venuta abbia verun altro oggetto fuorché
quello di formar un coro e una comparia , E tro«
vò egli beniffimo la maniera d* eccnar^ gli affet-; forz
ti, di ftrappare le lagrime, di dipigner a mera-
viglia i caratteri, di far brillare la mufica , di
condurre per tre atti un* azione , e di fcìoglierla
con fomma felicità fenza ricorrere al folito ripie-
go di Calfabigi , eh* è di far apparire V inferno
coi Demonj , mettendo in bocca loro per giunta
una moralità tanto ad elfi appropriata quanto lo
è a S. Giovanni Evangelica il ridicolo difeorfo che
Arioflo gli fa tenere col paladino Afro.fc nei glo
bo della luna . Però non ottanti i fuoi talenti
poe
pò-
£,i.
live
foni
hi
ti,
nei:
gna
Cii
dovi
trobi
arie
{* ) Aut famuc'/n fcquere yantjibi conyententìa finge
Art. Poct»
Itine,
né ,
com|
Mi
no (
neHJ
che i
richi
per
(torri
da In
Bell'i
céi
?75
poetici , non ottante la dovuta ttima eh' efige il
Signor de* Calfabigt, bifogna pur accordare effer
egli uno de' principali corruttori del moderno uni-
ficale teatro .
Ma non tutti i poeti del noilro tempo fi fono
rivolti alla imitazion dei francefi : molti ancora vi
fono , che vollero piuttofto feguitar Metaitafio nel-
la fua luminofa carriera fomiglianti a que' Satelli-
ti , che s' accerchiano intorno all' orbita del pia-
neta maggiore. Il Migliavacca , l'Olivieri, il Ci-
gna , il Damiani , e il Fattiboni lavorarono qual-
che componimento palpabile . Nei drammi di Lo-
dovico Coltellini poeta"* cefareo alla corte di Pie-
troburgo lì feorge chiarezza di ftile , varietà nelle
arie, bellezza nei recitativi, qualche feena di
forza infiem coli' arte pregevole di acconciamente
innettare le marnarne filolofiche nel corpo dell' azio-
ne . Lo fpettacolo altresì ha gran luogo ne' fuoi
componimenti, ma fi trae per il comune dai fonti
della ftoria,e i coftumi è i riti de' popoli vengo-
no offervati a dovere . Egli è un peccato , che
nell' ordire i piani non fia flato abbaftanza felice,
che non dipinga i caratteri colla cottanza che fi
richiederebbe , che gli fcictglimenti fiano freddi e
per lo più inverofimili , e che il defiderio di ri-
durre il melodramma ad un certo fifiema adottato
da lui , il quale confitte va nell' intrecciar infìem
nell* azione la poefia , il ballo , la mufica e Ja de-
corazione , P abbia talvolta fatto cadere in ittrava-
gan*
i76
ganze , Per tali devono riputarfi nelF Antigono la
fcena muta dei due fratelli Eteocle e Polinice 3 che
comparirono fui teatro nella prima fcena unica-
mente coi fine di ammazzarli fenza profferir una
parola ; combattimento introdotto dal poeta per
cagione della comparfa , ma che troppo funefta fin
dal principio !' immaginazione dello fpettatore non
preparato ad un limile orrore . E tali fono anco-
ra le danze fuori di luogo frappone almeno nella
maggior parte , eifendo certo , che un giorno di
lagrime e di lutto quale dovea eifere per gli Ar-
givi quello ove perduti aveano ad un folo tratto
preffochè tutta la ftirpe dei loro Be , non era il più
a propoiito per ordinare quattro balli differenti .
Tralafcio V ìnverofìmile cambiamento di Creonte
neh' ultima fcena contrario al maligno e fcelleratp
carattere che da tutta V antichità gli viene attri-
buito ,e fatto folo per cavar d'impaccio il poeta
terminando col folito formolario d' uno fpofalizio •
Gli fteflì pregi e i difetti fteffi s* olTervano nella
Ifigenia, tragedia unificale affai lodata del medefìmo
autore .
Larga forgente di poetica vena , gran rapi-
dezza, e gran lettura di Metaftafìo apparifcono
nelle poche produzioni drammatiche fiampate fra
le opere del celebre Don Saverio Mattei Napole-
tano . La traduzione de' Salmi di queft' autore efe-
guita con ifpinto , con difinvoltura e con brio ben-
ché inefatta in più luoghi perchè troppo libera ,
e man-
177
e mancante forfè di quella dilicatezza e finitura 9
alla quale difficilmente pervengono i troppo fervi-
di ingegni , fa vedere , che neifuno più di lui era
forfè in iitato di rimpiazzare la perdita dell' illu-
stre amico fé la feconda fantaiia che non s' appa-
ga di una fola fpezie di gloria , o le circoftanze
domeniche non l* avener corretto a rivolgere la
fu a attenzione ad altri diverfi , lunghi e moltepli-
ci ftudj . Mi confermo nella mia opinione oifer-
vando la felicità con cui ha egli trasferita nella
italiana favella una fcena dell3 Ecuba di Euripide ,
la quale ci fa vivamente desiderare di veder dalla
ftelfa mano in fìmil foggia veftito non folo quel
poeta ma tutti gli altri drammatici antichi . Senza
però eh' io inclini per quefto ad abbracciare i
brillanti e poco folidi penfamenti , che intorno alla
convenienza del fiftema drammatico degli Ateniefì
col nofìro ha V autore con molto ingegno ed eru-
dizione ma non con uguale giuftezza avanzati nella
fu a differtazione intorno alla maniera d' interpre-
tare i tragici greci .
Un colto fpagnuolo , che con efempio non
facile a rinvenirli ha avuto il coraggio d* intra-
prendere in lingua non fua uno de' più difficili
lavori della ragione poetica qual è la tragedia,
ha parimenti voluto efperimentare le fue forze
pubblicando un dramma unificale . Lo Scipione in
Cartagine dell' Abate Colomes merita un luogo di-
pinto fra quelli del noftro tempo, ed io non avrei
M dif-
, i?8
difficoltà di dir che foffe il primo , fé alla femplicità
della condotta , alla fcelta e varietà nei metri,
alla ricchezza lirica delle arie, e al merito di
qualche fcena degna di Metaftafìo aveffe 1' autore
voluto congiugnere maggior rapidità nell' intreccio ?
più di calore nell'azione, e un più vivo contrario
negl' incidenti . Altri forfè avrebbe defìderato , che
la virtù di Scipione foffe meno tranquilla, e che
i personaggi fubalterni non s' ufurpaffero tanta
parte di quel? interelfe , che dovea principalmente
cadere fui protagonifta ; effendo certo , che febbe-
ne il carattere di Scipione confìderato filofofica-
mente ila grande ed eroico , non è tuttavia sì tea-
trale né sì atto alla muta quanto quello di Armi-
nia e di Lucio . La cagione fi è perchè a produrne
l'azione (eh* è 1' anima del teatro mufìcale) affai
più acconcio è il combattimento e il contrarlo del-
le paflìoni , qualmente fi vede in que' due sfortu-
nati fpofì che non la faggia fermezza d' un eroe 9
di cui poco fi pregia la vittoria perchè poco gli è
coftato il fagrifìzio. Marco Aurelio, e Plutarco
vorrebbero , che gli uomini foffero fìmili ad una
rocca , la quale immobile nella propria bafe fpezza
le onde , che furiofamente le romoreggian d' in-
torno , e talmente ha 1' Abate Colomes dipinto il
fuo protagonifta ; ma il teatro , che ha una fratica
tutta fu a , gli vorrebbe fomiglianti piuttofto ai
naviglio , che sferzato da venti contrari ondeggia
incerto del proprio deflino in mezzo ai tempeftofi
«ut.
179
flotti , eccitando in chi Io guarda dalla riva una
fenfazione milìa di timore per il pericolo del na-
vigante e di compiacenza per la propria ialvez-
za , ( * )
Purgatezza di lingua , vemirtà di itile , colo-
rito poetico , varietà e delicatezza d* immagini
efp reffe con ottimo gufto fono le doti , che carat-
terizzano T AlefTandro e Timoteo del Conte Ca-
cone della Torre di Rezzonico rapprefentato due
anni fa nel regio ducale teatro di Parma . Pochi $
o per dir meglio , nefiuno fra i drammi mufìcali
moderni è feritto con uguale vaghezza . Ha inoltre
i\ pregio incontraftabiìe della novità, eflendo egli
irato ( per quanto a me pare ) il primo , che cam-
biando il fìftema di eotefto fpettacolo , abbia fen-
duta drammatica un* ode puramente descrittiva
M a c;ual
I * ) Il problema intorno alle cagioni della de-
lixiofa malinconia generata dalia tragedia che tan-
to ha occupate le penne di alcuni celebri icrittori
dz\ noftro fecole cioè delF Abate Bu Bos , di Fon^-
renelle, di Hume, e di Cefarotti fi trova molto
prima fciolto mirabilmente da Lucrezio ne'feguenti
magnifici verfi
Suttve mari magno, twtlttzniìbm a-quora ventìs,
Sterra magnum alteri us frettare laborem j
Tion. quia vexarl quemquam e/i jucunda veltcptas ì
$ed quibui tpfe malis careas , quia cernere fuavt efi%
gftave epUm belli certamina magna tueri
Per stmpos wftru8* > tua fine fatte p erteli *
qual è quella dell' inglefe Dryden int:toTata
Gli effetti della mufica a le cui forgenti ha P au-
tore italiano largamente bevuto . Un' altro in-
glefe chiamato Brovvn gli ha fomminiftrata l'idea
nella fua dnTertaziorie fulla unione della mufica e
della poefia . In altro luogo ci converrà parlare
più a lungo degP inconvenienti e dei vantaggi
anneili al metodo proporto dall' inglefe . Per ora
non fi può far a meno di non lodare la buona in-
tenzione di chi, cercando di rimediare agli abufi
del moderno teatro, propone al pubblico un ten-
tativo di quella forta . Nelle regioni del gufto ,
come nelle vafte pianure dell' oceano molti paefi II pr
farebbero fconofciuti ancora ,fenza 1* intrepido co-
raggio di alcuni navigatori limili ai Cooki e ai
Draki. Eppure non fembra --, che il pubblico la | che
intenda così fé giudicar dobbiamo dalla fredda
accoglienza che ha fatta al dramma del Conte Rez-
zonico . A che attribuire quefV apparente ingra- lecce
titudine ? Ecco il motivo s' io non m' inganno .
L'argomento fcelto da lui buono per un poema
narrativo manca intrinfecamente di quella illufione
e interefTe che richiede il teatro . L' autore , imi-
tando troppo efattamente il fuo Dryden , ci fa
intendere fin dalla prima fcena che Taide e Ti-
moteo vogliono rapprefentar inanzi agli occhi di
AlefTandro un finto fpettacolo
Non folo
Colla voce e col [non V orecchie e V alma
In
ì
i
None
ìolfii
glifi
fòifl
Vf-'(f:
tura
&p
(ufi
|oco
citar'
hi
nutr
cu:
f %
In queflo dì , ma le pupille ancora
au* Vuol di vano terror , di piacer vano
Affascinarti con portenti .
Non è dunque da maravigliar/i fé mancando in chi
afcolta la forprefa derivata dal creder vero ciò che
gli fi racconta, manca in lui FilJufione eziandio,
figurandoli d' efier prefente ad una mafeherata in
vece di aflìftere ad un* azione vera e reale . La na-
tura dell' argomento è la cagion parimenti dello
slègamento delle feene , fuccedendofi quefte in tal
guifa fra loro , che tolta via qualunque di effe ,
poco o nulla ne foffre" F intiera compofizione .(*)
Il protagonista inoltre , il cui nome dovrebbe ec-
citare F idea dell' eroifmo , non m* offre nel dram-
ma del Conte Rezzonico veruna di quelle qualità
che rifvegliano F intereffe . Ivi non comparisce
magnanimo , ne eroe , ne uomo di genio , ma
piuttofto un farnetico divenuto giuoco della fu a
ecceflìva fenfìbilità , uno fchiavo della mollezza ,
che ci vendica fra le fue catene dell* afeendente
che aveva fopra di noi acquietato la fu a fortuna •
Pecca altresì nel fine morale . Volendo far cono-
feere i prodigio*! effetti della mufica, non dove-
M 3 vano
( *) Bclliffima è fu quello propofito la diftinzio-
ne fatta da Àriftotile nel Capo decimo della poetica:
2^0» e lo ftefio il nafeere runa da un'altra, o l3 una.
dopo l3 altra c&fa , precetto egualmente applicabile
?_lla fucccuion delle feene che all'ordine degli avYtf,
nimcnti •
igi
vano quefti manifeftarfi fpingendo un giovin fó*
vrano ad una risoluzione così violente e difuma*
na , come è quella di abbracciare fin colle proprie
mani una popolatifljma città * che $ deporte le ar-
mi , era pacificamente divenuta fua ftiddita w Sé &
fofTe flato vero , che AlelTandro ( com' egli pazza-
mente s' imaginava ) era figliuolo di un nume f
quefto fatto folo m' obbligarebbe a crederlo anzi
profapia delle furie infernali che germe di Giove «•
Mi fi rifponderà, eh* egli è motto a farlo dal deli*
derio di vendicar i Mani de' greci trucidati m
altri tempi dai perfiani i Io che ad un atto di
giufiizia o di patriotifmo dovrebbe attribuirli piut-
tofto che ad un capriccio irragionevole . Ma cotal
difefa non giova . In primo luogo perchè non da
principio rifleffo di virtù fi fuppone ivi che fofie
fpinto Alefiandro , ma da macchinale furore eccita-
to in lui dai preftigj d* un mufico e dalle iiìigazi*
oni d' una cortigiana * In fecondo luogo perchè
nel cafo ancora che un falfo amore della patria
determinato 1' aveffe ad efeguire queir atto dì
crudeltà , né il teatro , né la filofofia dovrebbero
autorizzarlo giammai efponendolo filile feene alla
pubblica imitazione, Oh mortali! Non è abbaftan-
za feroce lo fpirito della guerra fenza che cer-
chiate d' inferocirlo ancor più divinizzando 1* allo-
ro che gronda di vofiro fangue ? E sì poco bar*
baro vi fembra il defpotifmo , che non avete or-
rore d' inghirlandarlo colla corona immortale , cBe
I®
IP
le belle arti non dovrebbon fervare fuorché pei
talenti fuperiori o per la benefattrice virtù ?
Ma tempo è ormai di venire all' opera buffa .
Se fi riflette ai vantaggi che ha la commedia mu-
seale fopra la tragedia, parrà Urano che giaccia
quella nel!' obbrobrio/o fiato in cui fi ritrova oggi
in italia , La sfera d' imitazione per la moltipli-
cità de' caratteri , per la forza di elfi , e per la
verità della eipreffìone è più dilatata nella prima
che nella feconda . Gli argomenti tragici , e con-
feguentemente quelli che danno motivo ad una
mufica nobile e patetica, devono effere meno fre-
quenti', perchè nelP univerfo morale, come nel
tìfico , le grandi cataftrofì fono più rare , e per-
chè , febbene la vita umana fìa una ferie di muo-
vimenti or dolorofì or piacevoli , la natura che
attacca la confervazione dell' individuo allo flato
di mezzo , gli rifparmia , in quanto è pofìibile , gli
eftremi del dolore , come gli è pur troppo fcarfa
degli eitremi piaceri . Attalchè la crifì dT una paf-
fione violenta non è più durevole nelP uomo di
quello che Io ila in una Cagione I' eccemVo rigore
del freddo , o gli fconvolgimenti del tremuoto in un
paefe . Ora le paflìoni tragiche non divengono
mufìcali fé non quando fono vicine alla violenza ,
e dall'altra parte la clafTe dei perfonaggi illufòri,
a' quali appartengono effe, è di numero troppo
fcarfo rifpetto alla maiTa generale della nazione ;
quindi minore altresì effer deve la fomma degli
M 4 argo-
i#4
argomenti , onde formare una tragedia muficale •
V oppofto avviene nella commedia . I foggetti ,
che vi s' introducono , formano la claffe più nu-
merofa della focietà . Gli avvenimenti , che vi fi
ra ^prefentano , fono frequentami nella vita co-
mune* Ecco non pertanto una dovizia maggiore
per il poeta nelle perfone e nelle cofe . Quid quid
a^unt ho'mìnei è la divifa del comico . Ma bifogna
andare più oltre . Le affezioni della gente popola-
re fono meno reconcentrate , e confeguentemente
fono più aperte . I loro caratteri meno artefatti
e perciò più facili ad effer rapprefentati . L* ac-
cento della loro voce più sfogato e vivace , e in
confeguenza più unificale . I ridicoli loro più evi-
denti e più caricati , che è lo ftefTo che dire più
acconci a piegarfì fotto la mano di chi vuol imi-
tarli . Tutto ciò deriva dalla eterna providenza di
colui , che reggendo con invariabil fìftema le cofe
di quaggiù , mette un perfetto equilibrio fra gli
efferi morali , amareggiando col fofpetto , col ri-
morfo , colle fpinofe e tacite cure la condizione
de' potenti fchiavi fempre della fortuna e del pre-
giudizio nelF atto fteffo , che alleggerire i difagj
ànvolontarj del povero colla maggior apertura di
cuore indizio d' un' anima più ingenua , e colla
non mentita allegrezza , indizio d* uno fpirito pili
contento .
Per poco che il lettore voglia inoltrarfì nelle
idee accennate troverà dunque 3 che il fiftema
dell'
Hi
dell' opera buffa confederato in fé ftefib è -più fe«
race e più comodo di quello che fia 1' opera feria
per il poeta , per P attore e per il compofito-
re. Lo è per il primo mercè la gran copia che gli
fomminiftra di caratteri o fia di natura imitabile »
Lo è per il fecondo a motivo della più facile elo-
cuzione sì perchè i tratti dell' oggetto rapprefen-
tato fono più fpiccati e decifivi , come perchè ri-
trova ovunque originali da poter agiatamente fin-
diare . Lo è per il terzo a motivo della ricchezza
delle modulazioni che fcaturifce dalle ilelfe forgenti 9
e da non vederfi obbligato ad alterar la natura al-
meno fino al grado che s* altera e fi sfigura nell*
opera feria . Imperocché il timore di non slonta-
narfi troppo dal parlar familiare proprio de* perfo-
naggi , che rapprefentano , fa che i buffi non fi
perdano in gorgheggi o cadenze fmifurate , e che
non facciano ufo di quel diluvio di note, col quale
inondandofi nella tragedia le arie più patetiche
e interelfanti , hanno gli altri cantori non fo fé
difonorato o abbellito il canto moderno. E quella
è la cagione per cui la mufica delle opere buffe èj,
generalmente parlando 9 in migliore flato in italia
che la mufica feria , e perchè per un motivo di
queft* ultimo genere che fi fenta comporlo con
qualche novità e caratterizzato a dovere , fé ne
trovano dieci nella mufica buffa . Me /fi da tali ra-
gioni vi fono di quelli, che preferiscono- ed ama-
ri© , e mortrano di pregiare affai più la commedia
i8£
mufìcale 9 che la tragedia * E a dirne il vero 9
quantunque io non guili nella caricatura dei buffi
quel diletto intimo che pruovo nelle lacrime dol-
ci e gentili , che mi coflrigne a verfa«*e una bella
mufica tragica, e che per una non fo quale difpo-
fìzione del mio temperamento mi vegga fofpinto
ad amare nella letteratura tutto ciò che parla for-
temente alla immaginazione e alla fenfìbilità fenza
curarmi gran fatto di ciò eh' eccita il rifo ; nul-
ladimeno ficcome la prima legge del critico filo-
fofo effer debbe di non ifìabilire mailìme generali
da cafì particolari , e molto meno da fé medefìmo „
così , riflettendo ai pressoché incorreggibili abufi
dell' opera feria , e alla maggiore verità di natura
e varietà di efpreflione che fomminiitra 1' opera
buffa , concederò volontieri , che non deve tac-
ciarfl di ftravaganza o di cattivo guflo chiunque
fopra di quella a quella daiFe la preferenza.
Fin qui è vero della mufìca , e lo dovrebbe
efiere parimenti della ^poesìa : ma fé da ciò che
dovrebbe e potrebbe effere vogliamo argomentare
a quello che è, refteremo forprefi nel vedere, che
non havvi al mondo cofa più fguajata , più bislac-
ca , più fenza gufìo di que ila « Come la famofa
fiatila di Glauco deferitta da Platone , la quale po-
ila fui lido del mare era fiata dai flutti talmente
battuta e corrofa , che non vi fi feorgeva né uni
Dio né un uomo , ma uno fcoglio inferme , cosi
i pregiudizi, e gli abufi hanno in tal guifa sfigu-
rata
*«7
tata quella fo rtà di componimento che noti vi fi
ravvifa veruna delle fpezie apoartenenti alla rado*
ne poetica . Per farlo vedere più chiaramente figu-
riamoci un poco il difcorfo che tiene V impréfTar©
coli' autore quando gli raccomanda di fcrivere per
V opera in mufìca * Elfo non farà tutto di mia in-
venzione ; tale a un di predo è ftato fatto anns
fono anche a me con un aria di perfuafìone capa~
ce di ottener il fuo intento fé il Méffer Pandolfo »
che mei fece , aveffe trovato il Damone di Eoe-*
leaù per profelito o le orecchie di Mida per afcol-
latrici . Io toccherò i principali difetti dell' opera
buffa ridicendoli ad una fpezie di teorìa .
M I bolognefì ( mi diceva egli ) sbigottiti dal
3j terremoto fono flati gran tempo privi di teatra-
j, li divertimenti * il primo adunque , che f? rap^
t, prefenterà , tornerà in profitto confiderabile dell9
3, impreflaro . Io ho divifato non per tanto d'apri-
3S re a quefto Settembre uno fpettacolo 3 e voglio
s> che fìa nuovo perchè il publico è ormai riftucc©
,j delle anticaglie di Metartafio , di Cui ( fehbene
S5 fìa il pr;mo drammatico del mortdo ) vuoili fare
„ quell'ufo che fi fa nelle cafecH vàfcellami dJ ar-
,3 gento e del e gioje di gran valore , le quali fa
3, cavano fuori in una occafione ftraordinaria s men-
3, tre il reftante dell' anno f adoperano altre ma£«
5, ferizie più triviali *
3j Potrei accomodarmi all'ufo corrente d' Ita"
3, lia che è quello di ihmzar i drammi di quell5
aut©-
188
9* autore 5 levando via a capriccio il più bello per
3, inferire in fua vece arie e duetti fatti da qual-
53 che verfificator dozzinale ; dal che reftano effi
5, così sfigurati , e mal conci che più non gli ri-
3, conoscerebbe il padre che li generò, fé per
3, nuovo miracolo di Efculapio tornafle a viver fra
35 noi . Ma non mi piace fìifatto cofiume . L' eunu-
3, care un povero poeta che non ha fatto alcun
3, male, è crudeltà che ripugna al buon cuore. Il
3, foftituire poi a ciò che a lei manca le altrui fan-
„ falliche o le mie è cofa , che pute un cotal po-
3, co di profunzione .
„ Ricorro a voi non per tanto , attenden-
5, do prima di tutto dalla voftra difcrezione ,
3, che non farete difficile intorno al prezzo . Io
3, ho da pagar fonarne tanto confiderabili ai vir-
3, tuofi , ai ballerini , al maelìro di cappella , e ai
a* fuonatori , e da far tante fpefe negli abiti
„ nelle decorazioni , nei lumi , nelF affitto del tea.
3, tro e in altre cofe che poco o nulla mi rimane
35 per voi . Inoltre le parole fono quello che meno
3, intereffa nell' opera , e nel cafo , che voi non
3, vi troviate i voftri convenevoli, ci è una folla
3, di poeti in Bologna che me le venderanno a
3, buoniflìmo mercato . E vedete , fé fi compone
3, una canzone per cinque paoli , non batìetà un
4, pajo di feudi per un libretto , il quale alla fin
„ fine vai meno affai d' una canzonetta paffiabi-
» le?
35 IO
189
„ Io vi credo a baldanza iftrutto ne' principj
„ dell' Arte drammatico - muficale ; nulladimeno
v fìccome trattari del mio guadagno o della mia
„ iattura , permettete , che vi dia alcuni fuggeri-
3, menti , dai quali non vi dovrete dipartire .
„ Non vorrei, che il dramma forte intiera-
5, mente ferio , perchè vi vorrebbono troppe fpe-
3, fé , né tampoco buffo del tutto , perchè fi cori-
„ fonderebbe colle ppere dozzinali . Vorrei che
„ folle di mezzo carattere ( lo che in fofhnza vuof
„ dire , che non abbia alcuno ) che faceffe pian-*
„ gere e ridere allo iterfo tempo , che il giocofo
„ entraffe in una lega , che mai non ha avuta co*
patetico , che ad un' aria appaflìonata teneife die-
/„ tro una di trambusto , e che aprirle campo di mo«
„ fìrar la fua abilità alla virtuofa Velofini , che
„ fpicca. nel tenero, e al virtuofo Gnaccharelli ,
„ che foftiene la parte di buffo per eccellenza .
,, Non vorrei nemmeno, che 1' argomento foffe
„ tratto dalla Itoria ; erfo diverebbe troppo ferio ,
„ né farebbe buono per altro che per comporre
3J fecondo le leggi , di Ariftotile , le quali nulla
,, han che fare coli' opera : mi piacerebbe bensì
„ che ci entraffero dentro dei cangiamenti di (ce-
„ na e delle macchine in quantità fecondo il gufto
3, de' francefl . Oh ! quei francefi hanno sfiorato
„ il beilo in tutte le cofe ! Oltre che le decora-
„ zioni piacciono moltiflìmo al popolo , io ho de-
„ fiderio di far vedere una belliilìma dipintura
33 d' una
S9©
ss d' una prigione , e d* un bofco , che fi trovano
y, nello fcenario pr^fo ad affitto .
„ Voi altri poeti avete certe regole di iUle
s, che vi fanno lambiccar il cervello per tornire
3S acconciamente un periodo . Si dice 3 che v' ab-
9i bia con i Aio i precetti comunicata cot^l malattìa
s, contaggiofa un maeftro dell' arte , chiamato
S3 Orazio 3 e che i greci 3 e i francefi v' abbiano
9, fornito 1* efempio . Quanto a me vi difpenfo vo*
9, lontieri dalla eleganza , e fé vi piace 3 anco
3, dalla grammatica , infegnandomi 1' efperienza
3, che fi può fenza 1' una e fenza 1- altra rifcuoter
a, fui teatro un durevole applaufo . Non ha guari
3, che fi replicò più di quaranta volte fulle fcene.
3, un'opera buffa dove un'aria cominciava
Lei fi figuri adejfo
& e finiva con uguale proprietà di fint&fii
Lei V a fino farà .
g, La voftra malizia applicherà fenza dubbio le
& ultime parole al poeta .
„ Ho fentito dire altresì , che il ridicolo comico
ss dev' effe re cavato dalla efperienza non tratto da'Ia
9, fantasìa, che fi devono ftudiare profondamente
„ gli uomini prima d' efporli fui teatro , che lede-»
9, bolezze di temperamento non i vizj di rifle/fione,
3, i difetti nati da una ftranezza di penfare innocen*
SJ te'non i deli ti odiofi e nocivi fono la materia pro-
9i pria della fcena comica , che quefta materia dee
s> r&pprefentarfi abbellita da un colore alquanto ca*
« ri-
191
5, ricato e forte ma non efaggerato , con cert' altre
3, filaftrocche che voi altri autori dite eiìervi Hate
„ prefcritte dai buon fenfo . Ma vi torno a dire 9
s, che il buon fenfo non è fatto per noi . Il tea-
„ tro non ha altra poetica che quella delle ufan-
j) ze, e poiché querte vogliono, che deva ognor
3, comparir filile fcene un marturfo con un vifaccio
93 da luna piena , con una boccaccia non differen-
s, te da quella de* leoni, che fi mettono avanti
„ alla porta d' un gran palazzo , con parruccone
„ convenzionale , e con un abbigliamento , che
,3 non ha pretto alla civile focietà ne originale
5, né modello ; poiché è decifo , che cotal perfo-
9, naggio ridicolo abbia ad elfere ognora un pa-
s, dre balocco , od un manto fé npre gelofo e
„ fempre beffato , od un vecchio avaro , che fi
j, lafcia abbindolare dal primo , che gli fa defìra-
„ mente piantar le carotte , poiché il coftume co-
5, manda, che per tariffa fcenica devano moftrarfi
„ in teatro ora un olandefe col cappello alla qua-
3, kera , che fembri muoverli colle fila di ferro a
„ guifa di burattino , ora un fran:efe incipriato e
s> donnajuolo , che abbia nelle vene una buona
„ dofe d'argento vivo, ora un golfo tedefco , che
3, non parli d' altro che della fciabla e della fiafca,
3, ora un Don Quifciotte fpagnuolo , che cammini
3, a compalfo come figura geometrica , pieno di
,, fallì puntigli , ed abbigliato alla foggia di due
2, fecoli addietro ; poiché infortuna tutto ha da
192,
55 eifere flravagante , efaggerato , ecce/Evo e fuori
35 di natura , voi mi farete la grazia d* accomo-
9, darvi mandando al diavolo quanti precettici
5, v' ammoniffero in contrario .
„ Vs avverto , che non dovete introdurre più
5, di {ette perfonaggi, né meno di cinque. Le
33 due prime parti , cioè e le due feconde le
5, canteranno a [oprano , e una farà il contralto ie-
g, condo che più tornerà in acconcio al compofi-
3 3 tore . Al terz' uomo, ovvero ila Tal tenore dare-
?, te carattere fofìenuto di padre , di vecchio , di
3, gelofo , di mercante olandefe , o di qua! più vi
„ aggradi. Se colui che fa la parte del padre ha
3, quindici o vent' anni meno del figliuolo poco mi
a, cale . Il vifo acconciamente forbito , il rolTet-
9, to in buona dofe , e la lontananza aggiufhno
33 ogni cofa . Ma che il rimanente de' perfonaggi
3, parli affai poco , imperocché quei , che mi fono
3S toccati in forte queft* anno cantano male . E fìc-
3, come T amore è il regno delle donne , e V ani-
s, ma del teatro così v* avvifarete di fare , che il
9, primo uomo fìa innamorato della prima donna ,
33 e il fecondo della feconda; fenza codeila legge
„ non ci farebbe verfo di contentar le mie vir-
35 tuofe , le quali vogliono ad ogni modo imaniar
3, un tantino in prefenza del pubblico . E poi que-
3, fti amori o fiano principali, ovvero di epifo-
„ dio fi confanno mirabilmente col genio della
35 muiica . In ricomptnia del difagio potrete fee-
195
9, glier i mezzi che più v' aggradino per maneg-
3, giare lo fcioglimento . Faccio così poco conto
3, della condotta che nulla mi cale fé va piuttofto
„ così che altrimenti .
„ Ho la buona forte di avere un primo uo-
5, mo dotato di voce fn@datim*ma e leggiera , on-
,, de converrà aprirgli campo acciocché brilli al
a. Tuo talento . Egli ama poco il recitativo , dal
95 che ne liegue , che voi dovete effere eftrema-
3, mente laconico a cofto ancora di affollare gli
9, avvenimenti , ma fi compiace nelle ariette prin-
33 cipalmente in quelle dove fi può gorgheggiare
», come fono le romorofe , o che chiudono qual-
9, che comparazione . I fìccome incontrò una vol-
35 ta affai bene cantando il
Vo folcando un mar crudele ,
35 così vorrebbe un* aria lavorata fullo fleffo metr©
9, e con delle parole confimili. Se non vi vien
3, fatto di lavorarla , come ei vuole , poco impor-
3, ta , attaccheremo quella fteffa , e tutto anderà a
3, dovere . Sarà poi mio penfiero far che il mae-
3, ftro vi addatti fopra una mufìca sfoggiata e porri-
3, pofa , e affinchè fpicchi di vantaggio la di luì
9, abilità , faremo nafcere una tenzone mufìcate
3, fra la voce del cantante e un qualche frumento
a, con botte , e rifpofte da una parte e dall' altra 3
3, che farà proprio una delizia.
35 Vi metterete un folo duetto , il quale, co-
t3 me fapete É appartiene efclufìvamente al primo
N ,, no-
*94
„ uomo e alla prima donna. Guai fé veniffecano
„ tato da altri che da loro ! Nafcerebbe un dim%°
„ dio poco minore di quello che accefe in altri
3, tempi i Geminiani contro ai Petroniani per la
5, fecchia rapita . A fine di fchivar le contefe fa
9, di meftieri parimenti , che tutti i perfonaggi
*, cantino per ordine le loro ariette incomincian-
., do dal primo uomo o dalla prima donna iniìno
„ ali* ultimo , e ficcome vorrei , che vi fi mefcc*
3> Jaffe ;1 buffo , così non farebbe male un finale
„ dove tutti cantaiTero ad un tratto f Meglio poi
3, fé ci entra nelle parole un non fo che di mu-
3, lineilo , di tempera , di zuffa o di cofa , che
5, apportale gran fracaffo . Allora V orchestra bat,
S5 terebbe fuoco , e gli uditori fgu azzerebbero per
23 l'allegrezza, Egli è vero , che codefti finali raf-
s, fomigliano per !o più ad una finagoga di ebrei
9, anzi che ad un canto ben efeguito, ma nelle
3S cofe di gufto non bifogna effere cotanto fofx-
*, ftico •
3, Avrete cura di fare , che tutti gli attori
3, abbandonino il teatro dopo aver cantato le lo-
3, ro ariette , e che verfo la fine dell* Atto vadi-
„ no sfilando a poco a poco . Cotal coftume mi
5, piace affai ed è caratteriftico dell' opera, la-
„ fcio poi in voftra balìa il tirar giù a grado vo-
5, Aro l'ultimo atto; bafta che fia curto, che non
„ vi fi frammezzino arie d' impegno ,*nc decorazioni
„ importanti, e che i perfonaggi alla perfine fi
m rap,
195
,, rappattumino infleme così che ogni cofa fornif-
„ ca amichevolmente . Mi direte , che ciò non li
,? conviene , e che anzi V ultimo atto dovrebbe
„ eifere il più vivo e incalzante „ M* cotefte fono
3? fottigliezze dell' arte , nelle quali non me ne
?, intrico , Quello , eh' io { o è , che fornito il fe-
„ condo ballo , V uditorio va via , e che i fuona-
3, tori e virtuofì non vogliono più faticare .
Con tali principi , fu quali s' aggira in prati-
ca tutto 1* edilìzio dell' opera buffa , non è da
maravigliare fé i lettori non degnano di gittare
lino fguardo fui libretto , fé il poeta da fovrano 9
quale dovrebbe eifere , è divenuto ligio , e fé va
a foqquadro ogni cofa. Da quella proferizion ge-
nerale vanno efenti pochiflìmi fcrittori Se Giro-
lamo Gigli , e Glodoni hanno fatta in qiteflo ge-
nere qualche compofìzione pagabile, il loro meri-
to è comparativo , e non aifoluto , Effi non devo,
no confondere tra i Bavj o i Mevj , ma qual di-
stanza fra loro e gli Ariftofani o i Terenzj > Ma
fé V Abate Cafti applicherà a fi/Fatti lavori la fua
Vivace imaginazione, il fuo talento pieghevole, e
il fuo itile agiato e corrente ( cercando però di
^ammorbidirlo alquanto fecondo \ bifogni della me-
lodia! e mettendo un poco più di contrarlo e di
forza nelle fonazioni e nei caratteri ) avrà egli
fra poco la gloria di regnare fenza rivali fui tea-
tro buffo italiano . Mi fanno penfare in tal guifa
il Teodoro Re di Corjìca , e molto più la Grotta di
N x ZW-
i$6
Trofonio due commedie muficali di quello poeta ,
che fi fono rapprefentate nella Imperiai Corte di
Vienna , e che ci fanno defiderare di vederne for<-
tire altre molte dalla ftefla penna *
CAPITOLO QUINTO.
Azionamento [opra il Ballo pantomimico;
Della fua applicazione al Teatro .Se convenga ,
o »• j bandirlo dal melodramma .
ABbiamo finora offervati i fondamenti del
brillante edilìzio che potrebbero le belle
arti inalzare al piacere non meno che alla gloria
t3* una nazione . Non è colpa noftra fé V efecuzione
fi è trovata difconforme al difegno , e fé i pre-
giudizi hanno sfigurata nella pratica quella fubli-
me idea del bello che negli annali del gufto avea
tracciata la penna luminofa del genio . Al preden-
te retano a difaminarfì gli ornati , fra i quali il
ballo ottiene un luogo così diftinto che il pannarlo
fotto filenzio farebbe lo fteflb difetto che il tra"
lafciare fra le regole dell' architettura quelle che
infegnano la maniera di abbellire una facciata o
di render luminofo e capace P ingreffo d* un pa-
lazzo . Oltradicchè diventa oggimai tanto più ne-
cefTario il parlarne quanto che la pofTente influen-
za della imitazione francefe ha refo il ballo a
giorni no&ri quafi parte efifenziale àQÌ melodram-
ma
197
ma italiano . Però feguitando il mio folito meto-
do eh* è quello di rifalire fino ai principi a fine di
cavare più ovvie e più legittime le confeguenze,
cercherò di reftringere colla brevità e nettezza
potàbile tutto ciò che nella prefente materia ha
uno eretto legame col mio argomento ai capi
feguenti .
Primo . Dell' origine naturale e della energia
del ballo.
Secondo . Della fua applicazione e unizj al
teatro .
Terzo . Dei principali abufì introdotti nel ball®
pantomimico italiano .
Ogni paflìone interna dell' uomo fi manifeira
in due maniere o coli' azione o col fuono . La
fleffa fenfazione , che ci frappa un urlo di fpa~
vento o un grido di gioja , ci fpinge a fare ezian-
dio certi determinati gefti analoghi alla natura
dell' affetto che ci predomina . Se I' apprensione e
d'un male i muovimenti del corpo fono diretti a
slontanarlo lungi da noi , come fi cerca con ogni
sforzo di avvicinarlo qualora fi crede di ritrovar
in quell' oggetto la propria felicità • V uno e
P altro è flato dalla natura con mirabile provedi-
mento ordinato . Negli affetti di gioja i fegni
efterni fervono a comunicare coi noftri fimili par-
te di quell' allegrezza che tanto giova a rinferra-
re i vincoli dell' amicizia . Negli affetti di fpaven-
to o di msftizia fervono effi ad eccittar in noftro
N 3 ajuto
198
ajuto T altrui- commiferazìone facendo vedere $
che ci fovrafta un qualche pericolo . Si vede adun*
que , che 1' origine naturale del ballo e del canté
è la fteifa , che 1' iftinto ( quella facoltà indifEni-
bile , ma vera , che negli efferi fenfibili è il fup-
plemento della ragióne) è la cagiórì ptodutrice
dell' uno è dell' altro , e che ficcome i fuóni inar-
ticolati della voce umana fono là materia elemen-
tare della melodia , così le attitudini della flfio-
nomia e del corpo fonò$ a così dire 3 la materia
primitiva della danza .
Ma non qualunque aggregato di fuoni è uri
canto , riè qualunque ferie di attitudini è un bal-
lo . Gli accenti fcompofti e fuori di regola nòri
formano modulazione nella ftefTa gùifa che i gefti
fuori di mifura non formano cadenza ^ Gli uni é
gli altri per coftitiiire un' arte hanno bifoghò d'ef-
fere imprigionati fra certe leggi inalterabili e fé*
vere , le quali fonò le medefime per la danza che?
per la mufica . La comparazione fra il Cantò e il
ballo può condurli ancora più avanti i V è uri
canto naturale e un canto imitativo < Nel prime*
chi canta non ha altro difegno* che di eccitar in
fé fteffo o in altrui quel diletto mecanico che ri-
fulta dalla dolcezza inerente a qualunque tuono *
Nel fecondo raccogliendo gli accenti precifi della
voce umana in qualunque fituazione àeìV anima ,
prende a rapprefentarli con efattezza , tendendone,
fé occorre 3 una lunga azione. Dell' uno e dell*
al-
199
altro molto fi è parlato in queft* opera . Così due
forta polliamo confederare di ballo . Una dove
P uomo non ha altro difegno che di ballar per
ballare ^ cioè di efeguire certi falti regolati o per
manifestare la fuà allegrezza , o per moftrar il brio
e T agilità della perfona , o per porre in movi-
mento i Tuoi mufcoli intorpiditi dall' ozio fover-
chio i Quefto ballo fenz' altro fine riflesso fi chia-»
ma propriamente danza ed è quello che s' ufa nei
feftini $ nelle accademie i e nei domeftici dippor-
tì . L'altra forte fi è quando chi balla j non con-
tentandoli del piacer materiale della danza 3 pren-
de ad efeguire un intiero foggetto favolofo 3 bo-
rico o allegorico efprimendo coi pafli figurati de*
piedi é coi varj atteggiamenti del corpo e delle
braccia , è coi tratti animati della fifionomià tutta
la ferie di fituàzioni che fomminiftra l'argomento
nello fletto modo che la efprime colla voce il can-
tore s Queftà feconda maniera di ballare fi chia-
ma pantomimica j la quale coftituifce Urt linguag-
gio muto di azione inventato dalla umana fagaci-
tà affine di accrefcer la fomma dei rìoftri piaceri ,
e di ftabilire fra uomo e uomo un novello fini-
mento di comunicazione indipendente dalla pa-
rola s
Noi ignoriamo fino a qua! grado di energia
potrebbe condurfi un fìffatto finimento, ma havvi
ogni apparenza di credere , che fé gli uomini non
aveflero fvillupato giammai 1' organo della voce t
N 4 ne
20*
né inventata l'arte della parola , l'idioma de' geftì
perfezionato dal bifogno , e avvivato dalle pacio-
ni avrebbe potuto comodamente ftipplire ali* una
e all' altra . La fperienza ci fa vedere , die i fan-
ciulli, non fapendo ancora articolare gli accenti,
trovano pure il fegreto di farfi intendere a mera-
viglia dalle loro nutrici , e V educazion ragiona-
ta , onde fono capaci i muti nati , pruova con
evidenza che la natura non ha riabilito su quefto
punto verun impreteribil confine , e che un fen-
fo potrebbe acconciamente far le veci d* un altro •
La ftoria irroltse ci infegna , che il linguaggio
primitivo de* popoli fu dappertutto più d* azione
che di parole comporlo , e che dalla ufanza ap-
punto di parlar agli occhi acquiftaron le loro efe
preflìoni un carattere di forza, cui tenterebbe in-
darno agguagliare 1' artifiziofa e per lo più ineffi-
cace verbosità de' noftri più rinomati oratori ,
Tarquinio , il quale in vece di rifpondere all'
ambafciatore de* Gabinj , lo mena nel proprio
giardino , e alla fua prefenza recide fenza prof-
ferir parola la fommità de* papaveri , che grandeg-
giavano fopra gli altri : Dario Rè dei Perfi , che
etfendofi inoltrato nella Scitia con intenzione di
muover la guerra a que' popoli , fi vede comparir
avanti da parte loro un araldo , che gli appre-
fenta una rana , un topo , un uccello e cinque
freccie , e poi fi diparte fenza pronunziar un fo]
motto : Il famofo levita di Efrain s il quale vo-
101
lendo vendicar la morte della fu a fpofa barbara*
mente trucidata da certi Ifraeliti della tribù di
Beniamino , taglia 1" amato cadavero in dodici par-
ti, ed una ne manda in regalo a ciafcuna delle
dodici tribù per eccittarle con sì feroce eloquen-
za alla comune vendetta : 1/ Indiana defcritta da
un poeta orientale , che interrogata dall' amante
chi fìa il fortunato oggetto de* fuoi frequenti fof-
piri, e obbligandola il pudore a tacere mentre
P ardenza de' fuoi defiderj la fprona a manifeftar-
lo , prende fenza dir parola un lucidiflìmo fpec-
chio , e T affaccia inanzi a chi le avea fatta la di-
manda : V altrettanto bella quanto incontinente
Frine , che vedendo i giudici dell' Areopago non
eflere in fuo favore dalla aringa d' Tperide abba-
stanza common*? , s* inginocchia avanti loro , fi Arac-
eia i veli che le ricoprivano il feno , offre ai loro
fguardi una candidezza abbagliante , e per la muta
facondia di due perfuafìve oratrici fi vede aflbluta
dal delitto d' irreligione nel più rigido tribunale
della Grecia : I Salams ovvero fia fpecie di muta
comunicazione inventata nei ferragli dell' oriente ,
h quale confitte nel mandarfì a vicenda in regalo
un naftro , un pannizuolo , o qualche altra cofa
triviale , ma che avendo nella fua piegatura e con-
figurazione divedi pattuiti lignificati , ferve a tras-
portare da un luogo all' altro tutti gli arcani della
galanteria , fenza temer la gelofa vigilanza dei
mariti ; mille altri efempj di quella natura 9 de' qua*
ìi abbonda non meno la facra (*) che la profana
ftoria , pruovano , che non v' è fentimento , non
v' è paflìone che non pofla dipignerfi alla fantafia
con più vivaci colori , per mezzo della viltà che
per mezzo dell* udito . E fé non tenieflì diffonder-
mi troppo in Una materia , eh* è il fondamento del
diletto , che ci procurano tutte le belle arti , fa-
rei ancora vedere i che P afeofa origine del piace-
re che certi tratti arredano nella mufìcà 6 nella
poesìa e nella eloquenza ,ènel linguaggio d'azio-
ne principalmente riporta ; che ciò , che rende
eloquenti i quadri oratorj o poetici è V arte di ra-
dunare in una fola idea più immagini $ le quali
rapprefentino muóvimentò , come la maniera di
render la mitfica efpreffiva fi è quella di far fenti-
re la fucceflìone regolata de' tuoni e del ritmo;
che la forza di certe lingue maflfmàmente delle
orientali deriva dall' accennato principio t oflerva-
2Ìoni, che può farfì ancóra nello ftile de* più gran-
di fcrittori antichi e moderni, la magia del quale
allora è portati» al maggior grado quando le pa-
role e le idee fanno V effetto dei colori .
C' è non per tanto 1' eloquenza de* gerii, co*
pie cs è l'eloquenza de' fuoni ,- e la maniera di
renderla efficace quanto fi può farebbe quella d'ap-
\ pli-
(*) Veggafi r Opera del celebre V^iburthoa
Zn^Icfe, che ha per titolo Saggio [opta i Geroglifici,,
§ § 8, e j,
205
faticarla all' efercizio delle paflioni utili alla focie*
tà , o ai motivi che intereiTano generalmente il
cuore umano ; pofciachè i mezzi in apparenza più
triviali polfono fra le mani d' un legislatore filo*
fofo divenire molle poifcnti di rinforzo nel gover-
no degli flati e nella politica * I greci , che fep-
pero tutto inventare e perfezionar tutto, i greci,
che non lafciarono inoperofa veruna facoltà del
corpo 0 dello foiritó , i greci che fecero fervire
fino i proprj divertimenti agli oggetti più rifpet-
tabiìi è più fublimi , i greci in fommà quel popò-
polo eftraordinario , il cui nome io non poffo leg-
gere he nominare fenza ehtufiafmó , intefero così
bene quèfto gran principio * che non temettero dì
doveir effere accufati di leggerezza divinizzando,
eccome fecero , la danza e applicandola poi infierii
colla mufica è la poesìa alla politica , alla educa-
zióne pubblica , alla guerra è aì culto religiofo •
Come gli Dei , e gli Eroi furono tenuti poeti e
ìftufici cosi furono ancora tenuti ballerini ♦ Balla-
va Venere i Ebe , e le Grazie : ballavano Caftore ,
Polluce j e Minerva : ballarono Tefeo , Pirro ,
Achille e tanti altri , e perfin colui , che al dettp
di Cicero né chiamò la filofofia dal cielo , colui
che dall' oràcolo fu riputato il più faggio fra gli
uomini j il maefiro di Efchine , di Platone , e di
Senofonte, in una parola il graviffimo Socrate eb-
be fama di bravo danzatore . Quefta , che nelle
noftre idee tanto diverfe da quelle fembra una pro-
ài-
a©4
frituzione della filoforTa, veniva accompagnata da
un altra fpezie di proftituzione in apparenza più
fcandalofa . Non folo adoperavano i greci la danza
come un atto di religione , o come un incentivo
all' amor della patria , non folo fi danzava nell'
entrare in una battaglia per accender*! al coraggio ,
nel fortire di effa per ringraziare gli Dei , d' in-
torno al talamo conjugale per augurare la fecon-
dità , nella paleftra per indurarfì alla fatica , nelle
campagne per implorare dai Numi 1' abbondanza
delle raccolte , fra le mura domeniche per educa-
le la gioventù e in mille altre occafìoni , ma era-
vi ancora una danza chiamata della Innocenza do-
ve le donzelle di Lacedemonia ballavano affatto
ignude e divife in più cori inanzi al fìmolacro di
Diana fotto gli occhi della gioventù mafchile e in
prefenza del rifpettabile magiftrato degli Efori, il
quale autorizzava colla fua compoftezza e tacitur-
nità uno fpettacolo così ftrano . Gli occhi noftri lo
ritroverebbe no fenza dubbio biaflmevole 5 né io vo-
glio in modo alcuno giuftifìcarlo avendo la fortu-
na di profeffare una religione non meno rifpetta-
bile per la purità della fua morale , che veneran-
d a per la fantità ineffabile de' fuoi dogmi ; ma ri-
guardandolo unicamente con occhio politico , né
potendo argomentare dalla profonda fagacità del
legislatore di Lacedemonia , che un si bizzarro
coftume foffe privo d* ogni ragion fufficiente che
rendeffe non fole utile ma legitima la fua iftitu*
ai©*
2Ìone, bifognerà confeffare, come dice un mo-
derno filosofo , il quale aveva V anima Spartana e
le vifte di Platone , che V ufanza , di cui fi tratta, ,
conveniva folamente agli allievi di Licurgo i che lx
&ìta frugale e laboriofa , il coftume puro e [evero , /«
loro naturale robujlezza d' animo erano qualità e cir-
coflanze atte a render innocente uno fpettacolo così
firavagante per qualunque popolo non d* altre virtk
pojfeditore che della fola decenza .
I Romani meno feniìbili che non Io erano i
greci ai piaceri dello fpirito oltre Y applicazione
che fui loro efempio fecero della danza propria-
mente detta ad alcune iftituzioni religio/e e poli-
tiche , furono ancora i primi a introdur fui teatro
la danza pantomimica. Dico , che furono i primi,
poiché febbene trovinfì fra i greci fumferiti alcu-
ni gefti efprimenti un qualche fatto , ciò non ottan-
te l' idea d* una intiera commedia o tragedia rap-
prefentata da capo a fine fenza il foccorfo delle
parole e col folo ajuto dell' azione non fu cono*
fciuto per la prima volta fuorché in Roma fotto
il comando di Augurio . Il mio metodo non mi
permette il trattenermi a narrare i progredì di
quei*' arte fotto gì' Imperatori , né i miracoli de'
celebri pantomimi , che tanta impresone fecero
fu i Romani, e sì pericolofa influenza ebbero folla
loro libertà e su i loro coftumi . L'Abate Du Bos, (*)
il
(* ) Reflcxions fm la poesìe et la peiatirrca
%o6 '
fi Caliacchi, (*) e il Chaufac (**) appaghe-
ranno ampiamente la curiofità di coloro che di
fapere più oltre ayeffero vaghezza . Tutta*
vìa (lue cofe relative al mio alTunto meritano di
cfiere rilevate . V una P evidenza di efpreffione
che conferva vano i pantomimi non ottante la (om-
nia difficoltà 3 che dovevano fentire nel rapprefen?
te , efiendo privi dell' ajuto degli occhi e della
fìfìonomia a motivo della maschera , onde , come
fa ognuno , aveano coperto il volto . L' altra V ener-
gia del ballo pantomimico riconofciuta perfin nel
guaito che dava ai coftumi ? e nell' ofcurar eh?
fece la tragedia e la buona commedia con ogni
altro fpettacolo drammatico più giudiziofo . La pru-
ina delle accennate ofleryazioni è diretta a far
vedere di qual perfezione farebber capaci fra poi
le arti pantomimiche avendo mezzi più efficaci chf
non avevano eflì per ben riufeiryi . La feconda
può far temere una forte uguale per )• odierna
mufica e l'odierna poesìa qualora fi lafci aj balle?
una illuminata licenza fui teatro fenza reflringerr
lo fra quei cancelli, che preferivono il buon gufto.
e la fana filofofia . Ma quali fono codefti cancelli è
Tempo è ora mai di venire a disaminarlo •
La
(*j De Ludis fccnicis •
(**; Tiaitè hiltoiìquc fui la danfe.
1©7
la pantomima può efTere confìderata fotto due
yehzioni differenti. La prima inquanto è un arte
rapprefentativa fomighante alla poesìa e alla uni-
fica . La feconda in quanto viene applicata ai me-
lodramma o come parte epftitutiva di elfo e coli*
azione intimamente conneija , Jo come facendo
claflTe di per fé qual femplice intermezzo frappofto
tra atto ed atto 9
Confìderata in genere come un arte rapprefen-
tativa la pantomima è prscifamente foggetta alle
leggi ftefTe alle quali foggiacciono tutte le arti
d'imitazione, cioè di dare alla fpecial materia,
che fcelgono effe come linimento tutta la poffioile
fomìglianza coir oggetto , che vogliono imitare .
Così perchè la danza rapprefenta le azioni umane
per mezzo de? muoyimenti e de' gefti, 1* arte del
bravo pantomimo confìtte nel fare che i fuoi gefti
e i fuoi muoyimenti efprimano con tutta la verità
ed evidenza compatibile coi principi dell' arte fua
P originale prefo a rapprefentare . Ditti a bella
pofta con la verità ed evidenza compatibile coi prin-
cipi dell* arte fua affine di prevenir il fonYma di
coloro , che indicate vorrebbero nella imitazione
delle belle arti tutte quante le particolari circo-
stanze del vero , fenza riflettere che 1' oggetto di
quelle non è la femplice natura , ma la bella na-
tura , e che T arbitraria non meno che ftitica teo-
ria di quei pretefì fìlofofanti sbandirebbe ogni pia-
cere ed ogni decenza dal teatro , facendo appa-
rire
aoS
me in un ballo per efcmpio , di villani o dì ma-
rinari avvolti i danzatori fra le fquallide vefti ,
coi muovimenti fcompaffati e colle maniere rozze
ed improprie, che realmente in fìmili perfonaggi
s' cflervano . E ciò (otto pretefto di efatta raifo-
miglianza fra F imitazione , e V imitato .
Dalla neceflìtà che ha la danza di effer vera
e conforme nafce in lei altresì la neceflìtà di elfer
chiara e dipinta . Non bafta che il danzatore fac-
cia dei gerii e delle attitudini ; bifogna che i getti
abbiano un fenfo e le attitudini un ngnifìcato , il
quale, efiendo dagli fpettatori facilmente compre- lori
io , faccia loro nafcer torio in mente F immagine
della cofa che vuolfì rapprefentare . Senza querto
requifito eflenziale F idioma de* gefti è fimile ap- ordii
punto ai fimboli degli antichi egiziani, ovvero a pref
quelli in intelligibili caretteri trovati dal celebre: w#
Maupertuis nei fuoi viaggi alla Lapponia . (*) Ogni è a
fentimento del cuore umano , ogni slancio di paf- fcen
fione ha , come dice Cicerone , i fuoi tratti cor-
yifpondenti nel volto , nella voce , e nelF atteg-
giamento .(**,) Il faperli afferrare e il combi-
narli fra loro , formando una ferie ragionata , è
quello che coftituifce il vero linguaggio d* azione ,
Se nella ferie accennata fi trovano dei muovimen-
ti
ti &
o t'i-
ria,
|1(
tip,
ria,
l * ) Vedi lettre* fur la. Laponie .
( **) Otnnis motut animi fuum habtt * naturtm
vulturi & fonami & gefinm •
409
ti c^e m' imbarazzano o perchè nulla lignificano,
o perchè hanno una firnificazione ideale , arbitra-
ria , non fidata dall' ufo e dalla convenzione , o
perchè non fono abbafianza connefiì cogli antece-
denti, e coi posteriori , o perchè diftornano la mia
attenzione dalla idea principale, o perchè fi di-
ftruggono a vicenda e fi contraddicono ; il linguag-
gio della pantomima è non folo cattivo , ina
ai fine delle arti imitative perfettamente contra-
rio *
Quindi le qualità generiche richiefie nel bal-
lo rapprefentativo fono le ftefle che efigono le
azioni drammatiche e gli argomenti della oratò-
ria . Debbe cioè apparire la danza una , varia ,
ordinata , conveniente , e patetica . Una , che rap-
preienti cioè un unica azione principale fenza di-
vagarli in epifodj inutili e fuori di luogo , facen-
do anzi che tutte le fortite e le entrate , tutte le
feene e le mofle corrifpondano ad un folo ogget-
to. (a) Varia, che fenza cangiar il piano gene-
rale dell' azione fappia fvegliar negli animi degli
fpettatori la novità che nafce dai divedi incidenti
è fomminiftrati dall' argomento . ( b ) Ordinata , che
prefenti le fituazioni in maniera che le ultime cofe
O fi
( et, ) Dengue fit quodvis fimpltx dumtaxat > &
unwm ? Oraz.
ih) Utecebrh trut , & grfitttm novhate morati'
4tts,
aro
fi confaccino colle prime , e quefte colle medie e
colle ultime, (a) Conveniente , che nell' addatta-
jre ai personaggi i rifpettivi gefti abbia fempre in
vifta P indole della paffìone , i caratteri , il tem-
pò , il luogo e le circo ftanze. (b) In fine patetica
cioè , che così acconciamente dipinga i movimenti
proprj dei varj affetti umani , che lo fpettatore
ila corretto a rifentirli in fé ftefìb . ( o) V ultima
circoftanza è più d' ogni altra legge neceffaria alla
pantomima , perchè non avendo verun altro com-
pente, qualora non efpnma una qualche fituazio*
ne viva dell' anima , effa non lignifica niente . La
ragione fi è perchè nell'una operazione dell' uomo
porta feco un geflo animato e imitabile fuorché la
pafiiorse . Un re che parla pofatamente , un filo-
io fo che filogizza ( e in quefti efempj fi raechiu*
dono tutti gli altri di fimil genere ) non fono mo-
delli opportuni per un danzatore. Le fmanie di
Merope , le lagrime di Andromaca , P iracondia d*
Achille , le tenerezze di Ariftea , il furore di Ore-
ite , P anfìetà d' Ipermeftra , e P abbandono di
Armida ; ecco i gran fonti del getto umano e per
conseguenza della pantomima »
€o-
( a ) Primo ne medium , medio net difcrepet
imum .
{ b ) Reddcre per fon* fcit convenienti * cuique <
(\c ) Et cuocumqu-e voles &n*mum «.uditovi i agunto «
Orazio Art. poct.
Cóme la poesìa ha i fuoi diverfi ftili così gli
ha parimenti la danza , e i vizj e le virtù di en-
trambe vengono regolati cogli flefifì principi *
Attitudini fcherzofe e feftevoli nei balli buffi, nei
tragici animate e terribili , maefìofe e gravi nei
ferj , vaghe e femplici nei bofcherecci , vezzofe
e dilicate negli amorofi , regolari , ed eleganti in
tutti ; quefti fono i requ.ifiti dello itile nella pan-
tomima . S' aggiunge come prerogativa effenziale s
che debbano eflere aggiuftate , perfpicue e fcelte .
L* aggiuftarezza richiede , che fi dia alle cofe il
lor genuino colore .fenz' alterarle per ecceifo o per
difetto , acciocché il danzatore non incorra neila
taccia di colui , che cita Luciano , il quale facen-
do Aiace furiofo fi trafportò in modo e cagionò
un tale fcompiglio in teatro che fi farebbe detto,
che non contrafaceva il furiofo , ma che lo era •
(*) La perfpicuità vuole , che ogni gerto efprma
con nettezza e precintone ciò che vuol rappreten»
tare affinchè lo fpettatore non fia indotto in ab-
baglio . La mancanza di quefta virtù rende fimile
la efpreifion pantomimica alle fofche nebbie , che
addensandoli su una valle, ne tolgono alla'vifta
ogni vaghezza . La fceltezza efige che il danzato-
re, non contentandoli di cavar dal fuo corpo 1
snuovimenti ovvi e comuni , fi fludi di fvegliare
€ mantenere la fofpenfione con quelle moife inaf-
O 2 pet
(*; Dialogo della dama.
Ili
pettate , e decifive così atte a produrre il loro
effetto , e che fono il frutto più pregiato dello
Audio e del genio . Bello è il wpprefentarmi Ga-
latea nelP atto che fcherzevolmente colpifce col
pomo V innamorato Paftorello ; ma la danzatrice
Tion avrà altro merito che quello d'una imitazio-
ne volgare fé non mi fa vedere ancora quel mi-
ito di ritrosìa e d' amabile petulanza , quegli in-
viti fìgnifìcati in aria di ripulfa , quel chiaro e
facile rifo interprete non dubbio degli afcofì de-
fiderj , in fomma queir inefprimibile atteggiamen-
to della ninfa , che fugge verfo il bofchetto , e
fuggendo cerca di elfere più attentamente guar-
data. (* )
Dal femplice abbozzo efpofto finora fi vede f
che 1' arte pantomimica è capace di teoria ragio-
nata al paro delle altre facoltà , e che potrebbe
acconciamente fcriverfi la retorica e la poetica
de' ballerini , come Ariftotile e Orazio hanno
fcritto quelle de* poeti e degli oratori . Ma lafcian«
do cotal impegno ( più utile e di maggior confe-
guenza , che non fi crede comunemente ) ad altri
fcrittori più profondi , palliamo a difaminare qual
ufo poffa farfi della danza nel melodramma i
In
(*) Mdìo me Gàlatea petit form fa putiti ,
Et fugìt *d falìces, & fé cupit ante vederi
Virgil. Eg, *.
ai*
In tre maniere può quefta entrare in imo
spettacolo teatrale o accompagnando coftantemente
la poesìa per tutto il tempo che dura 1* az;one ,
o in qualche determinata occafione foitanto , * o
come un intermezzo frappofto nel fìlenzio degli
atti.
L' unione delle belle arti e il frattellevole
combaciamento , che hsnno infìeme la danza , la
poesìa e la mufica ergerebbe forfè 1* applicazione
del ballo nella prima maniera , e così è fama che
faceflero gli antichi , appo ì quali le intiere a?io-
ni tragiche o comiche fi cantavano , fi fuonava-
no , e fi ballavano nel medeiimo tempo da un fo-
lo ed unico attore ■. Ma flffatto fiftema efeguibile
forfè per «poco tempo e mentre gli fpettacoli era-
no fui nafcer loro non poteva continuare allor-
ché divennero effì più lunghi e più complicati .
Così tanto i greci che ì latini fi videro aftretti a
fciogliere quella rigida alleanza delle tre arti di-
itribuendo in diverfe perfone le molteplici incom-
benze, che dianzi erano affidate ad una fola •
S' ignora chi foffe il primo nella Grecia a Separa-
re la pantomima della poesìa ; preffo a* Romani
fu il poeta Livio Andronico , il quale facendo ,
fecondo il coftume di quei tempi , da attore nel-
la fu a commedia fu forzato dal popolo a ripe-
tere diverfe volte alcuni pafTaggi favoriti ; per lo
che ottenne la permiflìone di foftituire in fuo
luogo uno fchiavo 9 che cantaffe il poema infìeme
col
214
eoi muficò mentre egli medefimo rapprefentava la
fleffa azione col gefto muto . ( * ) In progreffo di
tempo anche quella ufanza fu levata via , e la dan-
za non accompagnò più la tragedia fuorché nei
cori , o in qualche fcena particolare . Ciò eh' elfi
fecero moti! dalla nc:em*tà , non potendo più reg-
gere alla fatica , è flato poi confermato dalla efps-
rienza e dalla fana ragione « \
$mt ad Tomo Seconés*
) Tito Livio Kiftor. Lib. 4#
Errori,
(
"orr elioni 1
Pag. 6 lin. ult.
puees
putes
8 lin. ult.
te.
al
ii lin. penult
, cacceranno
cacceranno
Ivi. lin. ult.
li
il
ai lin. 17.
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lentezza
ivi. lin. 11.
intrecciamenti
intrecciamentc
2,5 lin. 21.
V idea
le idee
31 lin. 6e
pacque
piacque
33 lin. ult.
reci
Greci
41 lin. 1$,
da varj
di varie
43 lin. ult.
i
il
45 lin. penult
.De
Del
51 lin. 11.
dimenerebbe
difcernerebbe
6<j lin. 11.
trocando
troncando
138 lin. 19.
fperare s
Separare
151 lin. 24.
principi
principi
177 lin. 25.
ragione
regione
194 lin. 13.
zuffa
zuffa
3&6 lin* 2i9
illuminata
illimitata